SPHERES, Google e la NASA creano i primi astronauti robot

A vederli sembrano ammassi di transistor pseudosferici, in realtà sono robot capaci di spostarsi in autonomia a gravità zero. Merito dello smartphone Project Tango che usano come cervello

SPHERES

Fabio Deotto

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Mentre il polverone sollevato dopo l’acquisizione, da parte di Google, di alcune tra le più importanti aziende specializzate in robotica ancora stenta a depositarsi, a Mountain View non sembrano avere intenzione di perdere tempo e si apprestano a lanciare in orbita dei robot sferici guidati da smartphone.

Prima di derubricare la notizia alla voce “ennesimo annuncio senza speranza di Google”, è opportuno precisare che per questo progetto Big G è stato in realtà coinvolto dalla NASA, che il prossimo 11 luglio si occuperà di trasportare alcuni di questi robot fino alla ISS (International Space Station).

I robot sferici in questione si chiamano Synchronized Position Hold, Engage, Reorient, Experimental Satellites (che contratto viene: SPHERES. Naturalmente), hanno le dimensioni di una palla da bowling ma in realtà, più che sfere, sono delle specie di ottaedri troncati, dotati di due propulsori ad anidride carbonica e un “cervello” a forma di smartphone.

Ed è qui che entra in gioco Google, perché lo smartphone in questione è un prototipo del già noto Project Tango , uno smartphone dotato di un set di sensori simile a quello di un Kinect. Già in passato la NASA aveva condotto esperimenti con SPHERES, ma solo grazie all’aggiunta della variabile Tango questi piccoli robot possono essere in grado di svolgere mansioni in autonomia.

Grazie ai sensori di Tango, infatti, un robot SPHERES è in grado di ottenere in modo rapido ed efficente una mappatura tridimensionale dell’ambiente che lo circonda, e questo gli consente di spostarsi senza andarsi a sfracellare a ogni spron battuto.

Al momento, l’obiettivo della NASA è di dimostrare che questi robot sono in grado di muoversi e operare in autonomia, alleggerendo il lavoro degli astronauti umani (ad esempio perlustrando l’interno e l’esterno della stazione spaziale in cerca di strumenti persi o detriti). Ma l’obiettivo finale è fare in modo che queste macchine arrivino a compiere spedizioni autonome, riducendo così notevolmente i rischi per gli astronauti, con la speranza di raggiungere in futuro il punto in cui i discendenti di SPHERES possano sostituire completamente la componente umana, aprendo per la prima volta la strada a viaggi interstellari di lunga distanza.

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