Videogiochi

Con Google Yeti il Chromecast diventa una console

Big G starebbe lavorando a un servizio di streaming con il quale il dock per TV si trasforma in una porta di accesso a migliaia di videogame

google yeti

Antonino Caffo

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No, Google non presenterà una console domestica concorrente di PS4, Xbox One X o Nintendo Switch. Google ha già in casa il dispositivo per lanciarsi nel mondo dei videogame: il Chromecast.

Secondo alcune informazioni apparse in rete (principalmente su The Information), la multinazionale che fa parte del gruppo Alphabet, starebbe per ultimare Yeti, nome in codice di un servizio di gaming via streaming, simile a PlayStation Now, Xbox Game Pass e GeForce Now. Queste piattaforme permettono di giocare senza scaricare giga di roba, semplicemente connettendosi con dei server cloud che trasmettono il titolo via internet, così da salvare spazio in memoria e rendere il divertimento veloce e istantaneo.

Come funziona il gioco in cloud

I requisiti per giocare con servizi del genere sono due: un collegamento di qualità (minimo 5 Mbps quindi niente di impossibile) e un terminale a cui accedere fisicamente e al quale agganciare mouse, tastiera o gamepad. Nel caso di Microsoft ad esempio, con un singolo abbonamento a Game Pass, si comprano videogame dal Windows Store e si giocano da console, computer e notebook, anche senza effettuare il download; PlayStation Now, per ora disponibile solo in Belgio, Paesi Bassi e Regno Unito, funziona allo stesso modo: un solo acquisto per divertisti su PS4 e PC, semplicemente sfruttando la connessione domestica.

Cosa c’entra Google

Al pari dei rivali, Google Yeti si porrebbe come applicazione multipiattaforma per abbattere le barriere dell’hardware, ospitando i giochi sul cloud proprietario e offrendo a chiunque la possibilità di immergersi in panorami fantastici ovunque si trovino. Al momento ci sono solo supposizioni ma non sarebbe strano vedere Yeti dappertutto: Windows, macOS, Linux e persino Android e iOS.

Si, perché se serve comunque un minimo di configurazione tecnica di base, la parte del leone verrebbe fatta dallo streaming in sé e dunque dall’accesso a internet. Considerando che gli smartphone odierni hanno processori e schede grafiche superiori a quelle dei computer di qualche anno fa, grossi limiti non ce ne sono.

Ma c’è il Chromecast

Vada per il progetto software ma dietro Yeti c’è la volontà di spingere l’adozione del Chromecast. Se la collaborazione con i sistemi operativi citati prima è una eventualità delle tante, la trasmissione videoludica avrebbe già una destinazione ben precisa: il dongle di casa. Tramite un’app sul cellulare si avvia Yeti e lo si spara in TV.

A quel punto col telefonino si scelgono i giochi e si fanno partire, usando il Chromecast come una sorta di console che connette il mondo fisico con quello virtuale. C’è un grosso problema: il dock per TV odierno non ha il Bluetooth ma solo il Wi-Fi e non potrebbe quindi abbinarsi a un gamepad esterno, così come può fare invece la Fire TV di Amazon, che è un oggetto ben più complesso e intelligente (dentro ha Fire OS, un vero sistema operativo). Oggi i giochi supportati dal Chromecast usano il touch del telefonino come controller, una soluzione idonea fino a un certo punto.

Novità al Google I/O 2018

Come risolvere la situazione? Ovviamente con un Chromecast rinnovato da presentare a breve, nello specifico il tra l’8 e il 10 maggio, durante la conferenza I/O 2018. Qui ne sapremo di più su Yeti, dongle, occhialini VR e soprattutto Android 9, punto centrale della strategia di intrattenimento di Big G.

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