Harman Oasis
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L’auto che si guida da sola? Sarà tutt’altro che noiosa

Cosa faremo quando le nostre vetture saranno totalmente nelle mani dell'intelligenza artificiale? Ecco lo scenario immaginato da Harman

Indipendente, stupefacente, iper-connessa ma anche un po’ monotona, per certi versi noiosa. L’auto che si guida da sola ce la immaginiamo così: un piccolo prodigio tecnologico sulla quale però potremmo sentirci un po’ spaesati, non fosse altro perché ci obbligherà a rivedere la nostra posizione di (ex) guidatori.

E insomma cosa faremo, come passeremo il tempo quando tutto sarà nelle mani dell’intelligenza artificiale? Alla domanda prova a dare una risposta Harman con quello che è tutti gli effetti un abitacolo intelligente pensato per i futuri veicoli a guida autonoma. La prima demo della soluzione, basata su piattaforma LIVS (Life-Enhancing Intelligent Vehicle Solution) e insatallata all'interno di Oasis, un prototipo realizzato da Rinspeed e mostrato al recente CES di Las Vegas, ci mostra in forma “condensata” la visione della mobilità del futuro secondo l’azienda americana, soprattutto per ciò che concerne l’esperienza a bordo auto.

 

Un'auto a misura d'uomo
L’idea, ha spiegato l’azienda in occasione della kermesse americana, è quella di un’auto a misura d’uomo, personalizzata cioè sulle sue abitudini. Di guida, certo, ma anche di lavoro e di svago. L’auto del futuro ci parlerà – letteralmente – attraverso interfacce vocali evolute, ci farà accedere ai nostri programmi preferiti e interagire (in modo sicuro) con i social network, sarà aperta alle videochiamate e sincronizzerà la to-do-list della nostra agenda, così da permetterci di arrivare in tempo agli appuntamenti.

Con l'auto che si guida da sola non ci saranno più incidenti stradali


Le mappe e le altre informazioni critiche per la navigazione non saranno condensate su un minuscolo display a cristalli liquidi ma verranno proiettate a tutto campo sul parabrezza attraverso i cosiddetti sistemi HUD (Head Up Display). E grazie alle applicazioni in realtà aumentata potranno mischiarsi alla visione reale.

Tutto o quasi sarà connesso a Internet, è evidente, nonché infarcito di sensori. Non solo per recepire le informazioni in tempo reale ma per consentire il dialogo con gli altri veicoli e rilevare gli ostacoli sulla strada. Gli utenti più tecnologici potranno persino interagire con i dispositivi hi-tech presenti in casa per avviare con un certo anticipo le attività più routinarie, ad esempio accendere il riscaldamento o aprire le tapparelle.

Harman Oasis

Una vista dell'abitacolo allestito da Harman per Oasis, il prototipo di auto intelligente realizzato da Rinspeed – Credits: Harman

Un passaggio indolore
Insomma, il conducente – o, meglio, ciò che ne resta – sarà tutt’altro che avulso dall’esperienza di guida. Anche perché la transizione fra l’auto tradizionale e quella che si guida da sola sarà graduale e, soprattutto nella prima fase, piuttosto ibrida.

Perché le auto dovranno parlarsi fra loro


Una delle criticità dei veicoli autonomi riguarda proprio il passaggio tra modalità autonoma e modalità manuale, ha spiegato Harman. Affinché tutto proceda per il meglio sarà necessario sfruttare tutte quelle tecnologie - dal feedback tattile al monitoraggio delle pupille – in grado di valutare la capacità attentive del conducente, comprendendo quanto questo sia effettivamente impegnato, nelle condizioni cioè di poter prendere il volante in qualsiasi momento.

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Una vista dell'abitacolo allestito da Harman per Oasis, il prototipo di auto intelligente realizzato da Rinspeed – Credits: Harman

La fiducia passa dall'auto conessa
Ok. Ma quanto tempo ci vorrà prima che tutto questo diventi realtà? Non molto. In due massimo tre anni, scommette Harman, i produttori di auto saranno in grado di offrire ai propri clienti un’esperienza di guida totalmente connessa. Il passaggio all’auto che si guida da sola sarà lo step successivo.

Più che arrivare prima all’obiettivo, però, sarà importante arrivarci meglio. Garantendo un’esperienza di guida sì innovativa ma soprattutto priva di rischi. La tecnologia dovrà in un certo senso sentirsi il meno possibile, essere quasi annegata all’interno dell’abitacolo, così da evitare distrazioni. Solo in questo modo potremo affrontare a cuor leggero il fatidico momento in cui staccheremo le mani dal volante.

Perché, è inutile girarci intorno, abbandonarsi nelle mani dell’intelligenza artificiale significa in un certo senso avere una fiducia incondizionata nel mondo delle nuove tecnologie. E la fiducia, si sa, è qualcosa che va conquistata giorno dopo giorno.

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