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Accendere le luci di casa? Basta dirlo a Siri

Arrivano i primi prodotti compatibili con Apple HomeKit: fra questi anche un sistema di regolazione remota dell’illuminazione

Fino a ieri era solo una piattaforma eterea, uno strumento complesso per programmatori e smanettoni, una promessa insomma. Ora, però, HomeKit è qualcosa di tangibile, una realtà che anche il grande pubblico può finalmente toccare con mano.

A un anno dal suo annuncio ufficiale, il kit di sviluppo per applicazioni domotiche creato da Apple ha prodotto infatti i suoi primi prodotti compatibili: un paio di sistemi di regolazione remota dell’illuminazione casalinga, una presa intelligente, una famiglia di sensori per il monitoraggio dei parametri ambientali, un termostato smart.

 

Caratteristica comune di tutti i primi device compatibili con HomeKit è la possibilità di controllo mediante app ma soprattutto l’integrazione profonda con le funzionalità del mondo iOS. Significa, ad esempio, che è possibile chiedere a Siri di accendere o spegnere le luci, regolare la luminosità, piuttosto che attivare uno o più apparecchi collegati alle prese intelligenti (ad esempio un ventilatore o un condizionatore).

HomeKit, lo ricordiamo, è l’ambiente di sviluppo creato da Apple per connettere tutti i principali congegni di casa - ad esempio luci, termostati, elettrodomestici, tapparelle, serramenti - con i suoi dispositivi (iPhone, iPad, iPod, Mac).

Cinque cose che potremo fare in casa grazie ad HomeKit


I primi prodotti "casalinghi" sviluppati intorno al nuovo ecosistema della Mela arrivano all’indomani dell’annuncio di Google Brillo, una versione di Android espressamente concepita per il mondo dell’Internet of Things. A Mountain View come a Cupertino sono evidentemente convinti che la prossima grande sfida dell’hi-tech sarà quella di connettere qualsiasi oggetto di largo consumo, sia in casa che fuori.

Dopo la guerra sul fronte degli smartphone, insomma, i due colossi californiani hanno scelto la domotica come nuovo terreno di confronto. Secondo gli analisti vincerà chi saprà facilitare il compito dei produttori di hardware, sviluppando sistemi operativi “agili” e facili da installare a bordo di oggetti concepiti in origine con caratteristiche e funzionalità tutt’altro che smart.

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