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Internet

Ecco perché le vendite musicali su iTunes stanno precipitando

Rispetto a inizio anno si è registrato un calo del 14%. Ecco come Apple vuole aggirare lo schianto

La notizia era nell’aria da tempo, era anche tranquillamente prevedibile facendo un paio di semplici calcoli sull’andamento delle vendite di musica online raffrontate al successo dei servizi di streaming, ma ora sembra confermato: le vendite di materiale musicale su iTunes stanno precipitando.

A rivelarlo è un report pubblicato dal Wall Street Journal in cui vengono confrontati gli attuali dati di vendita con quelli di inizio 2014, registrando un calo del 14% nelle vendite iTunes. Sebbene la percentuale sia importante, non stupisce più di tanto, considerando che nel 2013 le rendite globali derivanti dai download sono calate del 2,1%. Bisogna inoltre considerare che, se è vero che rispetto a inizio anno si è registrato un crollo, se si allarga il grafico agli ultimi 5 anni, i ricavi derivanti dal download musicale tendono a oscillare intorno allo stesso valore (a differenza dei ricavi derivanti dalle app, che crescono più o meno organicamente dal 2010 a oggi).

Ma il dato torna utile per inquadrare una tendenza che non sembra destinata ad arrestarsi. Se infatti le vendite dei download stanno rallentando bruscamente, in compenso lo streaming musicale sta guadagnando terreno, e non parliamo solamente di quello illegale o gratuito, ma anche delle sottoscrizioni a pagamento per servizi come Spotify e Beats, che hanno portato il settore della musica digitale a guadagnare il 28% sul periodo precedente.

In poche parole: attualmente, per quanto osteggiato da molti artisti e da alcune case discografiche, il sistema proposto da Pandora, Spotify e simili si sta rivelando vincente.

A questa stregua, uno potrebbe pensare che Apple abbia già pronto un paracadute, avendo sborsato la bellezza di 3 milioni di dollari per Beats music. Ma il problema è che, quando si tratta di servizi di streaming, Apple si trova a giocare fuori casa.

Attualmente Beats offre una sottoscrizione mensile di 9,99 dollari al mese, una cifra identica (e quindi non competitiva) rispetto a quella fissata da Spotify per un pacchetto (Spotify Premium) che attualmente viene considerato tra i più vantaggiosi in circolazione.

Per poter stringere di nuovo saldamente le redini della musica digitale, Apple dovrebbe ridurre il costo di Beats per l’utente (magari arrivando a 5 dollari al mese), ma per fare ciò deve prima prodursi in un braccio di ferro con le case discografiche in cui è Apple ha rischiare di picchiare le nocche sul tavolo.

Per ora, le indiscrezioni vorrebbero che Apple stia lavorando per integrare Beats in iTunes, così da rendere il servizio più allettante ai milioni di utenti che già pascolano nello steccato iTunes. Ma se non riuscirà a estrarre dal cilindro un coniglio abbastanza in carne, questa operazione potrebbe rivelarsi inutile.

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