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Da iOS 10 a Siri: cosa annuncerà Apple al WWDC

Il nuovo sistema operativo per iPhone e iPad, ma non solo. Per la società di Cupertino è arrivato il momento di svelare i suoi piani per il futuro

Si apre oggi la WWDC, l'evento più importante per il mondo degli sviluppatori Apple. L’appuntamento di quest’anno non ci dirà solo come sarà iOS 10, ovvero il sistema operativo che equipaggerà il prossimo iPhone 7 e tutti i prossimi dispositivi con il marchio della mela morsicata, ma soprattutto quali sono le direttrici su cui la società di Cupertino intende impostare il suo futuro.

C’è un tema - in particolare – su cui Tim Cook e soci dovranno gioco forza sbottonarsi, ed è quello dell’intelligenza artificiale. I recenti annunci effettuati dei colossi dell’industria digitale – Google, Facebook e Amazon in testa – obbligano Apple a prendere una posizione netta rispetto al ruolo della cosiddetta AI all’interno del suo ecosistema.

Google e Amazon concordi: nel futuro parleremo con la tecnologia
Google – come noto - ha appena annunciato Allo, l’assistente virtuale che anticipa le richieste degli utenti, lasciando intravedere tutta una serie di novità a medio e lungo raggio che puntano a rinnovare l’interazione con gli oggetti connessi. Fra queste anche uno speaker intelligente – Google Home – in grado di ascoltare la voce degli utenti e tradurla in comandi proattivi.

L’idea, condivisa anche da Amazon con il suo Echo, è quella di “sganciarsi” progressivamente dalle interfacce tattili per abbracciare un modello sempre più orientato al dialogo, nel vero senso della parola. Se l’Internet of Things è già una bella realtà, insomma, non è detto che l’interazione con gli oggetti connessi passerà obbligatoriamente per lo schermo di un cellulare. C’è chi sta lavorando per dare al nostro ecosistema digitale la facoltà di capire il linguaggio naturale, e dunque i nostri desiderata, in modo sempre più lucido e raffinato: in futuro, scommette la grande G, potremo riprodurre una canzone, impostare un timer per il forno, controllare lo stato del vostro volo o spegnere le luci di casa parlando a un software come fosse una sorta di maggiordomo virtuale.

Facebook e la scommessa dei chatbot
Più o meno sulla stessa lunghezza d’onda Facebook, che in occasione della recente F8 ha sottolineato il ruolo sempre più strategico dei bot, anzi dei cosiddetti chatbot, gli intermediari intelligenti creati dai computer di Menlo Park per comprendere le nostre parole su Messenger e offrirci risposte automatiche sempre più pertinenti e personalizzate.

Nei piani di Mark Zuckerberg e compagni c’è in realtà un progetto ben più ambizioso. Che prevede la possibilità di organizzare i contenuti presenti su Facebook in una modalità simile alle reti neurali biologiche dell’uomo. In gergo si parla di deep learning, intendendo con questo termine la capacità delle macchine di affinare nel tempo il proprio livello di comprensione del linguaggio umano, nelle sue molteplici sfaccettature.

Hey Siri, cosa farai da grande?
Apple, bisogna riconoscerlo, è stata fra le prime realtà a promuovere un modello di interazione alternativo a quello offerto dai classici touch-screen: piaccia o meno, Siri passerà alla storia come il primo vero tentativo di mettere uno smartphone nelle condizioni di interagire vocalmente con gli utenti.

L’assistente virtuale di Cupertino è però ancora ben lungi dall’essere quella sorta di compagno affidabile e intelligente capace di comprendere tutte le nostre richieste. Malgrado alcuni buoni esempi di applicazioni guidate dall’interazione vocale – è il caso del nuovo Philips Hue 2.0 – l’idea di uno standard di massa capace di rivoluzionare le comunicazioni uomo macchina è ancora distante. HomeKit, la piattaforma creata ad hoc per facilitare lo sviluppo di applicazioni per il controllo remoto (e vocale) dei dispositivi di casa, non sembra aver migliorato di molto la situazione: a distanza di due anni dalla sua introduzione il numero di dispositivi domestici gestibili via Siri è ancora piuttosto limitato.

Queste e altre considerazioni inducono a pensare a un (probabile) cambio di passo. Arrivati a questo punto, Apple deve spiegare ad utenti e addetti ai lavori come sarà Siri da grande: se il suo ruolo sarà quello di un semplice aiutante da disturbare di tanto in tanto, o se può davvero diventare la nostra nuova voce guida, il primo, e forse unico, interlocutore della nostra prossima vita digitale.

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