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Ecco la prima nave drone. In futuro i robot saranno in grado di salpare

La Rolls Royce presenta il primo modello di drone navale, un cargo robotico in grado di trasportare merci senza un equipaggio a bordo. L'obiettivo è minimizzare inquinamento e costi 

Cargo Drone

– Credits: Rolls-Royce Holdings

Per quanto possa suonare strano, il 90% delle merci globali viene ancora oggi trasportato via nave. Questo significa che ogni anno, flotte di cargo solcano i mari e gli oceani trasportando ogni genere di prodotto, alimentando un’industria da ben 375 miliardi di dollari.

Alla Rolls-Royce conoscono bene questo scenario (del resto la compagnia inglese - nota per aver prodotto alcune tra le vetture più iconiche nella storia dell’automobile – basa il 16 per cento delle proprie entrate sui suoi prodotti navali), abbastanza bene da capire che, così com’è, il trasporto mercantile navale è piuttosto sconveniente; basti considerare il fatto che per ogni nave cargo, quasi la metà delle spese operative sono assorbite dal personale (circa 3000 euro al giorno per ogni nave).

Così, RR ha estratto dal cilindro  un’idea tanto folle quanto promettente: trasformare le navi mercantili in mezzi robotici capaci di navigare in totale autonomia. Un’idea che in realtà è già nell’aria da tempo: l’Unione Europea, ad esempio, ha già stanziato 3,5 milioni di euro per il progetto MUNIN , volto a promuovere un orizzonte di questo tipo.

Oggi, la Rolls Royce presenta i primi modelli tridimensionali di una nave cargo robotizzata che, stando ai suoi ricercatori, consentirebbe di minimizzare l’inquinamento derivante dal trasporto mercantile e nel contempo di abbattere i massicci costi legati a questo tipo di trasporto. Nello specifico, il cargo-drone RR è una nave priva di ponte, dal momento che non sono più necessari alloggi e servizi per l’equipaggio. In questo modo, le navi robot risulterebbero più leggere, consumerebbero all’incirca il 15% in meno di carburante e permetterebbero di aumentare il carico trasportato.

Siamo ancora nelle fasi preliminari, naturalmente. Prima che un mostro tecnologico del genere possa essere varato è prima necessario sviluppare un sistema di controllo da remoto, una rete di sensori d’avanguardia che consenta un’obbiettiva sicurezza e, soprattutto, è necessario affrontare i sindacati di categoria, che per forza di cose sono già sul piede di guerra.

Il dibattito su questo fronte è già acceso: da un lato c’è chi sostiene che il contributo dell’equipaggio sia indispensabile, dall’altro chi invece afferma che gran parte degli incidenti siano dovuti proprio a un errore umano. Ad ogni modo, comunque si risolva il dibattito, difficilmente vedremo navi robot al largo prima di altri 10 anni.

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