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La realtà virtuale? Una cagata pazzesca

Paolo Villaggio pensa che i visori ci renderanno più superficiali, meno autentici. E li paragona alla Corazzata Potëmkin del celebre film di Fantozzi

di Paolo Villaggio

È evidente, sa di magia: la realtà virtuale è quel fenomeno straordinario che ti consente di sentirti dentro una partita di calcio o di poter volare via, in una parte qualsiasi del mondo, quando di notte non riesci a dormire. Con vantaggi innegabili dal punto di vista cinematografico, perché offre ai registi una ricchezza maggiore nella narrazione e agli attori l’opportunità di muoversi in una scena più vasta rispetto a quanto è possibile oggi. Anzi, penso che presto ci spingeremo ancora oltre: arriveranno mezzi prodigiosi grazie ai quali gli spettatori riusciranno a percepire gli odori e a sentire i sapori presenti in una scena. Però stiamo ragionando di una pienezza vuota, che manca di un elemento fondamentale: l’autenticità. È pura immaginazione e come tale sa d’isolamento, di finzione, difetta di naturalezza. La vita reale è infinitamente di più: è svegliarsi tutte le mattine e andare a prendere un autobus scomodo per arrivare in ufficio; è fare amicizia, corteggiare una donna, interagire con i colleghi. Sensazioni a volte piacevoli, altre meno, comunque vere perché intense e in grado di coinvolgerci a fondo.

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Un fotogramma tratto da Il secondo tragico Fantozzi

È una fantasia che porta con sé una promessa pericolosa: trascorrere il proprio tempo sottraendosi.Senza sbattere addosso alla vita, al massimo contro le pareti di una stanza

La realtà virtuale condanna invece a rapporti che non lo sono, spalanca un accesso illimitato di alternative artificiali che alla lunga ci renderanno superficiali: potendo saltare in universi differenti schiacciando giusto un pulsante, andremo oltre con leggerezza, perderemo il gusto di approfondire. In generale, vedo questa transizione difficilmente realizzabile per i cinquantenni in poi, che avranno difficoltà a impadronirsi del mezzo, non per le nuove generazioni, dai bambini ai trentenni. Con una deriva collettiva maggiore rispetto a quella provocata dei telefonini, perché un conto è tenere in mano un oggetto che distrae, un altro è finire per sciogliersi e annullarsi al suo interno come avviene con i caschi. Devo essere sincero: è uno scenario che a me fa paura. È una fantasia che porta con sé una promessa pericolosa: trascorrere il proprio tempo sottraendosi. Senza alzarsi dal divano, rimanendo inchiodati a un cesso; senza sbattere addosso alla vita, al massimo contro le pareti di una stanza. La realtà virtuale rischia di essere come la Corazzata Potëmkin in quel film di Fantozzi. Una cagata pazzesca.

Testo raccolto da Marco Morello

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