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Così la stampa 3D sta cambiando il nostro mondo

Da artigiani ad artisti digitali: ecco in che modo HP vuole rivoluzionare la produzione di oggetti e beni di consumo

Non è semplice parlare di stampa 3D. si tratta di un universo così vasto e eterogeneo da comprendere mondi e ambiti di applicazione molto diversi. Si va da chi intende le tre dimensioni come naturale proseguimento dell’hobby fai-da-te, alle aziende che hanno cominciato ad adottarla per migliorare i propri processi produttivi e ridurre i costi. In che modo? Avendo a disposizione una stampante 3D chiunque può passare, in poco tempo, dal progetto al computer ad un oggetto fisico, da toccare, analizzare, studiare e migliorare. Lo stesso procedimento in modalità classica avrebbe richiesto l’invio del file ai laboratori dislocati chissà dove che, una volta realizzato il prototipo, dovevano spedirlo all’ideatore, che si tratti di un singolo o di un intero reparto di ingegneri.

Quando si tratta di stampa 3D è bene dunque considerare due categorie: le persone che hanno una stampante a scopo privato, magari per costruirsi da soli la cover del cellulare o altri manufatti, alle imprese vere e proprie, che sfruttano macchine decisamente più grandi e performanti. Se nel primo caso si parte da modelli che costano anche 80 euro (come la Peachy Printer), il contesto professionale gira su cifre più elevate, per chiari motivi legati alla qualità, velocità e flessibilità del 3D.

hp jet fusion

La Jet Fusion di HP – Credits: Courtesy of HP

Non sembrerà dunque strano pagare 120 mila euro per una macchina del genere. Ed è quanto costa la nuova Jet Fusion 3D, che HP venderà a partire da ottobre. Eppure, nonostante il prezzo per nulla irrisorio, la Fusion potrebbe essere il dispositivo in grado di cambiare per sempre il modo di produrre oggetti e beni su larga scala. Non a caso, sono già partner del progetto nomi come Nike e BMW, che useranno una delle due varianti di Jet (3200 o 4200) per portare avanti parte della loro produzione. L’obiettivo è chiaro: rendere la modalità di stampa 3D universale, una tecnica di massa globalmente riconosciuta e applicata dai marchi più famosi.

Se volessimo essere lungimiranti, potremmo anche affermare che l’innovazione tecnologica portata da strumenti del genere possa rappresentare la fine dello sfruttamento minorile e del lavoro sottopagato. Perché? Beh, una macchina che (secondo HP) lavora a velocità 10 volte maggiore delle attuali concorrenti e con un prezzo per polimero ridotto, costa di meno di un ragazzino che cuce un pallone in qualche sottoscala in Oriente o Sud Africa, ma anche in Europa. Certo, costa anche di meno degli operai specializzati, ma è il rovescio della medaglia.

Oltre alla maggiore velocità, la vera novità della serie HP Jet Fusion 3D è l’utilizzo di due inchiostri differenti: un agente di fusione e un agente di dettaglio. Il primo dona il calore al materiale, il secondo lo definisce secondo le istruzioni del file sul computer. Una volta terminata la stampa, una luce ad alta intensità passa su tutta la superfice, fondendo le parti rimanenti e producendo una piccola polverina che va a finire in un rifiuto riciclabile. In questo modo si ottengono oggetti più resistenti e durevoli, come una scarpa da tennis, come quelle realizzate da Nike che potrebbe permettere presto ai clienti di progettare a casa le scarpe preferite, recarsi presso uno store autorizzato, e usare una Jet Fusion di HP per stamparle in qualche ora.

Vuol dire che potremmo avere vestiti, smartphone, automobili, ma anche cibi come la pasta (vista quella di Barilla stampata in 3D?) e ogni altro bene di largo consumo disegnati come vogliamo e personalizzati a nostro piacimento. Difficile dire quando tutto ciò avverrà, ma un paio di compagnie stanno portando avanti il concetto che il cliente non è solo denaro che cammina ma un soggetto con preferenze, bisogni e necessità diverse, per cui non c’è motivo di consegnare a tutti lo stesso articolo standardizzato.

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