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Altro che sigaretta, dopo il sesso è meglio lo smartphone!

Uno studio condotto da Harris Interactive su 2000 utenti statunitensi rivela: dopo aver fatto l’amore una persona su cinque si attacca al telefonino

Sesso e smartphone

– Credits: terminallychll@flickr

Cosa fate dopo aver fatto l’amore? Vi scambiate coccole ed effusioni all’infinito? Vi rivestite e state da soli coi vostri pensieri? Oppure vi accendete la fatidica sigaretta? Forse nessuna delle tre ipotesi. Forse siete anche voi fra quel 20% di amatori del ventunesimo secolo che dopo il sesso preferisce…lo smartphone.

Secondo una ricerca condotta da Harris Interactive e ripresa questa settimana dal blog del New York Times, al termine dell’amplesso una persona su cinque si butterebbe fra le "braccia" del proprio telefonino intelligente.

Non si tratta – è bene precisarlo – di uno studio con pretese scientifiche, ma di un’indagine online (condotta su 2000 utenti statunitensi) che cerca di far luce sulla centralità che stanno assumendo i vari cellulari evoluti in tutti i momenti della nostra vita. E in effetti il quadro che ne esce sembra proprio confermare la crescita di una popolazione smartphone-addicted.

Lo smartphone dopo l’amore è forse l'esempio più lampante di questa iper-affezione alle nuove tecnologie mobili, ma non è l’unico. Sempre secondo lo studio, il 40% degli utenti si porta lo smartphone anche in bagno, il 30% lo utilizza a pranzo o cena con altre persone e per il 58% degli intervistati non passa ora senza dare almeno una controllatina al display. E poi, purtroppo, c’è anche chi (quasi un utente su quattro) utilizza il cellulare alla guida, nonostante più di uno studio abbia ormai dimostrato la drammatica correlazione fra incidenti e utilizzi impropri dei telefonini in auto.

Che lo smartphone stia diventando un pezzo sempre più importante della nostra quotidianità lo capiamo soprattutto quando ci viene a mancare. La reazione più comune di fronte alla possibile perdita del fidato compagno digitale – spiega ancora Harris Interactive - è quella del panico (73% dei casi), seguita a ruota dalla disperazione (14%).

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