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Google chiarisca come utilizza i dati delle carte di credito

Le associazioni per la privacy contro il nuovo tool pubblicitario che traccia gli acquisti offline degli utenti. Ecco cosa rischia Mountain View

In primavera Google ha annunciato Store Sales Measurament, un nuovo strumento pubblicitario che consente di mettere in relazione gli acquisti effettuati nel mondo reale attraverso carta di credito con le ricerche online.

Questo sistema, che di fatto punta a offrire agli inserzionisti un riscontro sul campo circa la reale efficacia delle proprie campagne online, non offrirebbe però le adeguate rassicurazioni circa le modalità utilizzate da Mountain View per la raccolta e la tracciatura dei dati.

Metodi poco chiari: la FTC indaghi

È questo, in sostanza, il motivo che ha spinto la EPIC, un’importante associazione per i diritti sulla privacy, a depositare presso la FTC una richiesta di investigazione. "Google sostiene che può tutelare la privacy dei consumatori, pur correlando le impression pubblicitarie con gli acquisti nei negozi, ciononostante si rifiuta di rivelare o consentire test indipendenti della tecnica che renderebbe possibile", si legge nell’atto depositato presso la Commissione federale statunitense per il commercio.

"La privacy di milioni di consumatori dipende pertanto da un algoritmo di proprietà riservato. E anche se Google afferma che i consumatori possono effettuare l’opt-out (ovvero la rinuncia a essere tracciati, ndr), il processo è oneroso, nebuloso e fuorviante ".

La replica di Google: "dati sicuri e anonimi"

A preoccupare i “watchdog” americani sarebbero dunque le modalità di acquisizione e tracciatura dei dati, tenuto conto dei rischi che potrebbero derivare agli utenti in caso di hackeraggio del sistema. Del resto - ed è la stessa Google ad ammetterlo - un sistema del genere può tracciare i dati del 70% dei possessori di carte di credito e di debito americani, comprese le ricerche sui prodotti, i dati di localizzazione e ovviamente le informazioni di pagamento.

La replica di Google è affidata a uno statement nel quale si sottolinea che "tutti i dati sono crittografati e aggregati e che nessuna informazione identificabile proveninente dalle carte di credito viene ricevuta o condivisa". Un approccio che Mountain View definisce “comune” e che si basa su una tecnologia che mantiene i dati degli utenti "privati, sicuri e anonimi".

Il precedente del 2011

Ma cosa rischia concretamente Google? La FTC dovrà in primo luogo valutare le richieste dell’associazione ed eventualmente richiedere alla società americana qualche informazione in più circa l’algoritmo - che per inciso è fornito da una società di terze parti - che viene utilizzato per incrociare le transazioni effettuate nei negozi fisici con i dati di milioni di utenti che utilizzano il motore di ricerca (e dei servizi collegati, come YouTube e Google Maps).

In base all’esito di un eventuale procedimento, la Commissione potrebbe imporre al colosso americano una serie di misure aggiuntive a tutela dei consumatori. Già nel 2011, la FTC (proprio su espressa richiesta della EPIC) obbligò Google a fornire una serie di informazioni chiare e precise sull’utilizzo dei dati all’interno di Google Buzz e - più in generale - a sottoporsi a un’analisi periodica sulle policy adottate a livello di privacy.

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