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Start-up, ecco la mano bionica che traduce il pensiero in movimento

Adam’s hand si attiva rilevando i segnali muscolari del cervello. È una delle idee vincitrici di GoBeyond di SisalPay

Adams-apertura

Marco Morello

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Ci sono gesti per noi ovvi, istintivi, come afferrare un oggetto qualsiasi. Per altri, tanti, 3 milioni di persone al mondo, 100 mila in più ogni anno, quel movimento è un privilegio, una sfida o anche una rinuncia: hanno subito un’amputazione di un braccio, devono accontentarsi di protesi soltanto estetiche, che non funzionano affatto. O che funzionano male, in modo faticoso, deludente, macchinoso.

La start-up leccese BionIT Labs sta provando a cambiare le regole. A superare questo limite. Decisa a trasformare le disabilità in nuove possibilità, ha ideato e costruito Adam’s hand, la prima protesi bionica in grado di adattarsi automaticamente a forma e dimensioni dell’oggetto da impugnare: riesce a mimare in tutto e per tutto il braccio umano, rilevando i segnali muscolari lanciati dal cervello di chi la indossa e traducendoli in movimenti coerenti. In una presa efficace. S’impara a usarla in 15 secondi (per dispositivi analoghi servono ore, se non giorni), ha un singolo motore per tutte le dita, non uno per ciascuna, il che la rende più leggera, le garantisce un’autonomia superiore e un prezzo inferiore fino a un quarto rispetto alle concorrenti.

Adam’s hand è un prototipo in fase di test, che vuole diventare un prodotto finale nel corso del 2020. Ci riuscirà anche grazie all’aiuto ricevuto pochi giorni fa: è una delle due vincitrici della terza edizione di GoBeyond, l’iniziativa promossa da SisalPay assieme a CVC Capital Partners per incoraggiare il talento, per intercettare soluzioni innovative e sostenerle. In due maniere: tramite un premio in denaro e attraverso una mentorship, una cassetta degli attrezzi per crescere, un processo di formazione sotto l’ala di partner di prestigio quali Google, Talent Garden, gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano e molti altri.

GoBeyond, quest’anno, ha raccolto e valutato più di 120 idee, ha coinvolto 500 studenti girando l’Italia e organizzando workshop in cinque tappe presso varie università, da quella di Bari a La Sapienza di Roma. La manifestazione, che è stata confermata per il 2020, ha deciso di stringere la sua attenzione su invenzioni e soluzioni che, oltre a generare un profitto e a risolvere un qualche problema pratico, hanno anche una ricaduta sociale, un peso specifico sul benessere delle persone.

Descrizione che si adatta alla lettera alla seconda vincitrice, la start-up bolognese Corax. Anche qui si è partiti da un’emergenza fotografata dai numeri: ogni giorno, soprattutto nei Paesi a basso reddito, circa 20 mila bambini finiscono per ustionarsi a causa di incendi o di altri tragici incidenti. Nella maggior parte dei casi, non sopravvivono per le infezioni che li colpiscono o per l’ipotermia. Ciò perché si tenta di curarli in strutture non adatte a trattare le loro emergenze o perché, affinché raggiungano ospedali attrezzati, sono obbligati a sottoporsi a lunghi viaggi in condizioni critiche e su veicoli sporchi.

Lifebox di Corax si propone di fare la differenza: all’apparenza sembra una grossa culla, in realtà è un microambiente mobile, asettico e termoregolato, che permette di curare i piccoli in sicurezza, abbassando il rischio che entrino in contatto con batteri killer e, in parallelo, riducendo il dolore che devono sopportare e i costi legati al loro trattamento.

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Le start-up vincitrici della terza edizione di GoBeyond. A sinistra, Franco Pradelli, cofondatore di Corax. A destra, Dario Pianese, CFO di BionIT Labs. – Credits: Sisal

Durante la premiazione di GoBeyond, che si è svolta presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano, la giuria composta da venture capitalist ed esperti d’innovazione ha voluto anche menzionare ed elogiare altre due intuizioni meritevoli: Pcup, un bicchiere ecologico, riutilizzabile e collegato a una app, da cui acquistare drink senza fare la fila alla cassa per pagarli; Jam, una piattaforma che mira a trasformare i ristoranti, quando sono vuoti, in spazi di coworking.

All’evento ha partecipato Paola Pisano, ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione: «Serate come questa» spiega il ministro a Panorama «sono utilissime. Facilitano l’incontro con le start-up, ci permettono di capire quali sono le loro esigenze e le loro problematiche». Per poi impegnarsi a risolverle: «Serve una politica che semplifichi loro la vita. Perciò abbiamo presentato un emendamento alla manovra di bilancio che sancisca il diritto a innovare. Ovvero dia ampia possibilità di sperimentare le innovazioni sul nostro territorio». In deroga alle troppe regole burocratiche che rallentano e ostacolano i test sul campo di un’idea in via di sviluppo.

È uno di tanti passi: «Le nostre start-up» continua Pisano «hanno bisogno di essere supportate nell’accesso ad asset fondamentali come la connettività. Devono pensare globale, essere aiutate ad accedere a fondi su scala internazionale. Come necessitano di trovarsi davanti grosse aziende o hub dentro i quali crescere. È prioritario che domanda e offerta d’innovazione in Italia possano incontrarsi».

In questa direzione va il percorso di «open innovation» intrapreso da Sisal. «L’innovazione non è solo un valore che ci spinge a premiare realtà promettenti, cosa che facciamo con iniziative come GoBeyond. Rappresenta, da tempo, una leva cardine della nostra strategia di business» racconta Carlo Garuccio, responsabile Strategy di Sisal Group. Che poi scende nel dettaglio: «Usciamo di continuo dalle mura dell’azienda e andiamo a fare uno scouting costante, a guardare cosa si muove sul mercato delle giovani aziende vicine al nostro core business. Una volta scovate, pensiamo a quale possa essere il modello più valido per collaborare con loro: una partnership commerciale o degli investimenti».

Così, oltre a coltivare trasformazioni al proprio interno, a partire da zero per svilupparle, Sisal va con curiosità e spirito critico a individuare cosa c’è di valido all’esterno. Contribuendo, di riflesso, allo sviluppo dell’ecosistema nazionale delle start-up: «In quest’ottica» ricorda Garuccio «abbiamo acquisito una parte di capitale di myCicero, un’applicazione per pagare e utilizzare servizi di mobilità». Per comprare in digitale, direttamente dallo smartphone, biglietti di autobus o metropolitane, come per saldare le tariffe dei parcheggi sulle strisce blu. «Sono modalità per rendere più semplici, accessibili e veloci normali abitudini quotidiane. Stiamo lavorando per integrare myCicero e altre soluzioni ad alto potenziale nella nostra offerta. Abbiamo capito che anche questa è crescita. Che è fondamentale imparare da realtà agili, destrutturate, ricche di talento».

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