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A cosa serve una Tv 8K

Il mercato è pronto ad accogliere i primi modelli con risoluzione quattro volte maggiore rispetto al 4K. Ecco quali sono le opportunità (e i dubbi)

Samsung 8K

Roberto Catania

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Il mondo dell’hi-tech televisivo è a un bivio: da un lato c’è chi pensa che la corsa all’ultra-definizione sia giunta al suo capolinea naturale, quello del 4K, dall’altro c’è chi resta convinto che non sia giusto (e nemmeno conveniente) porre limiti alla sovrabbondanza dei pixel.

La conferma si è avuta in occasione dell’IFA di Berlino. Negli stand della più importante fiera europea dedicata all’elettronica di consumo, si è consumato il primo vero confronto fra le due correnti di pensiero, con i primi Tv 8K piazzati accanto ai collaudatissimi modelli 4K.

Samsung, Lg, Sharp: i big sono pronti a ubriacarci di pixel 

Il messaggio più chiaro lo ha lanciato Samsung con l’annuncio del suo primo televisore da oltre 32 milioni di pixel di risoluzione (Samsung Q900R QLED 8K), un prodotto a tecnologia Quantum Dot pronto a fare il suo debutto sul mercato in autunno in tre differenti varianti da 65, 75 e 85 pollici.

Samsung QLED TV 8K

Samsung QLED TV 8K – Credits: Samsung

A pochi metri di distanza, Lg mostrava al pubblico europeo il primo prototipo di Tv Oled da 8k, un modo per marcare a vista i cugini rivali ma anche per ribadire la sua intenzione di andare oltre la soglia del 4K.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Sharp, che proprio nella capitale tedesca ha annunciato la seconda generazione di televisori e monitor 8K, con modelli da 60, 70 e 80 pollici attesi in Europa per l’inizio del nuovo anno.

Beneficio reale o trovata di marketing?

Insomma, a giudicare da quanto si è visto fra i corridoi della grande kermesse berlinese, l’8K sembra essere qualcosa di più di una suggestione. Il grande interrogativo, tuttavia, resta: siamo al preludio di un altro importante passaggio di consegne o si tratta dell’ennesimo (disperato) tentativo del marketing tecnologico di venderci qualcosa di cui non abbiamo un reale bisogno? Domanda che a onor del vero potrebbe essere posta in termini ancora più semplici. Vale a dire: qual è il reale beneficio che una Tv 4K può portare in dote? 

Il partito degli scettici risponde tirando in ballo la fisiologia umana e l'assunto secondo cui, in condizioni normali, è molto difficile, per non dire impossibile, percepire la differenza fra un’immagine 4K e una 8K. L’occhio umano ha dei limiti che dipendono dalla dimensione dell’oggetto e dalla distanza dalla stesso; per apprezzare la differenza con un pannello 4K bisognerebbe insomma avvicinarsi parecchio allo schermo (si parla di distanze intorno al metro). Oppure dotarsi di pannelli giganteschi.

Altra doverosa premessa da fare è che ad oggi non ci sono contenuti 8K disponibili per via del grande sforzo che ciò comporta a livello di trasmissione dei dati. Un segnale Ultra HD 4K richiede circa 35-40 Mbit/s in HEVC, che per un 8K diventano 50 Mbit/s (ma anche oltre i 91 Mbit al secondo per i formati meno compressi). Considerati i limiti della banda larga, si può capire perché i provider preferiscano oggi sfruttare lo spazio a disposizione con più canali a bassa definizione, piuttosto che riempirli di trasmissioni in 4K e 8K.

Tv 8k

– Credits: Alex Wong @Getty Images (2018)

In ultimo non si può trascurare il fattore prezzo. Se i tv 4K viaggiano oggi su cartellini compresi fra i 1500 e i 4000 euro, per gli 8K bisognerà certamente sborsare di più, almeno all’inizio. Si può ipotizzare dai 5-6.000 euro in su, a seconda del marchio e del polliciaggio.

Upscaling e produzioni casalinghe per facilitare la transizione

Vista dalla parte dei detrattori, c'è insomma ben più di un motivo per bollare l’8K come l’ennesimo bluff dell’industria televisiva dopo il 3D e gli schermi curvi.

D’altro canto bisogna pure ammettere che buona parte delle obiezioni appena viste furono poste anche all’alba dell’età del 4K, un formato su cui oggi non ci sono più dubbi. La verità è che il desiderio di novità e l’evoluzione tecnologica (si pensi ad esempio ai progressi compiuti sui formati di compressione) potrebbero limare i problemi, senza contare tutta quella fetta di utenti che non bada a spese e per la quale i numeri (fino a prova contraria 8 è maggiore di 4) contano più di qualsiasi altra cosa.

Ci sono poi almeno un paio di aspetti più concreti che fanno pendere la bilancia a favore dell’8K. Il primo è quello del cosidetto upscaling, che è quel processo che permette alle Tv di ultima generazione di digerire segnali con risoluzione minore, possibilmente senza perdere in qualità. Proprio su questo punto si stanno concentrando gli sforzi dei produttori nella convizione che - almeno fintantoché l’industria dei contenuti non sarà pronta a sfornare trasmissioni in 8K - l’utenza debba avere comunque un prodotto di qualità impeccabile.

"Il nostro primo televisore 8K Quantum Processor", ci spiega Francesco Leveque, marketing director divisione Audio Video di Samsung Electronics Italia, "può gestire un upscaling senza precedenti, e ciò si deve alla presenza di un processore con tecnologia proprietaria (Quantum processor) in grado di metabolizzare una serie di informazioni per elaborare un algoritmo in costante evoluzione in grado di ottimizzare anche immagini a bassa risoluzione".

Il secondo aspetto riguarda la possibilità di utilizzare questi Tv per vedere contenuti prodotti in casa. Fotografie alla massima risoluzione, ad esempio, ma anche video. Non è un caso, del resto, che i produttori di fotocamere e videocamere professionali stiano cominciando a proporre macchine in grado di girare nativamente a risoluzioni più alte del 4K. E - vista l’evoluzione in atto nel ramo dei microprocessori - c'è chi è già pronto a scommettere sulla possibilità di vedere a breve l’8K persino sui telefoni cellulari.

Tutto il movimento in allerta

In realtà la storia ci insegna che in questi casi serve soprattutto uno scatto - meglio ancora se coordinato - di tutta l'industria: "La tecnologia 8K soddisfa l’esigenza di garantire ottima risoluzione e qualità di immagine anche su schermi molto grandi, naturalmente il processo di diffusione richiede il coinvolgimento di tutti gli attori del settore", spiega a Panorama.it Alessandro Zearo, Marketing Manager Home Entertainment di LG Electronics. "Studi di produzione, fornitori di contenuti, produttori, operatori telco stanno contribuendo per creare un nuovo ecosistema con una qualità di visione dei contenuti sempre più evoluta. L’esempio delle Olimpiadi di Tokyo 2020, che potrebbero essere il primo evento trasmesso a 7680 x 4320 pixel, ma solo in Giappone, ci ricorda che si tratta di un’operazione vicina ma che richiede ancora tempo perchè possa distribuirsi su scala più grande".

Come dire che la tecnologia è pronta, ma servirà tempo affinché il beneficio per il consumatore sia pieno ed effettivo. Sempre che, nel frattempo, non arrivi qualcosa di più stuzzicante a stravolgere i piani.

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