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Parola d'ordine in tecnologia? Flessibile

Tv, smartphone, tablet; sul mercato stanno per arrivare i primi prodotti con lo schermo pieghevole. Una nuova rivoluzione

Huawei-pieghevole-apertura

Guido Castellano

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Marco Morello

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Gli schermi sono la lingua universale della babele tecnologica, il mezzo espressivo di computer, telefoninitablet e televisori. Finora hanno parlato per taglie diverse (dal grande al tascabile), ma una cosa in comune la avevano tutti: la rigidità. La novità è che ora sono diventati flessibili: possono curvarsi, arrotolarsi su se stessi, piegarsi in due senza spezzarsi. Come un pongo, una plastilina semirigida che saetta luci e colori. Una qualità inedita che non è solo un vezzo morfologico, ma l’architrave di una rivoluzione probabile e, soprattutto, imminente.

Il Ces di Las Vegas di metà gennaio e il Mobile world congress di Barcellona di fine febbraio, ovvero le due fiere dell’hi-tech più importanti al mondo, nel giro di poche settimane hanno sdoganato un filone prima commercialmente inesistente, strappando questi display duttili dalle segrete dei laboratori e promettendo di sfoggiarli presto nei negozi: entro l’anno arriverà la tv di Lg che scompare attorcigliandosi come una tapparella; in primavera l’ibrido smartphone-tablet di Samsung che si chiude a metà alla pari di un libro, entro l’estate quello di Huawei che, peculiarità ingegneristiche e di design a parte, fa esattamente la stessa cosa.

La partita coinvolge i due principali produttori mondiali di cellulari e un colosso dell’elettronica di consumo, non tre start-up di ragazzini entusiasti quanto imprudenti. Accanto a loro, mentre Apple ha appena presentato un brevetto per un telefono con caratteristiche analoghe alla concorrenza, si sta formando una galassia di aziende che scommette forte su questo business. Un segmento che, secondo la società di ricerca MarketsAndMarkets, varrà almeno 15 miliardi di dollari entro il 2022. E si estenderà ad arredi e moda, tracimando nel settore automobilistico. Con l’ambizione di trasformare le nostre abitudini.

Uno schermo flessibile abilita prassi prima impensabili, ripensa il dialogo, l’interazione degli oggetti con i luoghi in cui essi abitano. A partire dalla casa: un televisore dalle dimensioni sovrabbondanti, che si palesa nella sua interezza per il tempo di un film o una partita prima di ritirarsi nella sua base, che si alza giusto per un pezzetto per mostrare il nome di un brano in riproduzione, elimina un’antiestetica macchia nera dai salotti domestici. Libera spazio occupabile e campo visivo in camera da letto o nello studio. Perché anche il pc da scrivania potrà scomparire ed essere srotolato quando occorre lavorare o giocare a un videogame.

Inoltre, gli schermi potranno essere modulati attorno a qualsiasi forma, diventando tondi, triangolari, esagonali: essere interruttori per gli elettrodomestici, permettendo l’accesso a svariate funzioni, non solo accensione e spegnimento. Via le ghiere, largo al touch. A bordo delle vetture, invece, seguiranno la sagoma del cruscotto e dei finestrini, invadendoli, percorrendoli, moltiplicando le occasioni d’intrattenimento: benvenute se non provvidenziali, specie quando le macchine si guideranno da sole e il tempo al volante diventerà minuti se non ore da riempire.

La californiana Royole, intanto, ha portato nel suo stand a Barcellona un display spesso poco più di un foglio di carta, così sottile e leggero da svolazzare flessuoso davanti al soffio di un ventilatore. Ma resistente a pieghe e strapazzi. L’idea, resa già pratica, è renderlo adesivo e attaccarlo e staccarlo (per lavarli) su cappelli e magliette. Il capo d’abbigliamento resta monocolore, quella che s’indossa è una fantasia sempre variabile come una trasmissione televisiva, che può persino cambiare nel corso della giornata in base all’occasione. Quanto psichedelica o sobria sia l’immagine, dipende dall’estro dello stilista o dal tasso di pudore del proprietario. Comunque, lo schermo si trasforma in un elemento di stile. O in un accessorio, che asseconda la curvatura del braccio.

Via i soliti monili o gli smartwatch strizzati in un quadrato o un tondino, largo a uno smartphone da polso con una superficie degna per leggere le notifiche, fare videochiamate, scartabellare tra le applicazioni. La cinese Nubia ha svelato il suo prototipo al Mobile world congress: è abbozzato, ingombrante, grossolano. Ma è una sensata variazione sul tema di cosa voglia dire e perché varrà la pena avere addosso uno schermo flessibile. Altrettanto in bilico tra il geniale e il pacchiano, saranno le insegne pubblicitarie aggrappate a colonne, cinturate sui segnali stradali o attorno alle pareti dei negozi. La piattezza di un cartellone, l’algido rigore quadrato o rettangolare non saranno più requisiti indispensabili.
È però nel campo degli smartphone tradizionali che questa tecnologia trova gli appigli più interessanti. Inutile dilungarsi sui costi vertiginosi dei modelli prossimi al debutto, entrambi intorno ai 2 mila euro. I pc preistorici con le loro varie periferiche, gli stessi cellulari della prima ora, si aggiravano su prezzi in proporzione finanche più proibitivi. Ed erano altrettanto sovrappeso nelle forme e indecisi, o ancora poco definiti, nelle funzioni. Se al mercato piaceranno, se la domanda aumenterà, i prezzi fisiologicamente scenderanno.

La questione sensata è un’altra, la stessa che si è posta il Financial Times nell’articolo dal titolo «I telefoni pieghevoli sono qualcosa di più di una trovata?». La risposta, in sintesi: «Liberano nuove possibilità» scrive il quotidiano. «Permettono di avere due dispositivi in uno. Un telefono che continua a fare il telefono ma, con un semplice gesto, diventa un tablet» riassume a Panorama Carlo Carollo, vicepresidente della telefonia di Samsung electronics Italia.

Così, non appena si sale su un autobus o in metropolitana, si entra in sala d’aspetto dal medico o in un ufficio, si può allargare la superficie visiva per leggere un libro o una rivista, guardare video, foto, un episodio di una serie tv. Senza avere con sé un secondo oggetto nello zaino o nella borsa (e ricordarsi del cavo per ricaricarlo). Per non parlare delle operazioni in multitasking: navigare in internet tenendo aperta accanto la posta elettronica; scrivere un documento e intanto consultare le informazioni presenti in una pagina web. Senza saltare da una finestra all’altra o affaticare gli occhi, costringendoli a decifrare caratteri minuscoli. «Questi oggetti» dice ancora Carollo «hanno il pregio della versatilità. Rimanendo molto portatili, aumentano la produttività e agevolano la fruizione dei contenuti in mobilità». La speranza è che, oltre ad agevolarla, la incoraggino. Spingendoci a indugiare in attività più formative o almeno più edificanti di scorrere inebetiti gli aggiornamenti sui social.

Secondo una ricerca della società di consulenza Dscc, di smartphone flessibili se ne venderanno circa 3 milioni di pezzi nel 2019, che saliranno a 63 milioni di unità nel 2022. Comunque pochini: per dare un ordine di grandezza, basta ricordare che i telefoni cellulari acquistati nel 2018 sono stati circa un miliardo e mezzo.

«Ma entro dieci anni gli smartphone pieghevoli saranno lo standard, la norma» assicura Walter Ji, presidente per l’Europa occidentale di Huawei consumer business group. «Sposano design e tecnologia, aprono altri scenari. Il valore aggiunto non è la tecnologia in sé, ma il modo nuovo in cui ne potremo fare esperienza».
(Twitter: @HoBisognoDiTech; @MarMorello)


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