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Google spia con Nest: ecco il report che lo conferma

L’azienda ha prodotto il primo documento sull’utilizzo di Protect, il rilevatore domestico di fumo e monossido di carbonio. Ma potrebbe andare oltre

– Credits: https://nest.com

Come vi sentireste in una casa completamente “googlizzata”? Il più complottisti potrebbero pensare a pareti con orecchie, lampadari con occhi e oggetti interconnessi fin troppo curiosi. Se un contesto del genere può sembrare esagerato potrebbe presto diventare realtà grazie ai nuovi sviluppi della domotica. All’inizio dell’anno Google ha annunciato di aver acquisito Nest, azienda produttrice di gadget che rientrano nel cosiddetto “internet degli oggetti”, ovvero quel settore che prevede la realizzazione di prodotti in grado di rilevare informazioni di diverso tipo e restituirle a computer, smartphone, tablet e così via.

Proprio la Nest aveva lanciato Protect, il primo rilevatore di fumo e monossido, per rilevare la qualità dell’aria presente in casa e avvertire l’utente nel caso di fughe di gas, incendi e in generale modifiche del livello qualitativo dell’aria presente in casa. A otto mesi dal lancio, e dopo una serie di problematiche tecniche che hanno portato alla sospensione della vendita, Nest ha rimesso in commercio Protect, rilasciando anche il primo report sul suo utilizzo.

Si tratta di un’analisi sulla qualità dell’aria rilevata dal gadget, tarato per verificare il livello di monossido di carbonio, la causa principale di decessi per avvelenamento negli Stati Uniti. Fino ad oggi per governi ed esperti è stato difficile, se non impossibile, stabilire la quantità stimata di CO presenti in casa, per lo più perché la maggior parte delle volte si tratta di eventi non monitorati e che si risolvono con un intervento diretto degli abitanti della casa. Può quindi succedere che vi siano case dopo la presenza di monossido di carbonio sia importante ma non rilevata da alcun sistema centrale e quindi, almeno per le statistiche, inesistente.

Ma usando i dati raccolti da Protect, secondo l’azienda anonimi nel rispetto della privacy, Nest ha rivelato alcune statistiche interessanti. Prima di tutto gli eventi che riguardano la presenza di CO dentro casa non sono così rari come si può pensare: lo 0,65% degli utenti ha infatti vissuto un’esperienza di accumulo di monossido di carbonio negli ultimi cinque mesi e circa lo 0,9% delle case negli Stati Uniti, Canada e Regno Unito sono esposte ad alti livelli di monossido di carbonio. Sarà pure meno dell’1% va equivale a circa 1,4 milioni di famiglie, la metà degli abitanti di Roma.

Il problema è: queste persone vogliono che i dati raccolti dalle loro case vengano presi o preferirebbero tenerseli per sé e per controllare da soli lo stato dell’aria? Protect è veramente pieno di sensori, alcuni dei quali capaci di tracciare molto di più di quello che stanno facendo già ora. Può analizzare la luce, la presenza di persone, il calore, gli ultrasuoni. Immaginate cosa succederebbe se tali sensori fossero sempre attivi e connessi a smartphone, tablet e oggetti indossabili, come gli orologi Android Wear. Questi due oggetti potrebbero dar vita ad una rete di scambio di informazioni davvero fitta e senza fine, dove qualsiasi dettaglio della propria vita può essere registrato e, nel caso, inviato ai server delle aziende costruttrici. I nostri respiri, i passi, le chiacchierate, i momenti di relax, diventeranno tutto un algoritmo; è il DNA digitale che già accompagna le nostre vite.

 
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