Wetzlar, non è proprio la prima città che ti viene in mente quando pensi al futuro, al progresso, all’innovazione. In questo piccolo e tutto sommato modesto centro della Germania Centrale, a una cinquantina di chilometri da Francoforte, il tempo si sarebbe fermato ai tempi di Goethe e ai dolori del giovane Werther se non fosse stato per Ernst Leitz, colui che a metà dell’800 piazzò il primo mattone di quella che sarebbe diventata nel 1914 Leica AG, la Ferrari delle macchine fotografiche.

Innovazione si diceva. All’interno dell’avveniristico quartier generale di Leica, nel bel mezzo di Wetzlar, non si parla d’altro. Del resto per una società che ha legato il suo nome ad alcuni degli scatti più iconici della storia della fotografia degli ultimi 100 anni (guardare fra gli archivi di Alberto Korda, Nick Út, Robert Capa e Alfred Eisenstaedt, giusto per farsi un'idea), il rischio di rimanere schiacciati sotto il peso di un passato così ingombrante è sempre dietro l’angolo.

Leica SL - 2

Una veduta del quartier generale di Leica AG, a Wetzlar – Credits: Roberto Catania

Attacco alle reflex
Sarà forse per questo che da queste parti il lancio di ogni nuova macchina fotografica è un momento piuttosto sentito, quasi catartico, un’occasione per ragionare sul futuro della fotografia più che sulle caratteristiche del singolo prodotto. Così vedendo la nuova Leica SL si rimane quasi spiazzati nello scoprire che c’è vita dopo la serie “M”, che si può mettere un piede nella tradizione e l’altro nell’evoluzione senza sembrare kitsch o démodé.

Di cosa stiamo parlando? Di una mirrorless full frame che strizza l’occhio al fotografo che non deve chiedere mai, quello che fino a ieri puntava deciso verso le varie ammiraglie giapponesi - come la Canon D1x, la Nikon D4S o la Sony Alpha 7 per rimanere nel filone delle macchine senza specchio - ma che in cuor suo avrebbe sempre voluto passare a una Leica, se solo si fosse presentata l’occasione giusta. Ebbene, l’occasione è arrivata e ha il volto di una macchina imponente (850 grammi il peso del solo corpo), più vicina ai canoni di una reflex che non a quelli della classiche compatte a ottiche intercambiabili che ciondolano dal collo degli street photographer.

Leica SL

Senza specchio ma con un mirino da favola
Ma a pesare sono più che altro le specifiche tecniche della macchina, costruita intorno a un collaudato sensore full frame da 24 megapixel (lo stesso della Leica Q). Ci sono almeno tre valori che balzano all'occhio: gli 11 fotogrammi al secondo di raffica in modalità scatto continuo; i 50000 ISO di sensibilità massima settabile in condizioni di bassa luminosità, ma soprattutto i 4,4 milioni di pixel del mirino elettronico, forse la risposta migliore a quanti sostengono che no, una mirrorless che eguagli l’esperienza d’inquadratura di una macchina specchio-dotata non esisterà mai.

Non si può poi trascurare il fatto che la nuova Leica SL abbia tutto quello che serve per realizzare video di livello professionale: la possibilità di filmare in 4K fino a 24 fps unita alle funzionalità evolute dell’autofocus (si può scegliere fra la messa a fuoco manuale sfruttando il pulsante dell’otturatore e il touch screen posteriore o il tracking autofocus per inseguire il soggetto in movimento) sono un messaggio forte e chiaro per tutti coloro che non hanno mai creduto a una Leica a misura di videomaker.

Comunque Leica
Naturalmente, come spesso succede con Leica, anche in questo caso i numeri raccontano solo una parte della storia, forse quella meno appassionante. Il lato migliore della Leica SL, che è poi ciò che fa di qualsiasi oggetto Made in Wetzlar un prodotto così unico ed esclusivo, sta altrove. Nella solidità del corpo macchina (che nasce da un monoblocco in alluminio completamente tropicalizzato), nella cura maniacale con cui viene trattato ogni singolo particolare a bordo machina, dalla levetta di accensione all’attacco della cinghia, e nella combinazione con l’Universo delle ottiche Leica.

A questo proposito va sottolineata la pressoché totale compatibilità con gli obiettivi Leica T, S, M e R (questi ultimi tramite adattatore) e l'arrivo di tre nuove lenti specificamente pensate per la nuova serie: uno zoom 24–90 mm (Leica Vario-Elmarit-SL f/2.8-4 ASPH), un tele 90–280 mm (Leica APO-Vario-Elmarit-SL f/2.8-4) e un 50 millimetri fisso (Leica Summilux-SL 50 mm f/1.4) ASPH. 

Leica SL

A voler trovare a tutti costi un difetto a questa SL si potrebbe forse rimarcare una disposizione non proprio intuitiva delle ghiere e dei comandi fisici della macchina. Ma - rassicura Stefan Daniel, direactor product management photo di Leica AG - bisogna solo farci la mano, una volta imparata la strada ci si sente come a casa.

E poi, ça va sans dire, c'è il prezzo (6900 euro per il solo corpo), come sempre elevato quado c'è di mezzo una macchina fotografica con il sigillo bianco-rosso Leica. È il dazio da pagare per entrare nel ristretto club dell'aristocrazia fotografica, un'elìte che non vuole rinunciare a certi privilegi del passato, ma comunque ben disposta al cambiamento.

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