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Google ti darà informazioni mediche certificate. Perché non è una buona cosa

Qualunque medico avverte che affidarsi a internet per comprendere una patologia è deleterio. Google invece vuole crearci un business

Ecco una cosa che probabilmente non vi stupirà: tra tutte le ricerche effettuate dagli utenti su Google, 1 su 20 ha come oggetto una potenziale condizione clinica. In sostanza: un sacco di utenti, di fronte al dubbio di avere un qualche problema di salute, si affida senza indugio alle capacità divinatorie di Big G.

Ecco una cosa che vi stupirà almeno un poco: Google si appresta a fornire informazioni mediche specializzate, come parte del suo Knowledge Graph. In sostanza: interrogate il motore di ricerca sull’eruzione cutanea che vi dà noia da settimane e lui, insieme ai soliti risultati, vi confeziona un riquadro in cui viene illustrata la sintomatologia e le informazioni correlate al vostro (ipotetico) problema.

Infine ecco una cosa a cui non vorrete credere: con tutta probabilità, questa novità non ha lo scopo di aiutarvi a dirimere questioni riguardanti la vostra salute, è piuttosto un sistema per indurvi a condividere involontariamente informazioni personali.

Ma andiamo con ordine. Ecco come la notizia viene presentata sul blog ufficiale di Google:

“A partire dai prossimi giorni, quando chiedi a Google qualcosa riguardo alle tue condizioni di salute, comincerai a ricevere informazioni mediche rilevanti direttamente dal Knowledge Graph. Ti mostreremo i sintomi e i trattementi tipici di quella problematica, insieme a dettagli su quanto sia comune – se sia critica, contagiosa, in quale età tenda a verificarsi e altro.”

Non si tratta di semplici informazioni enciclopediche, per attivare la nuova funzionalità Google si è rivolto a medici esperti di provata affidabilità; perciò l’accuratezza delle informazioni mediche fornite da Google è garantita. Questo significa dunque che Google è in grado di sostituire il medico curante? Niente affatto.

Un medico curante non è un semplice deposito di informazioni fisiologiche e anatomiche, non è nemmeno un divinatore capace di dedurre una condizione clinica facendo una semplice somma dei sintomi; il ruolo del medico è piuttosto quello di valutare quali sintomi debbano essere considerati indicativi indice di malattia e quali invece psicosomatici, deve saper inividuare correlazioni tra la storia clinica del paziente e la sua condizione attuale; inoltre – cosa non meno importante – un medico è in grado di decidere come comunicare a un paziente la sua condizione, onde evitare che il corollario psicologico generato dalla malattia contribuisca a peggiorarla.

Per quanto possa essere potente, il cervello di Google non è in grado di fare niente di simile. A Mountain View lo sanno, ed essendo svegli, hanno già messo le mani in avanti: “Questo non significa che questi risultati vadano presi come un consulto medico” si legge sul blog di Google “Sappiamo che i casi variano da persona a persona, come sappiamo che esistono eccezioni. Quello che presentiamo ha unicamente uno scopo informativo.”

Peccato che qualunque medico (eccetto forse gli esperti contattati da Google) vi direbbe che affidarsi a internet per conoscere meglio la propria malattia è una pratica deleteria, e quelle informazioni, in assenza di qualcuno che sappia come interpretarle, possono creare preoccupazioni inutili (con tutte le conseguenze psicosomatiche del caso).

Google non è certo la prima azienda hi-tech a offrire un servizio di questo tipo, il che non stupisce: se davvero la maggior parte degli utenti si rivolge ai motori di ricerca quando vuole ottenere informazioni di tipo medico, allora le informazioni mediche possono essere oggetto di business.

Ed è probabilmente questo l’obiettivo vero di Big G. Con un servizio simile, presentato come una funzionalità d’eccellenza che integra il parere di autorevoli esperti, Google si impone come fonte informativa affidabile in questo settore. Questo significa che gli utenti si faranno sempre meno scrupoli ad affidarsi a Google quando un neo, un naso chiuso o una macchia sulla cornea non li farà dormire, che le ricerche a sfondo medico aumenteranno, e che dunque Google otterrà ancora più informazioni (e ancora più specifiche) sui propri utenti.

Lo abbiamo detto più volte: le informazioni sensibili sono oro per le aziende del web, poiché consentono di creare profili utente da rivendere a chi produce pubblicità personalizzata. E considerando che le informazioni di questo tipo fanno gola anche alle assicurazioni sanitarie, non è difficile individuare la nuova opportunità di monetizzazione che Google si sta apparecchiando.

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