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Come smaltire i rifiuti tecnologici

Molti li conservano a casa ma il ritiro è senza costi per legge. E tra qualche mese sarà ancora più semplice buttarli

La principale discarica di rifiuti tecnologici sembra essere costituita dai
cassetti degli italiani. Lì, sepolti da polvere e grovigli di cavi, giacciono senza vita vecchi telefonini, tablet dallo schermo incrinato, modem a 56k e personal computer che hanno esalato l’ultimo respiro.

Un museo del modernariato che si arricchisce ogni anno di pezzi più o meno pregiati.

Andate all'isola ecologica comunale
La soluzione per disfarsi di questo mausoleo digitale esiste da anni, ma pochi lo sanno.
Ed è più vicina dell’isola ecologica comunale. Si chiama «uno contro uno»: è il diritto di ogni consumatore a consegnare il proprio vecchio apparecchio al negoziante ogni volta che ne compra uno nuovo.

In base al decreto legislativo 151 del 2005 e al successivo decreto ministeriale 65 del 2010, ogni cittadino può, al momento dell’acquisto di un nuovo computer, televisore o qualsiasi altra apparecchiatura elettrica o elettronica, consegnare al rivenditore un apparecchio dismesso, purché abbia funzioni e dimensioni equivalenti.

Questo vale per le apparecchiature piccole, sia per gli elettrodomestici
più grandi.

E se è necessario un ritiro a domicilio, un frigorifero, per esempio, il distributore potrà far pagare un sovrapprezzo solo e unicamente per il servizio di trasporto.

Uno contro zero
Recentemente, con il decreto legislativo 49 del 2014, si è introdotta una novità: "l’uno contro zero". In questo modo, ogni cittadino potrà consegnare un apparecchio usato di piccole dimensioni (25 centimetri massimo), senza essere obbligato a comprarne uno nuovo, in un
qualsiasi negozio che abbia una superficie di almeno 400 metri quadrati.

In altri termini, in quasi tutti i punti vendita delle grandi catene dell’elettronica. Una novità che, per il momento, rimane sulla carta, in attesa di un decreto attuativo che la renda operativa.

Servizio gratuito
In ogni caso, il servizio di ritiro deve essere gratuito per legge, in quanto i costi di raccolta e riciclo sono già stati pagati dai produttori e, in maniera indiretta, dal consumatore finale, che spesso vede indicato quel costo nello scontrino, citato come "eco contributo Raee", acronimo che sta per Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche.

L’obiettivo è semplificare la vita ai consumatori che si devono disfare di un prodotto. E in futuro sarà tutto ancora più semplice. "Attualmente il sistema più all’avanguardia è quello per il riciclo dei moduli fotovoltaici" spiega Giancarlo Morandi, presidente di Cobat, il consorzio
che si occupa di raccogliere e riciclare prodotti tecnologici.

"Quando vengono venduti, i produttori e gli installatori ci indicano un codice identificativo del singolo modulo che permette al consorzio di garantire il ritiro gratuito quando questo
smetterà di funzionare, anche tra vent’anni. Una buona pratica che pensiamo di allargare a tutti i prodotti tecnologici, nel pieno rispetto dei diritti dei consumatori e dell’ambiente".
(S.L.)

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