intel apollo lake
Mytech

Intel: milioni di chip connetteranno il mondo

Il nuovo processore Apollo Lake è più piccolo della generazione precedente ma anche più potente, intelligente e versatile

Revolution è una serie tv americana, trasmessa anche in Italia, che ha chiuso dopo solo due stagioni. Nata dalla mente geniale dei creatori del ben più seguito Lost, parla di un futuro in cui l’uomo vive senza energia elettrica, una sorta di preistoria ma con un sacco di rimpianti in più.

Nella seconda e ultima stagione si scopre che la causa della scomparsa dell’elettricità sono i “nanites”, piccoli chip, nanotecnologie in grado di assorbire l’energia e replicarla, quando vogliono. Si tratta di macchine realizzate dall’uomo, con lo scopo di privare della fonte energetica alcune zone ma anche curare malattie, implementare funzioni cerebrali e molto altro. Con il tempo, le nanites diventano autonome, vagando per il mondo in maniera indipendente.

Cosa c’entra un aneddoto del genere con i nuovi processori Apollo Lake (Atom E3900) di Intel? Non di certo il futuro che prospettano ma il tipo di evoluzione che hanno perseguito e a cui sono arrivati: CPU molto piccole, più potenti e intelligenti, capaci di potenziare dispositivi avanzati e senzienti, un passo verso un mondo non solo iper-connesso ma anche autonomo. Ne abbiamo parlato in esclusiva con Jonathan Luse, General Manager, IoT Planning e Product Line Management di Intel Corp, che ha presentato il nuovo Atom in Italia prima dell’arrivo ufficiale, atteso il primo trimestre del prossimo anno.

“Lo sviluppo hi-tech ha rivoluzionato le nostre vite, è inutile ricordarlo. Intel ha svolto un ruolo essenziale con i suoi processori che sono passati dai computer agli smartphone, per arrivare fino ai piccoli smartwatch che oggi portiamo al polso. È incredibile quanto l’uomo sia riuscito a ottenere in campo tecnico: presto arriveremo alle auto senza pilota, un veicolo che si muove principalmente grazie a un chip”.

nanites

I nanites di Revolution

La Google Car

E Apollo Lake nasce proprio per questo: semplificare la vita alle compagnie produttrici di auto che, da anni, studiano come rendere intelligenti i loro veicoli, prima dotandoli della guida semi-automatica (come le Tesla) e poi del tutto autonoma, molto vicina ma ancora oggetto di miglioramento. Per quale motivo? Come ci dice Luse, non dipende tutto dall’hardware, visto che nell'uso di una Google Car entrano in gioco fattori molteplici e interdipendenti. "Di mezzo c’è il software che si interfaccia con il computer di bordo, i dati recepiti dall’ambiente circostante, le immagini delle videocamere e dei sensori. Insomma, una serie di informazioni che restituiscono una realtà aumentata a cui l’uomo ha imparato a rispondere per sua natura e destrezza (pensiamo a una veloce sterzata in caso di attraversamento improvviso di un pedone) ma che l’automobile senza pilota deve imparare a gestire studiando l’esterno, inteso come insieme di elementi matematici".

Nanotecnologia all’avanguardia

Ma tornando a Revolution, quello che racconta la televisione si intreccia in maniera interessante con le applicazioni che Intel ha previsto per il prossimo Apollo Lake. Sono tre i filoni seguiti dall’azienda: automotive, industria e video. Se dell’auto senziente ne abbiamo già parlato, vale la pena farci raccontare da Luse gli altri due spunti. “Quando parliamo di industria ci riferiamo alla Fabbrica 4.0, ovvero quel contesto che vede sempre più sistemi connessi supportare il lavoro dell’uomo, senza grosse distinzioni tra categorie di adozione. Si va dalle aziende manifatturiere che delegano ai sensori su ogni macchina la rilevazione dell’usura e delle tempistiche di sostituzione delle parti, ai robot in sala operatoria che rendono la mano del chirurgo più precisa e ferma. Ma anche i droni per il drenaggio in agricoltura, i chip sulle antenne meteo e così via”.

Le implementazioni nel settore video seguono la stessa logica: i processori Atom E3900 miglioreranno sia la cattura tramite le videocamere pubbliche (ma anche private) che le procedure di decodifica e analisi dei file ottenuti, destinati anche alla pubblica sicurezza, a operazioni di intelligence e di polizia. “L’obiettivo non è quello di popolare la Terra di oggetti che scambiano informazioni via internet, senza concreti vantaggi per le persone. Se ho uno smartphone che sa quando esco di casa (tramite il GPS) e un braccialetto che monitora il battito cardiaco, magari serve una piattaforma che metta in comunicazione i due, per alimentare un'app di fitness in maniera automatica, in modo da relazionare eventi e parametri, cause ed effetti. È quello che la gente ci chiede: usare la tecnologia per risolvere i problemi, non crearne degli altri”.

© Riproduzione Riservata

Commenti