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Apple, il futuro è appeso a un software

La presentazione di iOS 7 attesa per giugno sarà decisiva per il destino dei prossimi dispositivi della Mela

Da anni la Apple segue la stessa strategia vincente: a intervalli più o meno regolari lancia nuovi prodotti, realizza boom di vendite e mostra i muscoli alla concorrenza. Il successo di Cupertino, però, parte da molto prima: si misura soprattutto con l’attesa che precede l’approdo sul mercato di questo o quel gadget di ultima generazione. Ecco, l’impressione è che negli ultimi tempi questa attesa sia meno vigorsa del solito.

Sarà stato il fracasso legato al debutto del Samsung Galaxy S4 o sarà un semplice pregiudizio diffuso, figlio delle ultime performance non proprio esaltanti della Mela in borsa , fatto sta che il giocattolo dorato pare avere perso il luccicore di un tempo. E queste prime ruggini non dipendono solo dal fatto che sono passati ormai quasi 200 giorni dall’ultima volta in cui Tim Cook e soci hanno sfornato un nuovo dispositivo. Il punto è che un iPhone 5S con una fotocamera migliore o un iPad 5 più sottile e leggero forse non bastano per solleticare i desideri degli appassionati. Ci vuole altro. Ci vuole di più.

La Apple si trova insomma davanti a un bivio e la direzione che prenderà potrebbe essere decisiva per il suo futuro. Anziché puntare sull’hardware, per la prima volta in tempi recenti dovrà mettere l’accento sul software. Detto senza troppi giri di parole, il sistema operativo mobile iOS così com’è ha un po’ stufato. Lo si legge con chiarezza in rete e su parecchi forum: il suo essere da troppo tempo uguale a se stesso, la sua linearità a prova di «tecnonegati» che stride con la sua macchinosità di fronte a molte personalizzazioni tecniche, ha convinto tanti utenti a migrare verso Android o anche solo a farsi solleticare dall’idea di guardarsi intorno. Di chiedersi come sarebbe portarsi in tasca uno smartphone targato Google o Microsoft.

Ecco perché la prossima Worldwide Developers Conference, l’annuale appuntamento dedicato agli sviluppatori e in programma a partire dal 10 giugno a San Francisco vale molto di più di una qualsiasi evento riservato alla stampa. Poco importa, come si vocifera in queste ore, che ci sarà un refresh dei MacBook Air e Pro: quello che conta sarà iOS 7, la prossima versione del sistema operativo mobile made in Cupertino. Anzi, conterà se saprà dimostrare una rottura rispetto al passato.

Come? Innanzitutto girando pagina rispetto allo «skeuomorfismo » tanto caro a Steve Jobs. Ormai gli smartphone sono entrati nelle nostre vite quotidiane, hanno sostituito le agende e i calendari. Non è dunque più necessario, per dire, che la app di serie per prendere appunti ricordi un blocco note. O che Passbook debba scimmiottare un contenitore fisico di documenti. Ma queste sono comunque minuzie. Se c’è qualcosa che tanti utenti invidiano al mondo Android è il menu a tendina con cui si accendono o spengono il Wi-Fi, il Gps, la rete mobile, il Bluetooth. Sull’iPhone e l’iPad persino regolare la luminosità richiede di entrare e a volte perdersi in menu e sottomenu.

Come accennavamo prima, la grande contraddizione di iOS è proprio il fatto di rendere semplicissimo ciò che è semplice e un po’ più gravoso ciò che non dovrebbe esserlo. Ciò va specificato perché questo ragionamento non è solo figlio di un capriccio estetico: per certi versi l’intera esperienza dell’utente meriterebbe di essere ripensata.

In più, se c’è una lezione che il Samsung Galaxy S4 ha insegnato a tutti, è che la maggior parte dei consumatori sono pigri e che le funzioni disponibili di serie sanno fare effetto. Da settimane si parla con iperbole francamente eccessive di alcune dotazioni di bordo della casa sudcorena: il traduttore simultaneo e la piattaforma per tenere d’occhio lo stato di salute e l’attività fisica. Ebbene, basta andare in questo momento su iTunes per scaricare delle app che svolgono egregiamente lo stesso lavoro. E lo stesso dicasi per le guide di viaggio di «S Travel», che è una versione estesa di Tripadvisor o per la messaggistica istantanea in chat e in video.

La Apple potrebbe avere la furbizia di non limitarsi ad aggiornare le mappe e, come ovunque viene dato per certo, di rendere iCloud un protagonista meno marginale. Jony Ive e soci dovrebbero pensare seriamente a un pacchetto di funzioni più generoso. Riflettiamoci per un attimo: un iPhone o un iPad con caratteristiche di ultima generazione, abbinate a un sistema operativo nuovo di zecca, sul serio diverso rispetto al passato, più ricco e visivamente differente, sarebbe un metodo intelligente per riportare l’attesa per i prossimi prodotti su quel livello che finora ha inondato Cupertino di dollari e ha costretto la concorrenza (quasi tutta, almeno) a battere in ritirata con la coda tra le gambe.

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