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Google cambierà la sua ricerca in Europa. Ma è una vittoria contro l'Antitrust

Per ogni risultato relativo a un suo prodotto, Google dovrà mostrarne tre di aziende rivali. Quella che sembra una genuflessione, è in realtà una vittoria. La posta in gioco era molto più alta: 5 miliardi di dollari e uno stravolgimento dell'algoritmo segreto

Googlevil

– Credits: publickstock @ Flickr

Quelli che nelle ultime ore si sono premurati di descrivere Google come un gigante inginocchiato ai piedi dell’Antitust europeo, farebbero bene a tener conto di una cosa. Il braccio di ferro Google-Antitrust (che poi è un braccio di ferro Google-aziende rivali) non è una sfida tra nobili guantati, e in palio c’è tutt’altro che l’onore. Quello che voleva ottenere Google, da questo accordo, era far sì che l’antitrust europeo non potesse posare le sue manacce sul suo segretissimo algoritmo, e se possibile, evitare di dover pagare una sontuosa multa da 5 miliardi di dollari (o il 10% degli introiti relativi all’anno 2012).

Ed è esattamente quello che ha ottenuto .

Facciamo un passo indietro. Siamo nel 2010, Google si mostra già come la piovra ubiqua capace di allungare i propri tentacoli in ogni settore. Dopo aver ricevuto decine di denunce formali da parte di competitor di Big G (Microsoft in testa), la Commissione Europea decide di cominciare a investigare sull’azienda di Mountain View per valutare se, come sostengono i suoi accusatori, Google sfrutti i propri servizi (in particolare il motore di ricerca) per privilegiare i propri prodotti a discapito di quelli della competizione.

Per evitare spiacevoli epiloghi, Google decide di giocare d’anticipo, offrendosi di apportare “spontaneamente” alla versione europea dei suoi servizi una serie di modifiche . Queste:

- Per ogni ricerca, Google mostrerà risultati di almeno tre aziende rivali ogni volta che presenta un risultato relativo a un proprio prodotto, questo vale per le ricerche specializzate (articoli, viaggi, ristoranti etc.)

- I competitor pagheranno Google ogni volta che qualcuno cliccherà su un risultato posto vicino ad uno di Big G, il tutto verrà supervisionato da un osservatore indipendente pagato da Google.

- Le aziende che forniscono contenuti potranno decidere di non far comparire i propri contenuti nei servizi Google legati alla ricerca specializzata. Quelli che decideranno di fare ciò non verranno penalizzati nelle normali ricerche.

- Google eliminerà quelle restrizioni che fino a oggi hanno impedito agli inserzionisti di introdurre campagne su siti rivali, consentendo ai siti che usano il search tool di Google di mostrare Ad provenienti da altre piattaforme.

- L’accordo durerà cinque anni e riguarderà ogni servizio di ricerca e di promozione prodotti che Google introduce in Europa.

Nella giornata di ieri, il commissario europeo Joaquin Almunia, ha dichiarato di intendere accettare la proposta di Google: “Nessun altro antitrust ha ottenuto da Google simili concessioni”. Se si considera che a inizio gennaio l’antitrust americano aveva dichiarato che il business di Google non ha nulla di illecito , in un certo senso Almunia ha ragione. In un altro senso però ha sostanzialmente torto. Prima di cantar vittoria, bisognerebbe infatti considerare che mentre negli States Google ha il 66% della quota di mercato, in Europa la sua parte copre un intero 90% (per la ricerca è il 75%). Inoltre, le leggi su questo tipo di competizione aziendale in Europa sono molto più rigide.

Con questo in mente, Microsoft sembra intenzionato a dare battaglia contro questa decisione. “I test di mercato delle ultime due proposte di Google hanno identificato elementi preoccupanti sul danno grave e diffuso che avrebbero apportato” spiega Bradford L. Smith di Microsoft “Se queste nuove proposte sono davvero migliori di quelle che sono già state rifiutate, allora dovrebbero essere anch’esse oggetto di un approfondito ed esteso test di mercato”.

Per ora, Google si sfrega le mani, ma non accenna a tirare i remi in barca. La proposta avanzata all’antitrust europeo deve ancora incontrare un’approvazione formale. E anche andasse in porto, Google deve prepararsi a un’altra battaglia europea, questa volta riguardante Android .

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