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I migliori 10 giochi dell'E3 2018

L'amore e la violenza, universi che tornano e altri tutti da immaginare. I videogame più belli svelati alla fiera di Los Angeles

The-Last-Of-Us-apertura

Marco Morello

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da Los Angeles

The Last of Us – Part II

La timidezza sciolta in un ballo, terribili incubi di morte e di orrore, i ricordi di un dolce bacio tra due ragazze che è un manifesto della libertà di amare. È uno strepitoso paesaggio di contrasti questo primo sguardo a mondo in cui i sentimenti hanno la stessa veemenza della più cruda violenza. È la quintessenza di quello che i videogiochi possono e sempre più spesso stanno riuscendo a essere.

Death Stranding

Solo Hideo Kojima può permettersi il lusso di un trailer che, per lunghi minuti, mostra il protagonista mentre trascina ingombranti fardelli sulle spalle in paesaggi spazzati dalle forze della natura. Poi è il tempo dell’azione, distillata in pochi attimi, criptica come da tradizione: figure terribili, fluttuanti, tormentate e tormentanti, che alitano nell’atmosfera il loro soffio di morte. La paura è suggerire, inquietare; qui, significa sottrarre alla vista. Fino a rivelare con possente intensità, l’annientamento. Applausi per un capolavoro visivo. Per il vero gameplay, ci sarà tempo.

Super Smash Bros. Ultimate

Alla nostra prima prova presso lo stand della Nintendo, si confermano le impressioni che scorrono dentro mettendo le mani su molti titoli della casa giapponese: un caos festoso, abbacinante, che trascina dentro e dà dipendenza. Ci si sfida in contemporanea con gli amici, qualcuno è Mario, un altro è Pac-Man, un altro ancora Donkey Kong. Non si capisce proprio tutto, soprattutto all’inizio. Ma ce le si dà di santa ragione, qualcuno le prende di più e finisce per essere travolto dalle prese in giro – quelle molto reali – degli altri. Divertimento, insomma, assicurato.

Fallout 76

Un prequel che per ampiezza e ambizioni supera i titoli precedenti, mantenendo la poetica apocalittica della saga: il mondo è un’unica ferita di devastazione, gli Stati Uniti in cui si svolge la trama affogano in una rovinosa deriva, la popolazione si è rifugiata sottoterra. Vent’anni dopo il disastro, i primi sopravvissuti riemergono a caccia di normalità, per inventare una ricostruzione. I toni sono meno foschi, meno bui, degli altri capitoli della saga. Il resto, è sorpresa imbevuta di adrenalina.

Cyberpunk 2077

Ha chiuso la conferenza di Microsoft scatenando un boato del pubblico, più di qualsiasi altro titolo di giornata. La firma è polacca, di CD Projekt, la gestazione davvero lunghissima (si balla oltre i cinque anni), i dettagli ancora pochi. Ma il gioco attrae e convince per la sua ambientazione, manco a dirlo, che mescola tecnologia ed estetica punk, distopia e nostalgia, echi che fanno stringere il cuore a molti millenial assieme a timori di un futuro che si spera non sia davvero tanto spietato. Non sono le logiche dell’azione, ma l’atmosfera ad alimentare un entusiasmo che in partenza, nelle attese, sembrava eccessivo. Ebbene, non era abbastanza.

Ghost of Tsushima

Si prenda il discorso appena fatto e lo si incolli qui di seguito, sebbene l’estetica non guardi in avanti, ma riavvolga il nastro a un’epoca di guerrieri giapponesi in cui l’onore viene prima di tutto, c’è spazio per la vendetta, ma anche per il perdono. Per una cruda spietatezza come per l’arte di risparmiare quell’avversario che, parole del protagonista, «non è il mio nemico». La cara vecchia pietas. Con un bonus sotto gli occhi fin dalla prima sequenza: colori e scenari dolenti ma strepitosi, con la natura, con il vorticare delle foglie scosse dal vento, il lento oscillare delle felci macchiati di sangue, comprimari ma forse altrettanto protagonisti.

Forza Horizon 4

Niente di clamorosamente nuovo, eppure tanto al passo con i tempi: la possibilità di giocare on line, correndo non contro macchine guidate da un algoritmo, ma da masse di altri piloti virtuali collegati da tutto il mondo. Una dinamica social, con il linguaggio dei videogiochi. Tutto qui? Niente affatto. Le stagioni contano, una tranquilla strada di campagna diventa uno scivolosissimo e infido pantano quando diluvia o scende la neve. Lo stesso scenario, il medesimo percorso, si modificano in parallelo ai capricci del tempo. Potrebbe diventare lo standard, un modello da riproporre altrove. Nel frattempo, si va giù d’acceleratore.

Spider-man

In quest’era di videogiochi criptici, che preferiscono suggerire anziché mostrare, sedurre conn la forza di quello che implicano e nascondono, lunga vita al ritorno di questo ipercinetico eroe mascherato, che spiattella tutto e di più. Che saltella per New York con un’elasticità mai vista prima, mentre la Grande Mela diventa sempre più la versione interattiva dell’universo della Marvel imparato a memoria da generazioni. Sarà un successo di vendite, ma che c’è di male. I videogiochi sono, prima di tutto, schietto divertimento puro.


Assassin’s Creed Odyseey

Un merito di una saga che si meriti i galloni del successo è la capacità di reinventarsi ogni volta, di ripartire da zero pur mantenendo i suoi capisaldi stilistici e le sue dinamiche. È il caso di Assassin’s, che ha regalato ai suoi tanti fedelissimi continui viaggi nella storia, in luoghi diventati miti. Discorso valido mai come stavolta, giacché ci troviamo nell’antica Grecia. Perfettamente al passo con i tempi, invece, è la possibilità di indossare le vesti di un eroe maschile o femminile. Benvenuta trasversalità totale. Era ora.


Anthem

Chiusura sulla fiducia, anche perché manca quasi un anno prima dell’uscita prevista per il febbraio 2019 e i dettagli non si sprecano. Anzi. Ma il titolo covato da Electronic Arts e BioWare incanta per questa strana, avventurosa mistura di mitologia e avanguardia, in un mondo non statico, non predefinito, in continua evoluzione. Sempre più raffinato e minaccioso. La sfida sarà dunque tuffarsi (o svolazzare) in un work in un progress, in qualcosa di non finito per quanto sconfinato, ma che assumerà nuovi spessore e profondità con il tempo. Un privilegio che solo un medium duttile, vivo come il videogioco può concedere e concedersi.



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