Reflex

Le reflex? Dinosauri scampati all’estinzione

In un mondo tecnologico sempre più schiacciato e ultrapiatto, le reflex rappresentano una vera e propria anomalia. Ma per quanto ancora i fotografi saranno disposti a portarsi appresso questo fardello?

Metteteli di profilo, uno a fianco all’altro: un televisore, un computer portatile, un tablet, uno smartphone e una reflex di ultima generazione. Notate niente? Sì, c’è un intruso. Un elefante nel bel mezzo di una parata di gadget anoressici.

Non è bastata la rivoluzione del digitale, la miniaturizzazione, l’avvento dei microchip, delle nano-tecnologie e di tutte le altre innovazioni che hanno reso ultrapiatti i nostri accessori tecnologici.

Nel 2013 le macchine fotografiche – o, meglio, le macchine che piacciono agli amanti della fotografia di qualità – sono ancora degli oggetti mastodontici. Dinosauri sopravvissuti all’estinzione.

Negli ultimi 40 anni abbiamo visto scomparire – o comunque stravolgersi nella fisionomia – tutti gli oggetti voluminosi del nostro vivere quotidiano: i televisori e gli schermi CRT, le macchine per scrivere, i giradischi e i mangiacassette, i PC, i telefoni.

Ma le reflex no. Le cosiddette SLR (single-lens reflex), pur vivendo a pieno il passaggio al digitale (da qui l’acronimo DSLR) rimangono ancora dei dispositivi profondamente “catodici”.

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Questione di fisica, o meglio, di ottica. Le reflex, come sanno tutti, non possono prescindere dalla presenza dello specchio posto dietro l’obiettivo, e dal pentaprisma/pentaspecchio. È grazie a questi voluminosi componenti che ancora oggi milioni di fotografi possono avere un mirino che riproduce fedelmente la stessa immagine “vista” dall’obiettivo.

Senza scendere troppo in tecnicismi, si potrebbe dire che quando si parla di fotografia, l’elettronica arriva fino a un certo punto. Poi intervengono altri fattori sui quali c'è poco da rimpicciolire.

È vero, esistono le compatte a ottiche intercambiabili, le cosiddette "mirrorless", fotocamere che sfruttando la presenza di un mirino elettronico sono in grado di ridurre in modo drastico gli ingombri del corpo macchina. Ma si tratta di un artificio che ancora non convince i puristi della fotografia. Che vivono come un compromesso (se non addirittura un handicap) l’idea di avere davanti agli occhi un simulacro della realtà anziché un’inquadratura reale. Tanto più se si considera l’ineluttabilità degli obiettivi, componenti che per quanto comprimibili (vedi i cosiddetti pancake) non possono prescindere dallo sviluppo in profondità, soprattutto quando devono spingersi sulle lunghe distanze.

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Già, ma per quanto ancora può durare questa anomalia evoluzionistica? L’impressione è che le reflex non avranno vita facile. A minacciare la loro sopravvivenza non c’è solo l’affermazione delle mirrorless  (che in nazioni come il Giappone rappresentano la metà del mercato delle fotocamere a ottiche intercambiabili) ma anche un diverso modo di intendere la fotografia.

Negli ultimi anni – complice l’enorme diffusione dei social network – stiamo assistendo a un mutamento radicale nella fruizione delle nostre foto. Se dieci anni fa i nostri scatti migliori venivano stampati e appesi a una cornice da inchiodare al salotto, oggi preferiamo girarli con un clic ai nostri amici di Facebook.

Un approccio completamente diverso che sta trasformando anche il valore dei nostri strumenti fotografici. Se un tempo la macchina migliore era quella che ci consentiva di avere la qualità migliore da stampare, oggi ci serve qualcosa piccolo, facile da trasportare ma soprattutto in grado di accorciare il tempo che intercorre fra lo scatto e la pubblicazione online.

Certo, il fotografo di professione, o comunque l’amatore esigente restano ancora legati a tutti quei piccoli e grandi dettagli che fanno di una fotocamera una buona fotocamera. Ma l’uomo della strada, quello che bada al sodo, no. Sapete qual è la fotocamera più usata dagli utenti di Flickr? L’iPhone.

E insomma, vista l'impossibilità di farsi piccole, pare chiaro che le reflex debbano gioco forza "imitare" gli smartphone tuttofare almeno per ciò che riguarda la possibilità di connettersi a Internet e condividere le foto in tempo reale.

Il rischio, altrimenti, è di rimanere sempre più confinate in un segmento di nicchia: quello dei professionisti e di tutti quei foto-amatori che per nulla al mondo acquisterebbero un oggetto tascabile al posto della loro gigantesca, pesantissima, ma ineguagliabile reflex.

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