È bastato l’ennesimo tweet sui generis di Elon Musk per scatenare l’interesse dei tanti aficionados del marchio Tesla (ma anche le critiche dei detrattori. “Il pacchetto opzionale SpaceX per la nuova Tesla Roadster includerà 10 piccoli propulsori-razzo disposti attorno all’auto. Questi motori migliorano notevolmente l’accelerazione, la velocità massima, la frenata e le prestazioni in curva. E forse permetteranno a una Tesla di volare”.


La parte finale del cinguettio di Musk sembra rivelare il carattere un po’ esagerato dell’annuncio. E insomma, per quanto si possa confidare sul fatto che la prossima supersportiva elettrica del brand americano (annunciata lo scorso anno ma attesa in produzione per il 2020) preveda nel suo equipaggiamento dei sistemi opzionali in grado di migliorare le prestazioni, è difficile credere che si tratti davvero di qualcosa così potente da scomodare paragoni con il mondo delle missioni spaziali.

Razzi...ad aria compressa

In effetti basta analizzare nel dettaglio le dichiarazioni successive del magnate americano per scoprire che i propulsori in oggetto non sono quelli utilizzati dai razzi Falcon di SpaceX - l’azienda aerospaziale creata dallo stesso Musk per portare l’uomo a colonizzare Marte - bensì dei COPV (Composite overwrapped pressure vessel) riempiti con aria compressa.

Letta così, la prospettiva per i futuri possessori della nuova supercar a emissioni zero del marchio americano appaiono meno fantascientifiche di quello che poteva sembrare sulle prime. Le bombole sviluppate da Tesla non sono concepite per portare un auto in orbita ma per immagazzinare una quantità d’aria compressa sufficiente per offrire una spinta supplementare in accelerazione per un breve periodo di tempo.

La tecnologia c'è, la sicurezza chissà

Per quanto evidentemente gonfiata nella comunicazione, la soluzione progettata da Tesla nasconde comunque investimenti di alto livello. Le bombole COPV, ha specificato lo stesso Musk sono realizzate con criteri costruttivi conformi a quelli previsti dalla Nasa e la stessa disposizione nell’abitacolo della vettura risponda a precise logiche funzionali: i propulsori di spinta sarebbero alloggiati sui sedili posteriori (che verrebbero dunque sacrificati), mentre quelli posti davanti e ai lati del veicolo fornirebbero spinta opposta alla direzione di marcia del Roadster per migliorare - almeno sulla casta - la capacità frenante dell'auto o la sua trazione laterale. 


Ci sono, tuttavia, ancora molti punti da chiarire. C'è da capire in primo luogo in che modo gli ingegneri Tesla bilanceranno il peso dei componenti del pacchetto SpaceX, per evitare squilibri in fase di accelerazione e frenata. Resta poi da capire che tipo di potenza saranno in grado di offrire questi propulsori, come si ricaricheranno e a che costo.

C’è infine un discorso di sicurezza da affrontare: la guida e l’utilizzo di un auto a proprulsione sarà più o meno impegnativa rispetto a un'auto tradizionale? E soprattutto sarà considerato legale in tutti i Paesi nei quali la nuova Roadster verrà commercializzata?

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