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Lytro Illum, come funziona la fotocamera che cambierà il nostro modo di scattare

Un innovativo sistema di elaborazione consente di scegliere il punto di messa a fuoco (e non solo) dopo lo scatto. Trasformando la foto in un oggetto dinamico ed esplorabile

Ammettiamolo. Le tante innovazioni snocciolate dai produttori di macchine fotografiche in questi anni ci hanno fatto certamente godere ma non hanno rivoluzionato il nostro modo di scattare. È vero, è arrivato il digitale, la connettività a bordo camera, i sensori sono diventati iper-sensibili e i sistemi di elaborazione elettronica sempre più potenti e sorprendenti. Ma il principio di funzionamento delle fotocamere di oggi non è molto diverso da quello delle macchine di 200 anni fa. Oggi come allora il fotografo deve posizionarsi davanti alla scena, mettere a fuoco e scattare.

Ecco perché l'annuncio di una fotocamera che elimina il fuoco (o, perlomeno, elimina la messa a fuoco così come l'abbiamo intesa finora) sta facendo il giro del mondo.Lytro Illum, questo il nome del la nuova fotocamera, arriverà in estate (al prezzo di circa 1500 dollari) e viene definita dai suoi creatori come la macchina che cambierà il nostro modo di fotografare.

PRIMA SCATTI POI METTI A FUOCO
L'idea di fondo è quella di trasformare lo scatto in qualcosa di dinamico, capace cioè di essere modificato – nel fuoco, ma non solo – anche dopo il fatidico clic sull'otturatore. Merito di una tecnologia sulla quale si lavora da oltre due decenni ma teorizzata nelle sue fondamenta fin dai primi del Novecento.

Si chiama light-field (letteralmente "campo di luce") e di fatto sovverte i fondamenti stessi della fotografia: anziché misurare il colore e l'intensità con cui la luce colpisce il sensore, qui si fa in modo che la luce passi attraverso una fitta schiera di lenti (circa un centinaio nel caso della Lytro Illum) per comprenderne le variazioni di direzione. Un escamotage grazie al quale la fotocamera è in grado di capire con precisione quanto dista la sorgente di ogni fascio luminoso e dunque di avere una percezione delle tre dimensioni, proprio come l'occhio umano.

LA FOTO DIVENTA ESPLORABILE
L'obiettivo, intendiamoci, non è quello di avere una foto 3D, bensì un'immagine capace di essere esplorata in tutte le varie componenti che di norma vengono fissate a priori prima dello scatto, dal fuoco allo zoom, dal panning alla prospettiva. Chi fotografa, questa è la promessa di Lytro, non dovrà più preoccuparsi di studiare l'angolo di inquadratura, la messa a fuoco, la prospettiva; dovrà semplicemente riprendere la scena nella sua globalità per poi dedicarsi in un secondo momento alla scelta dei dettagli. Anzi, saranno gli stessi fruitori dell'immagine a farlo: il progetto Lytro, infatti, comprende non solo la macchina ma anche il software da utilizzare per vedere le foto e gestirne le variabili di scatto.

Qui sotto un esempio di come una foto scattata con la nuova Illum possa essere letteralmente esplorata in termini di fuoco (clic singolo per cambiare il punto di messa a fuoco), fattore di ingrandimento (doppio clic per lo zoom) e prospetiva (clic & drag per spostarsi sul piano prospettico).

 

UNA TECNOLOGIA CHE FA GOLA A TUTTI
Non è la prima volta che Lytro prova a fare irruzione nel mercato di massa. Già due anni fa l'azienda americana aveva fatto parlare di sé con un altro modello dal funzionamento simile ma dalla qualità fotografica piuttosto scadente, che è un po' come se uno smartphone riuscisse a fare il caffè ma non le telefonate.

Ora però tutti i difetti sembrano essere stati limati con l'uscita della nuova Lytro Illum, fotocamera di livello decisamente più elevato (nel sensore, nell'obiettivo, nel processore di immagini e anche nel prezzo) studiata per convincere anche i puristi della fotografia a cimentarsi in una nuova esperienza di scatto.

Ma l'ipotesi più suggestiva è che la tecnologia Lytro viva anche al di fuori della Illum, grazie a tutti quei player tecnologici che ne acquisteranno il brevetto. Il pensiero va ovviamente ai produttori di smartphone, protagonisti negli ultimi mesi di una serie di esperimenti – più o meno riusciti – per offrire agli appassionati di fotografia quel senso di profondità che fino a ieri sembrava una pura illusione.

 
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