Alessio Caprodossi

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Dopo gli Usa e i principali mercati europei, Uber sbarca in Italia con Jump, il suo servizio di bike sharing debuttando però a Roma, con la sindaca Virginia Raggi a battezzare il nuovo inizio, e non (ancora) a Milano. Un segnale in controtendenza rispetto alle molte aziende che hanno scelto il capoluogo lombardo, con alcune società – andando oltre l’ambito tech – che hanno addirittura chiuso le sedi nella capitale per trasferirsi nel centro meneghino. La flotta di biciclette rosse sono invece già ben visibili nelle vie della città eterna che, come vedremo più avanti, rispetto ad altri centri presenta dei vantaggi a livello urbano e di viabilità. Anche le due ruote sono differenti in confronto a quelle disponibili con i consueti servizi di noleggio, perché l’intera flotta di Uber è composta da bici elettriche a pedalata assistita, con il motore green che permette di viaggiare più veloci a fronte di sforzi ridotti, accorciando e alleggerendo tratte altrimenti lunghe e faticose da percorrere, con tempi di spostamento più adatti ai turisti che a professionisti, studenti e altre categorie di potenziali clienti interessati all’utilizzo del mezzo per completare il tragitto avviato magari con treno, auto o taxi.

Dal lucchetto al team di operatori, mai più bici abbandonate
Unico sevizio di sharing per le due ruote presente a Roma, dopo la frettolosa conclusione delle operazioni di Ofo e Mobike, Jump offre al momento 700 biciclette, che saliranno a 2.800 unità entro le prossime quattro-cinque settimane. Dotate di tre marce, le biciclette toccano i 25 km/h come velocità massima (consentita per legge) e hanno un’autonomia di circa 40 km. Facili da sbloccare grazie al QR Code da inquadrare con lo smartphone, dopo aver individuato e selezionato la prescelta tramite l’app Uber (la stessa usata per prenotare una corsa in auto), le bici hanno un telaio in alluminio e contano su un cestino per borse e zaini, luci, un porta smartphone sul manubrio e il lucchetto con cavo integrato nella parte posteriore che permette di agganciarla a un palo o legarla su se stessa. Un’azione obbligatoria, quest’ultima, perché solo così si completa e chiude la corsa. “Il sistema lock to con lucchetto estensibile e retrattile è necessario per l’uso della bici e, insieme al peso di 32 kg, e al GPS che ci permette di conoscere la posizione in tempo reale, è uno degli elementi col quale pensiamo di arginare eventuali atti di vandalici”, spiega a Panorama Michele Biggi, JUMP General Manager Southwest Europe. Altro fattore che concorre al buon andamento del servizio sono gli operatori dediti al recupero e manutenzione delle biciclette. “Oltre al buonsenso dei cittadini, abbiamo cinquanta persone, attive 24 ore su 24, chiamati a gestire la manutenzione dei mezzi e il cambio batteria, operazione che ci consentirà di mettere le mani sulle bici utilizzate, in media, ogni 48 ore”, racconta Fabio Stefanini, General Manager di Jump Italia. Con loro in questa prima fase ci sarà anche un team di Corro, azienda romana di consegne su due ruote, che conosce bene la città e fornirà un aiuto prezioso nel controllo ed eventuale recupero delle biciclette.

Costi alti ma il servizio è free floating
Quest’ultimo aspetto è uno dei più rilevamenti per le compagnie che offrono il noleggio delle biciclette, in particolare per quelli come Jump di Uber che puntano su una gestione free floating, con i clienti che hanno la possibilità di parcheggiare ovunque vogliano a patto di rispettare il raggio di copertura del servizio stesso. L’area romana in cui opera Jump si estende per circa 57 km quadrati per una superficie che, diversamente dai tentativi del passato, va oltre le zone del centro storico toccando quartieri più periferici come Eur, Fleming e Monteverde Nuovo. Ampie distanze e mezzi d’avanguardia che concorrono ad alzare i costi del servizio: per utilizzare una bici griffata Jump servono 0,50 euro per lo sblocco, mentre la tariffa per l’affitto è di 0,20 euro al minuto. Prezzi più alti della media - basta pensare che a Milano BikeMi permette di pedalare per i primi trenta minuti al costo di 0,25 euro, dovendo però poi lasciare il mezzo nei punti prestabiliti - che si avvicinano a quelli di un car sharing, anche perché il progetto sul lungo periodo di Uber prevede una piattaforma multimodale con differenti alternative per muoversi in città, proponendo servizi al di sopra della media per efficacia e affidabilità affinché ogni cliente possa scegliere il mezzo preferito. Va ricordato, poi, che nel costo per il noleggio è inclusa l’assicurazione per la responsabilità civile verso terzo, ma non per eventuali danni procurati alla bici causa negligenza o mancato rispetto delle norme.

La scommessa romana 
Dopo una sperimentazione di 36 mesi e investimenti significativi in biciclette, magazzino e persone, abbiamo scelto di partire da Roma perché la città ha prima di tutto bisogno di un servizio di bike sharing e siamo convinti che il progetto funzionerà perché sia le condizioni meteorologiche, sia la conformazione urbana sono fattori favorevoli per una buona accoglienza e futura crescita del servizio”, afferma Stefanini, mentre Biggi evidenzia altri aspetti da non sottovalutare guardando alla viabilità. “Roma è una città con molto traffico e aree ad alta densità, in cui le biciclette possono rivelarsi una alternativa valida all’uso delle auto, inoltre considerando la conformazione urbana è una città perfetta per andare in bicicletta”. Già disponibile in venti città statunitensi e a Montreal, Wellington, Città del Messico, Berlino, Monaco di Baviera, Madrid, Malaga, Lisbona, Bruxelles, Londra e Parigi, Jump e Uber partono da Roma con l’obiettivo di allargare presto il raggio d’azione verso altre città, in attesa che i vari Comuni chiariscano le norme per il rilascio di servizi di bike sharing.

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