Alessio Caprodossi

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Alle prima avvisaglie svelate sul tema tre anni fa, buona parte tra critica e pubblico alternava beffardi sorrisi alla ferrea convinzione che anche in un futuro lontano i taxi volanti sarebbero rimasti oggetti per film di fantascienza. I progressi sul campo hanno gradualmente cambiato la visione generale, adesso più propensa a valutare il progetto dedicato alla mobilità urbana lanciato da Uber, che al Ces di Las Vegas ha mostrato le ultime novità insieme a Hyundai, primo partner per la produzione degli Uber Air Taxis, cioè i velivoli che apriranno l’era della mobilità aerea urbana on-demand.

Ecco il taxi volante dei coreani

L’azienda coreana ha già avviato il progetto UAM, Urban Air Mobility, investendo più di 1,3 miliardi euro per la mobilità urbana nel corso dello 2019 e alla fiera americana ha svelato un concept a grandezza naturale, che in linea di massima potrebbe condividere diverse caratteristiche con il modello che dovrebbe battezzare il mercato nel 2023, anche se i coreani spostano la meta un lustro più avanti guardando a un servizio diffuso e significativo. L’alleanza prevede che Hyundai si dedichi alla produzione e distribuzione dei veicoli aerei, mentre a Uber spettano i servizi di supporto per lo spazio aereo e per i collegamenti ai trasporti terrestri, oltre all’organizzazione dei viaggi per consentire ai clienti la prenotazione e la condivisione dei mezzi volanti.

Il velivolo elettrico presentato, chiamato S-A1, decollerà e atterrerà in verticale, può ospitare quattro passeggeri oltre al pilota, manterrà una velocità di crociera di 290 km/h a un’altitudine di circa 300-600 metri con un’autonomia attorno ai cento chilometri. Il tempo necessario per una ricarica sarà di 5-7 minuti, indicazione importante considerando il probabile traffico nei cieli che si potrebbe creare una volta che il taxi volante diventerà un “mezzo di trasporto alla portata di tutti”, come dichiarato da Youngho Chi, a capo del reparto Innovazione dell'azienda sudcoreana.

L’attesa è d’obbligo ma la strada è tracciata

Al netto di numeri e specifiche tecniche, la frontiera della mobilità aerea umana è una possibilità per trovare alternative efficaci all’aumento della popolazione nei grandi centri (le stime diffuse dall’Onu prevedono che nel 2050 due persone su tre vivranno in città, con la crescita che riguarderà soprattutto le megalopoli di paesi in ascesa come Cina, India e Nigeria). Processi così radicali richiedono ovviamente tempo per trasformare la teoria in pratica perché, oltre allo sviluppo di velivoli, batterie, sistemi di sicurezza e delle infrastrutture dedicate, manca ancora una regolamentazione del fenomeno, prerogativa base per una diffusione capillare anche al di fuori dei confini statunitensi, dove saranno effettuati i test per valutare i nuovi mezzi. Insomma la pazienza è d’obbligo, ma la strada pare tracciata, anche perché oltre a Hyundai sono tanti i grandi gruppi attivi nella corsa ai taxi volanti, inclusi giganti come Airbus e Volkswagen, senza dimenticare la startup Lilium, che punta a offrire entro cinque anni il collegamento aereo tra Manhattan e l’aeroporto JFK di New York.

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