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Perché WikiLeaks ha pubblicato migliaia di email del partito di Erdogan

Dopo le prime torture ai dissidenti la piattaforma ha deciso di rendere note le comunicazioni tra il dittatore e i membri del partito Akp

I turchi ci chiedono se WikiLeaks sia pro o contro Akp. La nostra unica posizione è in favore della verità, l’unica via da seguire”. Questo è il messaggio postato dall’organizzazione fondata da Julian Assange su Twitter il 18 luglio, prima della pubblicazione delle Erdogan Email, avvenuta alle 22 italiane del 19 luglio. Si tratta di un archivio contenente oltre 294 mila conversazioni testuali, tra cui molte scambiate tra Erdogan e i membri del partito Akp. Quello che è può essere considerato senza alcun dubbio il più grande database pubblico del caso, è ora un menu navigabile che copre oltre sei anni di dittatura, dal 2010 al 2016.

Come sono andati i fatti

I messaggi sono stati prelevati direttamente dal server principale “akparty.org.tr” e, a quanto pare, il sito li avrebbe ottenuti almeno una settimana prima del tentato colpo di stato, avvenuto nella notte tra il 15 e il 16 luglio. “Abbiamo deciso di anticipare la pubblicazione in seguito alle torture dopo il fallito golpe – dicono i membri di WikiLeaks – inoltre, abbiamo verificato sia il materiale che le fonti e possiamo dire che non vi è connessione con i fatti che hanno portato ai movimenti di piazza, e nemmeno con partiti politici rivali o stati esteri”.

Cyberwar in atto

Che WikiLeaks avesse tra le mani un archivio del genere già da diversi giorni, e indipendentemente dal tentato golpe, è tutto da verificare; di certo non è frutto del caso. Dopo la discesa dei militari tra le strade del paese, la piattaforma che contribuisce a svelare i più profondi segreti politico-economici dei potenti al mondo, ha accelerato la pubblicazione dei documenti, per paura di perdere tutto nel giro di qualche ora. In che modo? Stando a quanto riporta Wired USA, diversi hacker (quasi certamente seguaci di Erdogan) hanno tentato di rendere indisponibile il database lanciando contro il portale un pesante DDoS (clic qui per capire cos’è), magari con il tentativo di trafugarlo nel frattempo.


Perché la diffusione

C’è da dire che WikiLeaks non si è soffermata su aspetti principali che dovrebbero attrarre l’interesse circa le migliaia di email raccolte online. Il motivo è semplice: al loro interno ci sono sicuramente comunicazioni sensibili, che riguardano sia le attività di Erdogan che le diverse modalità con cui intendere i rapporti con il mondo, ma le oltre 760 caselle da cui sono state prelevate sono anche piene di spam, messaggi pubblicitari e duplicati, che rendono più difficoltoso (ma non così impossibile) risalire ai focus principali.

I testi raccolti da WikiLeaks, sia in turco che in inglese, provengono da un server generale, usato largamente dai dipendenti governativi. Per questo conterrà difficilmente informazioni in grado di sconvolgere la già complicata questione turca. Ma possiamo attenderci altre novità. La stessa WikiLeaks, sempre il 18 luglio, aveva annunciato su Twitter la pubblicazione, oltre alle 300.000 email, di altri 100.000 documenti, questa volta riservati, dietro ai quali dovrebbero nascondersi le strategie di potere sostenute negli anni da Erdogan e dal suo partito.

Come nel caso della recente diffusione, in vista dei prossimi “leaks” il governo di Ankara dovrebbe chiudere l’accesso all’IP del sito, per oscurarlo alla vista dei cittadini del paese. Servirà a ben poco quando il resto del mondo potrà capire davvero cosa ci sia dietro le morti, gli arresti e le decine di migliaia di licenziamenti in ogni settore (anche dipendenti pubblici, insegnanti e giornalisti) avviati da Recep Tayyip Erdoğan nelle ultime ore. 

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