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La sfida dell’hi-tech? Combattere la fame nel mondo

Tecnologia predittiva, finanziamenti più rapidi e una migliore risposta congiunta per liberare il mondo dalla piaga della carestia

famine artemis

Antonino Caffo

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Tecnologia e fame nel mondo, due concetti non chiaramente collegati. E invece no: le principali aziende hi-tech statunitensi (quindi con una valenza mondiale) hanno lavorato allo sviluppo di una piattaforma che mira a individuare, prima che si diffondano, ceppi di carestie di cibo e acqua localizzate.

Di cosa si tratta

Le Nazioni Unite, la Banca Mondiale, il Comitato Internazionale della Croce Rossa, Microsoft, Google e Amazon Web Services hanno annunciato, a margine dell'Assemblea Generale dell’Onu, una partnership per prevenire future carestie.

Dal sostegno delle principali organizzazioni tecnologiche globali è nato il Famine Action Mechanism, letteralmente un meccanismo di azioni per la fame (FAM) che vuole essere uno strumento proattivo, più che reattivo, alla lotta di una situazione che, onestamente, nel 2018 non deve più affliggere quanto continua a fare. Stando ai fautori, la soluzione realizzata è capace di ridurre del 30% la mortalità dovuta alla fame.

Come funziona

Il sistema utilizza vari fattori per predire eventi di portata critica in grado di espandersi velocemente, dovuti ad esempio a batteri o infezioni o proprio all’assenza di materie di prima necessità.

Il tutto gira intorno ad Artemis, un modello analitico che fa uso dell'apprendimento automatico e dell'intelligenza artificiale per prevedere in tempo reale dove si verificheranno situazioni di interesse alimentare. Grazie agli algoritmi di nuova generazione, si avranno risultati utili a guidare le azioni a stretto giro e a prendere decisioni in periodi più brevi di quanto accade ora.

La parola dei big

“L'intelligenza artificiale e l'apprendimento automatico sono una grande promessa per la previsione e l'individuazione dei primi segni di carenza di cibo, come fallimenti delle colture, siccità, disastri naturali e conflitti. Microsoft è orgogliosa di unirsi ad Amazon e Google nel lungimirante progetto che vuole affrontare un bisogno umanitario” - ha detto Brad Smith, il presidente di Microsoft.

"Abbiamo già visto che l’AI ha il potenziale per aiutare gli agricoltori a identificare la malattia nelle piante, mantenere le mucche più sane e produttive e integrare gli sforzi di soccorso generale. La tecnologia c’è, bisogna solo metterla in circolo” - sono le parole di Kent Walker, vicepresidente senior e Chief Legal Officer di Google.

“Il Famine Action Mechanism è la prova che con investimenti pubblici e privati si possono compiere salti in avanti notevoli per la ricerca e lo sviluppo di soluzioni destinate al miglioramento della società. Non c’è fine più alto e praticabile del salvare vite umane” - ha affermato Teresa Carlson, vicepresidente del Worldwide Public Sector di Amazon Web Services.

Le tecnologie predittive

Seppur non si abbiano indicazioni così precise in merito a come il FAM lavori si può benissimo ipotizzare che gran parte del compito venga effettuato da mole di big data e modelli previsionali di pubblica utilità. Compagnie di ogni categoria e ramo industriale, da anni, sfruttano il potenziale del machine learning, unito ad esempio a sensori e IoT, per gestire in maniera ottimale i cosiddetti momenti di crisi improvvise, che possono colpire macchine e hardware.

Un rilevatore di pressione piazzato su un erogatore di gas può stimare quando il tubo di collegamento si romperà, così da anticipare la sostituzione di un intero pezzo e provvedere solo a quella del tubicino stesso. Forecast indirizzati al commercio elettronico aiutano oggi a individuare trend di consumo stilati per sesso, età, tipologia, regione e persino ruolo professionale di una cerchia di individui, per supportare campagne di marketing migliori.

Basta fame

Allo stesso modo, intelligenza artificiale e strumenti informatici avanzati, possono mettere al riparo il raccolto di una specifica area del mondo se si prevede che la zona è particolarmente incline a eventi naturali improvvisi, probabilmente fatali per le piantagioni. Lo stesso si può dire per lotte civili intestine, gruppi di ribelli armati, rivolte di popolo che non tengono in conto delle possibili derrate conservate in magazzini e centri di smistamento.

Ma non è tutto

Tutto qui? Abbiamo risolto il problema? Per niente. Il FAM può essere un ottimo metodo per capire dove concentrare gli sforzi ma è solo l’inizio. Ci sono situazioni in cui la tecnologia può far ben poco, ed è il caso dei territori controllati da fazioni estremiste, che contribuiscono a far evolvere le criticità, consolidandole. Ed è qui che la tecnologia si ferma e lascia spazio ai governi. Gli unici che possono davvero porre la parola fine alla fame globale.

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