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Tesla, ancora guai per Elon Musk: in arrivo una causa legale miliardaria

La rivale Nikola Motor accusa la società di aver copiato il design dei suoi camion elettrici. E pretende un risarcimento da record

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Marco Morello

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Scomodando la legge di Murphy, si potrebbe dire che niente va così male che non possa andare peggio. Di sicuro lo staranno pensando in tanti in casa Tesla, alle prese con uno dei periodi più complessi della sua non lunghissima storia: le altalene in borsa e i mugugni degli azionisti, la produzione della Model 3 che non va al ritmo desiderato, la necessità di Elon Musk di correre ai ripari, perché i robot nella catena di montaggio creano più problemi di quelli che risolvono, o almeno non sono così efficienti come il geniale imprenditore aveva predetto e scommesso. Meglio dunque, questa la ricetta che sa di marcia indietro, ripristinare come fulcro l’elemento umano. Ridare centralità agli operai: a braccia e occhi, a cervello e neuroni, contro chip e intelligenza artificiale.

Coincidenze stilistiche sospette

Storia recente. L’ultima novità, il guaio contro cui Tesla rischia di andare a sbattere, è la causa miliardaria intentata dalla Nikola Corporation, produttrice non di auto ma di camion alimentati da una combinazione di idrogeno ed elettricità. Troppe, questa l’accusa mossa alla società di Elon Musk, le somiglianze sul piano del design e delle soluzioni aerodinamiche tra il camion «Nikola One», e il pari categoria «Semi», svelato pochi mesi fa da Musk in persona nelle pause tra l’annuncio di una vendita di lanciafiamme, vetture lanciate nello spazio e tutto il repertorio che porta puntualmente il padre di PayPal in prima pagina.

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Un'immagine di Nikola One – Credits: Nikola Corp

Due aziende, la stessa ispirazione

Gli avvocati della Nikola ci vanno giù pesante: chiedono 2 miliardi di dollari di risarcimento. Non briciole, anzi una cifra doppia rispetto a quella pretesa da Google da Uber nel processo annodato con l'altro grande tema della sfida sul futuro dei motori, i brevetti dell’auto che si guida da sola, poi risolto con un accordo tra i due colossi. Peraltro Nikola e Tesla che, forse lo avrete già notato, hanno un importante elemento in comune: una nel nome, l’altra nel cognome, omaggiano il geniale inventore, fisico e ingegnere, che per primo ha acceso i motori della rivoluzione tecnologica tramite l’elettricità.

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Un rendering del camion Semi di Tesla – Credits: Tesla

L'onore da difendere

Almeno a livello cronologico, la bilancia pende a favore di Nikola: fondata nel 2014, la start-up ha svelato i suoi primi prodotti nel 2016, raccogliendo preordini per ben 8 miliardi di dollari. Un successo. Inoltre, lo rimarcano i suoi legali, Tesla, tramite un cacciatore di teste, avrebbe provato ad assumere il capo ingegnere di Nikola pochi mesi dopo la presentazione del camion, a riprova di quanto forte fosse l’interesse per le sue soluzioni di progettazione. Tesla, per conto suo, non si difende nemmeno nel dettaglio, limitandosi a far sapere che l’accusa è «palesemente senza fondamento». Manca qualsiasi elemento concreto per azzardare previsioni, siamo solo alle battute iniziali. Di sicuro, in questo momento, in casa Tesla avrebbero fatto volentieri a meno di dover proteggere, oltre alla tenuta commerciale della propria produzione, anche l'onore.

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