Videogiochi

Tori, quando il gioco tradizionale incontra la tecnologia

Oggetti costruiti dai bambini prendono vita e si muovono sullo schermo grazie a una speciale tavoletta, un portale tra reale e digitale

Tori-apertura

Marco Morello

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Alla base c’è l’idea di unire l’universo del gioco fisico con le possibilità spalancate dal digitale: permettere ai bambini di esercitare la loro creatività su oggetti concreti, per esempio fogli di cartoncino da personalizzare. Che, una volta pronti, costruiti a dovere, possono dialogare con uno schermo e diventare i protagonisti di un’avventura videoludica. Questo nuovo ibrido si chiama tori e vive grazie a una speciale tavoletta interattiva. Non bisogna disegnarci sopra, piuttosto si comporta come una sorta di scanner tridimensionale domestico, in grado di riconoscere le cose che si fanno muovere sulla sua superficie per consentire loro, in tempo reale e in parallelo, di spostarsi sullo schermo.

Realismo assicurato

Può sembrare un po’ complicato, invece è tutto semplice, intuitivo, a portata di bambino. Grazie a tecnologie brevettate, come un sistema di tracciatura 3D evoluto, quando il piccolo giocatore ha in mano una navicella spaziale, una catapulta e altri oggetti che fanno parte dell’ecosistema firmato Bandai Namco, un loro clone di bit appare sul display. Il quale ripete fedelmente i movimenti di chi lo sta reggendo tra le dita: può curvare a destra, a sinistra, alzarsi, abbassarsi e così via. Non c’è un controller o un joystick: la mano del giocatore è essa stessa il pilota. Aumentando il tasso di realismo dell’esperienza.

Oltre la realtà aumentata

A pensarci un attimo, è un ribaltamento interessante del concetto di realtà aumentata. Anzi, una sua amplificazione logica. Non ci si limita a fare apparire le cose in un ambiente che viene inquadrato da una fotocamera, ma si usa il reale per orientare il digitale, per popolarlo di contenuti e poi guidarlo. Tori, anche in un’ottica di non imporre costi supplementari agli utenti e di sottrarsi all’obsolescenza classica della tecnologia, non offre nella confezione un display autonomo. Semplicemente sfrutta uno qualunque di quelli che ciascuno di noi ha già a casa: uno smartphone, un tablet, una smart tv. L’importante è scaricarci sopra un’apposita app sia per dispositivi Apple che Android e, tramite la connessione Bluetooth, creare un ponte di comunicazione senza fili.

L’impatto educativo

Come accennato all’inizio, le modalità d’interazione principale sono di due tipi. O si usano giocattoli chiavi in mano, già pronti a prendere vita sullo schermo. Oppure, si possono progettare e assemblare dall’inizio tramite il Creative Book, uno strumento che – è il nome stesso a suggerirlo – alza ulteriormente l’asticella della creatività. Il bambino non vedrà infatti un oggetto già fatto e finito animarsi sul telefono o sul televisore, ma un qualcosa che ha pensato e realizzato da sé. Si tratta di un processo dal forte impatto educativo, non a caso tutte le attività e i giochi di tori sono stati sviluppati con esperti dello sviluppo infantile, per migliorare la formazione della personalità dei più piccoli e favorire un inedito canale di comunicazione con i loro genitori.

Il cloud fa da memoria condivisa

Tra le applicazioni che fanno parte del sistema c’è la Dashboard, dal quale si possono assegnare sfide specifiche ai bambini, premiandoli con ricompense digitali. Oppure dare un’occhiata alle loro creazioni e condividerle con amici e parenti. O ancora, è un po’ come avere una cartella dei loro disegni sempre disponibile, perché tutti gli elementi caricati dentro tori vengono salvati nel cloud. Quanto infine ai temi, ai mondi e alle suggestioni che vengono solleticate, si va da città da proteggere da pirati spaziali a giungle e incantesimi. Galassie animate, colorate, che da oggi possono approdare dentro ogni casa in una versione fisica e intangibile che raddoppia il divertimento.

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