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Cibo a domicilio, Foodora arriva a Roma e Firenze

Dopo Milano e Torino, il servizio sbarca nella capitale e nel capoluogo toscano con 130 ristoranti di qualità. In attesa del primo stellato

Dopo Milano e Torino, il servizio di consegna di cibo a domicilio Foodora arriva a Roma (da questo lunedì) e a Firenze (dal 5 dicembre). Saranno cento i ristoranti al lancio nella capitale concentrati nel centro storico e nei quartieri Prati, Flaminio e Parioli, una trentina nel capoluogo toscano.

In entrambe le città è un punto di partenza, l’intento è espandersi in pochi mesi: «A Roma pensiamo a Monti, l’area del Tiburtino, Trastevere e Testaccio, stiamo valutando l’Eur» anticipa a Panorama.it Gianluca Cocco, cofondatore e managing director per l’Italia di Foodora.

D’altronde l’esempio di Milano insegna quanto vasto sia il margine di crescita della società: all’avvio a Milano, nel settembre 2015, i locali aderenti erano una settantina. Oggi sono 600, quasi dieci volte di più: «Una prova che nel nostro Paese il mercato potenziale è enorme» spiega Matteo Lentini, l’altro cofondatore e managing director dell’azienda. Che fa della qualità e della puntualità il fattore distintivo, la promessa di valore rispetto a una concorrenza sempre più agguerrita: «Tutto ruota intorno alla soddisfazione del cliente» dice Lentini «alla capacità di mantenere la promessa di fargli avere il piatto che desidera, in modo veloce, dal suo ristorante di zona preferito».

L’ordine si inoltra dalla app o via web, lo scontrino minimo è 12,90 euro consegna inclusa (il recapito ha un prezzo fisso di 2,90 euro, a prescindere dalla distanza tra il ristorante e la casa o l'ufficio), l’attesa media negli ultimi sei mesi è stata di 33 minuti dal momento dell’invio; si può seguire lo stato della preparazione e la posizione del fattorino in tempo reale. «Grazie a un algoritmo evoluto» sottolinea Cocco «possiamo aggiustare in maniera tempestiva i tempi di attesa per essere molto accurati, inoltre inviamo un sms in caso di un ritardo, comunicando di preciso a quanto ammonta. E se qualcosa non funziona, se si prolunga troppo o c’è un errore nell’ordine, provvediamo a fornire un voucher da spendere in un momento successivo».

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– Credits: Foodora

«Tutto ruota intorno alla soddisfazione del cliente, mantenendo la promessa di fargli avere il piatto che desidera, in modo veloce, dal suo ristorante di zona preferito»

A Roma, come già nelle altre città in cui Foodora è presente, si trovano nomi noti come l’hamburgeria di Eataly, l’Open Baladin, i gelati di Grom. I fattorini sono riconoscibili da giacche, caschi e box termici rosa. Sono una trentina a Firenze, una cinquantina nella capitale dove si prevede possano triplicare entro la primavera del prossimo anno. «In una situazione economica non facile» sottolinea Lentini «in un Paese che fatica a uscire dalla crisi, siamo stati capaci di creare in tutto 700 opportunità di occupazione».

Totalmente flessibile, perché sono gli addetti a decidere se e quando lavorare (improprio sarebbe definirli ragazzi, visto che accanto agli universitari ci sono quarantenni che vogliono arrotondare lo stipendio). Quanto alla polemica sulle derive del cottimo esplosa a Torino nelle scorse settimane per il passaggio dalla retribuzione oraria a quella a consegna, i fondatori ammettono alcune responsabilità - «abbiamo pagato per un difetto d’inesperienza, avremmo dovuto organizzare prima un meeting per comunicarlo ai rider» - ma poi rilanciano: «In un business» rileva Cocco «in cui l’80 per cento dell’attività si concentra in due ore, quelle della cena, oggi si può guadagnare di più. Riteniamo che le nuove condizioni siano migliorative in maniera rilevante».  

Quanto al futuro, il proposito è estendere il servizio ad altre città, rimanendo sempre concentrati sul business del trasporto di cibo pronto da mangiare: niente spesa, prodotti di tabaccheria, farmaci e affini. «Meglio specializzarsi in un’attività e farla bene» commenta Lentini.

Piuttosto, come già avviene in Francia e Olanda, l’idea è esasperare ancora il concetto della qualità stringendo partnership con chef stellati. «Abbiamo già contatti importanti in Italia. Magari» anticipa Cocco «potremo riuscire a firmare con il primo nelle prossime settimane, proprio a Roma». A Milano, nel frattempo, dall’1 dicembre quattro tra i top ristoranti della piattaforma proporranno un piatto «signature» disponibile per la consegna solo tramite Foodora. I tempi della pizza a domicilio unta e insipida o del cinese che sa di carta sembrano molto lontani.

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