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Amazon Coins, Jeff Bezos batte moneta e si dà all’usato digitale

A maggio arriverà negli USA una valuta virtuale made in Amazon da utilizzare su Kindle Fire. Ci aveva provato Facebook con i Credits ma aveva fallito, Amazon invece può farcela. Nel frattempo spunta un brevetto in cui Amazon descrive uno store per rivendere ebook, audio e video originale

Amazon-Coins

– Credits: Amazon

Ci siamo, Jeff Bezos alla fine ha perso la testa. Dopo aver rastrellato nei granai di Amazon introiti da ictus cerebrale, non pago di essere tra gli uomini più facoltosi del mondo e di andare in giro con un orologio da 42 milioni di dollari allacciato al polso, il CEO di Amazon si è messo a battere moneta. Oppure no, non ha affatto perso la testa, forse ha semplicemente trovato un nuovo sistema per consolidare il suo impero.

È quello che cominceremo a capire il prossimo maggio, quando gli utenti americani in possesso di un Kindle Fire si ritroveranno per le mani una cascata di Amazon Coins, la nuova valuta virtuale creata da Amazon per acquistare app, giochi e beni virtuali connessi ad applicazioni direttamente dal proprio tablet Amazon.

Per i clienti, sarà una soluzione facile per spendere denaro in app e giochi per Kindle Fire” si legge sul blog sviluppatori Amazon “Potranno fare acquisti proprio come adesso, solo che avranno la possibilità di scegliere di pagare con una carta di credito o utilizzando i Coins.

Per promuovere l’introduzione della nuova valuta, Amazon annuncia che distribuirà agli utenti americani l’equivalente di 10 milioni di dollari in Amazon Coins (a proposito, ogni Coin varrà 1 centesimo di dollaro). A parte questo, per gli utenti cambierà ben poco. E anche per gli sviluppatori, dal momento che Amazon continuerà a tenere per sé il 30% su ogni transazione.

Ma se nulla di sostanziale cambia, allora a che pro mettersi a coniare una nuova moneta? A cosa serve, di fatto, tutta questa pomposa operazione? Per farla breve: a indurre gli utenti a spendere con maggiore tranquillità. Come ha spiegato Edward Castronova, professore dell’Università dell’Indiana esperto in giochi online e mondi virtuali, quando si trova a disporre di valuta virtuale la gente si sente più al sicuro, e nonostante sappia di stare spendendo soldi veri, a un livello inconscio tende a comportarsi come se avesse per le mani le banconote del Monopoli.

Al di là di queste considerazioni di tipo psicologico, è probabile che Amazon intenda utilizzare questa nuova valuta per fidelizzare ulteriormente l’utenza, qualcosa del tipo: “Compra ora uno stock di Amazon Coins, e lo paghi meno del suo valore effettivo. Così, al momento di comprare beni virtuali, ti ritroverai a risparmiare.” Che poi è lo stesso principio dei pagamenti anticipati o degli abbonamenti, l’utente sborsa subito il denaro, il rivenditore è certo che per un po’ continuerà a comprare da lui, in barba alla concorrenza.

Naturalmente, Amazon non è il primo a cimentarsi in un’impresa simile. Ci è passato anche Facebook (qualcuno si ricorda dei Credits?) e non si è trattato esattamente di un successo . Quello di Amazon però sembra tutt’altro che un tentativo improvvisato. Gli ultimi dati infatti rivelano che negli Stati Uniti Amazon è il tablet Android più venduto, occupando da solo il 33% del mercato. Non bastasse, nel 2012 il numero di app vendute su Kindle Fire è cresciuto del 500% .

Insomma, se proprio Jeff Bezos aveva in mente di battere moneta, non poteva scegliere un momento migliore. Per ora Amazon rimane abbottonato, e non lascia intendere che il progetto possa espandersi oltre i confini americani. Ma è evidente che se Amazon Coins si rivelerà un successo, non passerà molto prima che la nuova valuta superi le nostre frontiere. Del resto, Jeff Bezos non è abituato a pensare in piccolo, per questo è poco verosimile che gli Amazon Coins siano stati pensati unicamente per le app e i beni virtuali, non è escluso che in futuro potranno essere utilizzati per comprare su Amazon oggetti fisici.

In attesa che la nuova moneta faccia il suo debutto, oggi Amazon ha ottenuto il riconoscimento di un brevetto che potrebbe portarlo a stringere ancora di più i suoi artigli sul mercato dei contenuti digitali. Il brevetto descrive in modo dettagliato le specifiche di una sorta di mercato dell’usato digitale, in cui si potrebbero rivendere ebook, mp3, file video e applicazioni regolarmente acquistate. Un chiaro avvertimento per tutte quelle startup, come ReDigi , che stanno mettendo gli occhi sul business dell’usato digitale.

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