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Spotify dopo il debutto in borsa: ecco come cambierà

La piattaforma nata in Svezia adesso vale quasi 30 miliardi di dollari e lancia la sua rivoluzione: vuole diventare il Netflix della musica

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Matteo Politanò

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Spotify, il servizio di streaming nato nel 2006 in Svezia, ha fatto il suo debutto a Wall Street. Dopo la prima giornata di contrattazioni il titolo chiude a 165,9 dollari con un rialzo del 26% sulla valutazione iniziale. La piattaforma di streaming si ritrova così con un valore complessivo di 29,5 miliardi di dollari e prepara la sua ambiziosa rivoluzione anche nei servizi offerti. L'obiettivo? Diventare una sorta di Netflix della musica: producendo e promuovendo artisti propri e aprendo le porte ad informazione e merchandising.

 

I numeri

Spotify conta quasi 160 milioni di utenti attivi tra i quali 71 milioni di utenti Premium. Un patrimonio che fino ad oggi non ha però portato incassi consistenti all'azienda ideata dai fondatori Daniel Ek e Martin Lorentzon. Per questo motivo i vertici hanno deciso di fare il grande passo: la quotazione in borsa serve per un progetto più ampio destinato alla produzione e promozione musicale.

La crescita degli utenti Premium

Sempre più persone nel mondo decidono di pagare la musica attraverso le piattaforme di streaming. I dati globali parlano di un boom di utenti Premium negli ultimi 4 anni: nel 2014 gli account Premium su piattaforme streaming erano 7,7 milioni, nel 2015 sono diventati 10,8 milioni, nel 2016 22,7 milioni e nell'ultimo anno sono arrivati a 35,3 milioni.

L'etichetta discografica

Spotify punta a diventare una piattaforma capace di produrre contenuti originali, una sorta di Netflix della musica. Un progetto anticipato da due mosse: l'acquisto dello studio musicale online Soundtrap e il lancio del progetto Rise, il programma firmato Spotify che cerca nuovi talenti nel mondo della musica.

Esclusive Premium sugli album

Su richiesta degli artisti gli album in uscita potrebbero diventare disponibili solamente ai possessori di un account Premium per le prime due settimane. Dopo questo tempo tornerebbero invece in streaming per tutti gli utenti della piattaforma. Una mossa che, oltre a fidelizzare il cliente con l'account a pagamento, ammicca anche alle nuove linee guida della certificazione discografica comunicate da FIMI.

Concerti e merchandising

Tra le novità ipotizzate per entrare nel business della produzione, Spotify lavora anche per ampliare lo spazio dedicato a concerti e prodotti in vendita sui profili degli artisti. L'idea è quella di collegare il calendario eventi di ogni musicista con la possibilità di acquisto diretto dei biglietti attraverso i circuiti on line. Allo stesso modo si parla anche dell'opportunità di inserire dirattamente nei profili delle vetrine in stile Facebook per vendere merchandising e copie fisiche degli album.

Podcast e informazione

Il progetto vuole allargarsi anche al mondo dell'informazione e sono già stati lanciati test sperimentali su podcast riguardanti economia, cronaca e politica. In futuro questa possibilità potrebbe essere estesa a tutti gli argomenti permettendo ai media la gestione di profili professionali in veri e propri canali podcast per le testate: le radio del futuro.

Sponsorizzazioni di artisti emergenti

Spotify non cancellerà la versione gratuita ma sta pensando ad un'offerta per tutti gli utenti che permetta una sponsorizzazione dei prodotti musicali in stile Facebook. L'introduzione di questa novità sarà il dazio da pagare per chi non vuole un account Premium: le canzoni promosse compariranno infatti nelle playlist in base ai gusti musicali degli utenti.

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