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Torna Second Life: tutta un’altra vita

Si chiama High Fidelity ed è ancora in via di sviluppo. Ecco quello che sappiamo

– Credits: John "Pathfinder" Lester, Flickr

Philip Rosedale ci riprova. Dopo aver lanciato Second Life nel giugno del 2003, il fondatore della Linden Lab, tenta di rivitalizzare una piattaforma di esperienza virtuale forse dimenticata troppo presto. High Fidelity, considerato il naturale successore di Second Life, mira a fornire al giocatore un’immersione totale in un mondo digitale, sotto forma dei famosi avatar che già popolavano la piattaforma precedente.

Tuttavia l’obiettivo di Rosedale non è quello di aggiornare Second Life inserendo semplicemente grafiche migliori e dinamiche più vicine alla vita reale, ma portare l’esperienza di gioco ad un livello successivo. Per farlo verranno utilizzati vari gadget come l’Oculus Rift, il Kinect, gamepad come il Razer Hydra e, perché no, anche i Google Glass.

Quel poco che è strato mostrato del progetto basta a capire la quantità di lavoro che vi è dietro. Nel video di presentazione, durante un evento sulla realtà virtuale a Los Angeles dello scorso aprile, si capisce come gli avatar siano decisamente migliori ma soprattutto di come si muovono seguendo i movimenti del corpo in maniera quasi perfetta, grazie all’utilizzo di periferiche esterne (in questo caso il Kinect).

Il più grande difetto di Second Life era l’impossibilità di connettersi con il mondo esterno. Un paradosso non da poco per uno strumento che si prefiggeva l’obiettivo di far vivere alle persone un’esperienza simile a quella della vita reale (addirittura con lavori, case in affitto e la circolazione di moneta autoctona, il Linden Dollar). Un problema al quale High Fidelity risponde con l’integrazione a Facebook (con le liste di amici) così da velocizzare l’iscrizione alla piattaforma da parte di chi usa già il social network.

 

In questo senso sarà importante capire se il nuovo Second Life avrà la capacità di trasferire davvero il business sul mondo virtuale. Negli anni tra il 2005 e 2006 vari marchi internazionali, tra cui Disney e Amazon, avevano puntato seriamente sulla piattaforma, per poi uscirne senza dare troppe spiegazioni.

Immaginiamo già bar pieni di gente che assistono all’ultimo notiziario in esclusiva per il web o che leggono il free-press della zona in versione rigorosamente digitale, tutti convinti di farlo davvero con in testa un Oculus Rift. Le potenzialità di sviluppo ci sono tutte, così come ve ne erano in Second Life, che aveva vissuto una fase altissima quando i media decisero di occuparsene. Riuscirà High Fidelity a vivere di luce propria o sarà solo un surrogato 2.0 della prima versione? Rosendal è certo del successo e il milione di utenti attivi ogni mese su Second Life la pensano come lui.

 
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