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Spotify sta sconfiggendo la pirateria musicale. Ma la vera sfida è in Italia

I dati lo confermano, i servizi di streaming gratuito abbattono la pirateria senza intaccare le vendite digitali. Il vero banco di prova però è quello italiano, dove il download illegale è quasi uno sport nazionale

Spotify Building

– Credits: zenra @ Flickr

Mentre il tornado di polemiche sollevato dalle dichiarazioni di Thom Yorke contro Spotify stenta a placarsi, il servizio di streaming musicale più gettonato del momento pubblica un interessante studio che analizza l’involuzione della pirateria musicale in relazione alla diffusione di Spotify. Dopo aver dimostrato nel 2011 che l’introduzione di un servizio come Spotify aveva contribuito a indebolire il fenomeno pirateria in Svezia (con una riduzione complessiva del 25%) oggi Spotify ha diffuso un nuovo studio, intitolato, “Adventures in Netherlands” che analizza l’impatto del fenomeno Spotify sulla pirateria negli ultimi tre anni.

A differenza degli studi condotti finora, basati su sondaggi anonimi, si è avvalso della collaborazione di Musicmetric , un’agenzia che si è occupata di calcolare il numero di pirati basandosi sugli indirizzi IP unici e sui relativi file scaricati utilizzando BitTorrent. I dati hanno rivelato che, rispetto al 2008 (quando in Olanda si contavano almeno 4 milioni di pirati) il fenomeno pirateria è andato via via contraendosi fino a raggiungere, nel 2012, un record negativo (1,8 milioni di pirati).

Naturalmente, questo non significa automaticamente che il merito sia di Spotify, ma è ragionevole dedurlo dal fatto che mentre la pirateria in ambito musicale, in Olanda, è andata a picco, lo stesso non si può dire per la pirateria in altri ambiti, come quello video, in cui non si è registrata l’introduzione di un servizio di streaming legale diffuso e popolare quanto Spotify.

Per ottenere indicazioni chiare sull’andamento del fenomeno, l’autore dello studio ha triangolato i dati di Musicmetric con i dati di ascolto dei singoli artisti su Spotify e le relative vendite digitali. Confrontando quattro prodotti pop di grande diffusione, come One Direction, Robbie Williams, Rihanna e Taylor Swift, dai calcoli emerge chiaramente come i due che hanno aderito fin da subito a Spotify (One Direction e Robbie Williams) abbiano registrato una crescita nelle vendite a discapito dei download illegali (quattro dischi venduti ogni disco scaricato), mentre quelli che non sono stati fin da subito disponibili su Spotify (Rihanna e Taylor Swift) sono stati maggiormente colpiti dalla pirateria (un disco venduto per ogni disco piratato).

Lo studio commissionato da Spotify è particolarmente interessante poiché aiuta ad avere un’immagine più approfondita del fenomeno pirateria in Italia. L’autore dello studio, ha infatti voluto mettere a confronto i diversi impatti di Spotify sugli utenti olandesi e su quelli italiani.

Mentre in Olanda Spotify è attivo già dal 2010, in Italia è arrivato solo da qualche mese (febbraio 2013). Se nei Paesi Bassi si è registrata una significativa flessione del fenomeno pirateria, in Italia siamo ancora nell’occhio del ciclone. Musicmetric ha calcolato che su 100 indirizzi IP italiani attivi, 77 scaricano abitualmente o occasionalmente file tramite BitTorrent. Considerando che negli ultimi quattro anni l’Olanda è riuscita a passare da un valore percentuale paragonabile a quello italiano a un valore di 27%, è ragionevole supporre che di qui ai prossimi mesi anche in Italia si possa registrare una simile contrazione nel volume di materiale piratato.

Ma c’è di più. I dati rivelano infatti che il pirata olandese è diverso da quello italiano. Gli olandesi che scaricano file illegalmente tendono a scaricarne in grandi quantità, mentre i pirati occasionali rasentano lo zero. In Italia si registra una tendenza inversa: la maggioranza dei pirati scaricano una quantità medio-bassa di file, mentre i pirati hardcore rappresentano una fetta relativamente piccola del fenomeno pirateria. Insomma: in Italia il download illegale è un'abitudine diffusa quanto il caffè dopo pranzo, e secondo l'autore dello studio, questo significa che è un terreno ancora più fertile per Spotify. Il fatto che la maggioranza dei pirati non scarica enormi quantità di file illegali, potrebbe indicare una maggior disposizione ad aderire a servizi di streaming legale. La piccola fetta di pirati hardcore, invece, è probabile che continui comunque a scaricare illegalmente, a prescindere dall’offerta legale presentata, come del resto è accaduto in Olanda.

Alla luce di questi dati, quelli che da anni vanno diffondendo il precetto: “Dai all’utenza alternative legali al peer-to-peer e abbatterai la pirateria”, sembrano averci visto giusto. A consolidare questa teoria interviene oggi un altro studio , proveniente dalla Norvegia, dove si calcola che con l’arrivo dei servizi di streaming legale la pirateria musicale è stata abbattuta dell’80%, mentre quella video (con l’arrivo di Netflix e simili) è crollata del 50%.

Insomma, la strada giusta per risolvere il problema pirateria sembra essere stata finalmente imboccata. Ora rimane solo da ricalibrare il sistema per renderlo sostenibile, non solo per le aziende dell’intrattenimento e per il pubblico, ma anche per gli artisti che producono il materiale in oggetto.

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