Dyson V6
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Dyson V6 Absolute: la recensione

Il nostro personalissimo test sulla scopa senza filo del produttore britannico

Per molto (troppo) tempo siamo stati portati a pensare che la tecnologia fosse incompatibile con certe faccende di casa. Quasi che lavare, stirare, lavare i pavimenti, passare l’aspirapolvere fossero attività difficili da innovare, perché in fin dei conti - ce lo ripetevano anche i nostri nonni - quando si tratta di pulire l’unica cosa che conta è l’olio di gomito.

Questo concetto, a dire il vero un po’ retrò, è fortunatamente un lontano ricordo. Con un pizzico di coraggio, e anche un po’ di incoscienza, alcuni player del mondo hi-tech si sono presi la briga di provare a cambiare il nostro modo di fare le pulizie, rendendolo se non più divertente, almeno più piacevole ed efficiente. Basta fare un salto nelle grandi catene di elettronica di consumo per scoprire che anche al reparto lavatrici, ferri da stiro, aspirapolveri e lavapavimenti ci sono ora dei piccoli gioielli tecnologici, curati nel design, evoluti nel funzionamento, in una parola avveniristici. Perché, insomma, sarà pure uno sporco lavoro, ma c’è modo e modo di farlo.

Fra gli articoli più desiderati di questa nuova progenie di elettrodomestici 2.0 non si può non citare il nuovo Dyson V6, un apparecchio che va a collocarsi proprio a metà strada fra l’aspirapolvere e la classica scopa elettrica. Il marchio inglese, noto anche dalle nostre parti per i suoi aspirapolveri ciclonici, lo definisce senza troppi fronzoli una scopa senza filo, quasi a voler prendere la distanze da tutto ciò che si è visto finora nella letteratura del genere. Il Dyson V6, questo sembra volerci dire la società, è pratico come una scopa, efficiente come un aspirapolvere. Dopo un mese di prova su strada - pardon su pavimento - vi raccontiamo come funziona e le nostre impressioni.

 

Un design che non passa inosservato
Iniziamo col dire che il nuovo Dyson V6 Absolute è prima di tutto un oggetto bello da vedere. Intendiamoci, mai e poi mai avremmo immaginato di trovarci un giorno a decantare le grazie di una scopa senza filo, ma la verità è questa: il Dyson V6 non è quel genere di elettrodomestico da tenere nascosto nel ripostiglio, ma qualcosa che può stare tranquillamente in bella vista, magari non al centro del salotto, ma di sicuro in qualsiasi angolo della cucina. La forma del tubo, longilinea ed essenziale, e il disegno muscolare del corpo ciclonico fanno a loro modo design, ma anche il colore fucsia del tubo (più vicino a quello di un rossetto glitter che non a quello di un aspirapolvere) sembra voler ribaltare tutti i canoni estetici cui siamo stati abituati finora. L’unico appunto che ci sentiamo di muovere riguarda la struttura e gli imballaggi della confezione, un po’ poveri rispetto alla qualità (e al prezzo) dell’apparecchio.

Dyson V6

Dyson V6 in azione – Credits: Roberto Catania

15 metri quadrati puliti in meno di un minuto
Dopo aver ricaricato il Dyson (per una carica completa occorrono poco più di 3 ore), siamo pronti alla prima vera prova di aspirazione: il pavimento di una cucina di 15 metri quadrati dopo una cena di famiglia. Estratto il V6 dalla sua sede siamo pronti ad aspirare tutto ciò che ci passa sotto tiro: briciole, farina, scaglie di grana e quant’altro vengono risucchiati in poco più di 40 secondi. L’efficienza dell’ormai noto sistema ciclonico brevettato (qui - per gli amanti delle specifiche tecniche - il video che spiega come funziona la tecnologia Tier Radial) racconta solo una parte della storia. Sì perché qui il vero vantaggio sta nell’agilità del mezzo, una specie di anguilla meccanica capace di infilarsi praticamente dappertutto, negli angoli, dietro le tende, sotto le sedie.

Dyson V6

Dyson V6 in azione – Credits: Roberto Catania

Senza tubo diventa un portatile
Ma c’è un altro aspetto che differenzia il V6 da tutti gli altri oggetti del genere, ed è la sua versatilità. L’idea che sta alla base di questo apparecchio, e ancor prima del DC35 e del DC62, è infatti quella di un aspiratore multi-funzione che può essere utilizzato per pulire qualsiasi superficie, dal pavimento al parquet, dagli angoli del soffitto al tavolo della cucina. È la struttura dell’apparecchio a renderlo possibile, ovvero la sua leggerezza (in totale sono 2,7 kg, meno di due bottioglie d’acqua), nonché la possibilità di scollegare il tubo dal nucleo: in versione “ridotta” in pratica, il V6 diventa una sorta di mini-aspiratore portatile, ideale - ad esempio - per togliere le briciole dalla tovaglia a fine pasto.

Dyson V6

Per svuotare il cestello principale è sufficiente premere il tasto di sblocco – Credits: Roberto Catania

A caccia di sporco
Il risultato è talmente gratificante che, terminato il nostro giro in cucina, ci dispiace quasi rimettere il Dyson a riposo. Verrebbe voglia di continuare, di andare in un'altra stanza e scovare altro sporco da eliminare. Il Dyson V6, è inutile negarlo, ha scatenato in noi una sorta di raptus della pulizia e a ben guardare la “colpa” è della particolare conformazione dell’apparecchio, la cui impugnatura ricorda quella di una pistola. Lo avrete capito, con questo attrezzo  fra le mani ci si sente insomma come dei veri e propri giustizieri dello sporco, sempre pronti a premere il grilletto (così viene definito il grosso pulsante rosso situato nella parte cava dell’impugnatura). L’idea del manico da pistoleri, in realtà, nasce soprattutto dalla necessità di risparmiare energia. Trattandosi di un apparecchio a batteria, Dyson ha pensato a un sistema in grado di evitare gli sprechi inutili: e in effetti un pulsante con meccanismo di ritorno ci consente di avviare il motore di aspirazione solo quando serve, evitando di farlo girare a vuoto (ad esempio negli spostamenti da una stanza all’altra).

Dyson V6

Il grilletto di accensione è situato nella parte bassa dell'impugnatura – Credits: Roberto Catania

Autonomia: da 6 a 20 minuti (a seconda della potenza di apsirazione)
Già ma quanto dura in definitiva la batteria del Dyson V6? Con una carica completa e impostando l'aspirazione al massimo siamo nell’ordine dei 6-7 minuti, il tempo necessario per passare velocemente la polvere in un appartamento di circa 80 metri quadri. L’autonomia aumenta sensibilmente abbassando la potenza di aspirazione: in modalità standard siamo arrivati a quasi 20 minuti di utilizzo continuativo. In realtà per il tipo di mansione che si richiede a un dispositivo del genere - piccole pulizie “chirurgiche” - quello della durata è un problema secondario. Ciò che conta è rimettere il V6 nella sua stazione di ricarica al termine delle operazioni; a meno che non facciate un utilizzo superintensivo dell’apparecchio sarete sempre nelle condizioni di avere benzina a sufficienza per terminare il lavoro.

Dyson V6

L'autonomia del V6 alla massima potenza di aspirazione è di circa 6 minuti – Credits: Roberto Catania

Da trattare con cura
Più importante, semmai, considerare la parte di manutenzione. Il Dyson V6, come tutti gli apparecchi ciclonici, richiede piccole ma indispensabili attività di pulizia al fine di garantire un’efficienza ottimale di tutti i suoi componenti. Sotto questo profilo Dyson ha lavorato per semplificare e razionalizzare al massimo le operazioni: il contenitore principale va svuotato più o meno giornalmente (per farlo è sufficiente premere il comodo tasto rosso di apertura del portello); il nido d’ape del ciclone va pulito di tanto in tanto (per farlo si può usare anche la spazzola per i divani inclusa in confezione); i due filtri integrati (quello sul manico e quello nel cuore del corpo ciclonico) vanno lavati sotto l’acqua fredda almeno una volta al mese. Si tratta - in tutti i casi - di operazioni poco invasive e semplici da eseguire, anche per l'utenza più pigra.


Dyson V6

Il filtro situato nel corpo del ciclone può essere smontato e lavato in acqua fredda – Credits: Roberto Catania

Conclusioni
Quello che sulle prime potrebbe sembrare un vezzo da casalinghi ipertecnologici è in realtà una vera alternativa alla scopa. L’agilità e la potenza di aspirazione del sistema ciclonico sono gli aspetti che più degli altri fanno la differenza, ma nella valutazione complessiva dell’apparecchio non si può non tenere conto del design, della qualità dell’assemblaggio e della semplicità della manutenzione: non sono necessari sacchetti, basta ricordarsi di svuotare il cestello principale e pulire i filtri di tanto in tanto. A conti fatti, le uniche critiche che si possono muovere al costruttore riguardano la struttura della confezione (un po’ povera rispetto al tenore del prodotto) e il prezzo (439,99 euro) comunque elevato. In definitiva un prodotto che può stare bene - anzi benissimo - in cucina, ma che all’occorrenza (seconde abitazioni o appartamenti di dimensioni ridotte) può diventare il primo (e unico) aspirapolvere di casa.

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