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Google, perché Project Loon è irrealizzabile

Costi, tecnologia, aspetti legali: Internet in pallone aerostatico è solo promozione?

(Credit: Google; da www.youtube.com/ProjectLoon)

Project Loon: Internet per tutti, grazie a una rete di palloni aerostatici che diffondono segnale wi-fi. Il tutto a opera di Google.

Fossimo stati all'inizio di aprile, ci sarebbe venuto il dubbio dell'ennesimo "April Fool", targato Mountain View. Da quelle parti sono avvezzi a lanciare pesci d'aprile tecnologici al pubblico della Rete.

Invece il progetto è reale e in fase di test in Nuova Zelanda. Eppure, la cosa non convince.

Intendiamoci: Google è una potenza, può questo e altro. Ma allora perché spendere soldi per una tecnologia in fondo antiquata e poco gestibile (il pallone può essere mandato a una determinata altitudine ma viaggerà nella stratosfera seguendo i venti, rischiando di finire prima o poi in qualche paese dove potrebbe non essere ben accolto) e non puntare su altro, per esempio a esperimenti con comunicazioni satellitari?

E poi, siamo davvero sicuri che per quella parte di mondo dove non arriva il segnale di Internet, le priorità siano davvero queste e non altre più drammaticamente urgenti? Questo potrebbe significare mettere su un progetto costoso e complesso che poi avrebbe un numero limitato di utenti.

Ammettiamo che il gioco valga la candela (e comunque una società privata è libera di bruciare il proprio danaro come vuole...); Google realizza una rete fatta da centinaia di "mongolfiere" tecnologiche che portano connettività in giro per il mondo.

Oltre ai costi di gestione e manutenzione, cominciano a sorgere problemi legali relativi ad autorizzazioni di volo: un pallone aerostatico normalmente non fa lunghi voli, salvo rare eccezioni. Ci sono palloni utilizzati come sonde meteo che stanno in aria poche ore e poi rientrano; l'occupazione dello spazio aereo rimane limitata. Una rete permanente diventerebbe invece un intralcio sicuro: qualcosa che difficilmente qualsiasi paese con un minimo di traffico aereo nei propri cieli riuscirebbe a tollerare. Su Forbes , John Villasenor ricorda come alcune importanti trasvolate in pallone si siano svolte nell'emisfero australe per via della maggiore presenza di mare nel tragitto percorso (l'impresa di Steve Fossett, nel 2002), o di come sia stato necessario richiedere permessi speciali come nel caso di Bertrand Piccard e Brian Jones che, nel circumnavigare il mondo nel 1999, dovettero ottenere il via libera dalla Cina.

Ci sentiamo di sottoscrivere in pieno questo pensiero, e aggiungiamo: in tempi in cui emergono inquietanti vicende di spionaggio forse su scala planetaria (il cosidetto datagate ), oltre agli eventuali permessi necessari per attraversare lo spazio aereo di vari paesi, il sistema di Google non rischia forse di essere visto come un possibile strumento di spionaggio?

Insomma, una cosa è annunciare un progetto e fare esperimenti, un'altra realizzare una rete che copra intere regioni del pianeta con questo sistema. Project Loon è certamente interessantissimo ed affascinante: ma per il momento rischia di essere una splendida operazione d'immagine che potrebbe avere poco seguito...

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