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Sony WF-1000XM3, la prova in aereo degli auricolari che cancellano il rumore

Come si comporta durante un caotico volo intercontinentale il sistema audio in miniatura lanciato dalla casa giapponese

Sony-auricolari-apertura

Marco Morello

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L’eccentrico passeggero inglese con il gilet beige intonato agli occhialini sul naso, accoglie la nostra richiesta con un misto di stupore e gratitudine. Sì, davvero vogliamo il suo posto, anche se lì accanto c’è una mamma con un agguerrito biondissimo bambino, che già da prima del decollo sta scalciando, si lamenta e si agita, minaccia di piangere dalla partenza fino all’arrivo. Mentre guadagna il nostro ex sedile nelle retrovie, il suo trofeo, quello sconosciuto avrà pensato che siamo bizzarri masochisti, non che sulla carta, o meglio nella tasca, abbiamo il rimedio per sopravvivere a nove ore e cinque minuti di volo tra singhiozzi, urla e molestie infantili per i timpani. Già, abbiamo deciso di mettere sotto stress i nuovi auricolari della Sony, gli WF-1000XM3. E di farlo nella peggiore condizione possibile: nei paraggi dei motori di un Boeing 777, storico bestione dei cieli, in una cabina affollata accanto a un neonato frignante. La nostra speranza, è evidente, è una soltanto: che funzionino.

Prima della partenza

La tratta è Londra – Tampa, Florida, ma ben prima di salire a bordo, a casa, avevamo fatto tutti i compiti per bene. Aperta la scatola, abbiamo recuperato e caricato l’elegante custodia delle cuffie, le abbiamo abbinate allo smartphone e al tablet tramite la app «Sony headphones connect» (ci vogliono pochi secondi, l’operazione è fluida e a prova di tecno-negati), soprattutto ci siamo cimentati a provare tutte e sette le coppie di gommini, sei nella confezione e una già montata sugli auricolari, per capire quale entra meglio nel nostro orecchio. Spingendo il dispositivo nel padiglione e ruotando, finché aderisce al punto di sigillarsi. Nelle istruzioni, peraltro, Sony fa notare che destro e sinistro non necessariamente coincidono. E infatti, a noi sta bene una taglia small sul sinistro e una media sul destro. Si vede che, a furia di ascoltare, avrà messo su più massa.

 

Silenzio totale o rumore al quadrato

Una volta fatto il primo abbinamento, le cuffie si agganciano all’ultimo dispositivo con le quali sono state accoppiate non appena le si tira fuori dalla confezione. Una voce solerte ci avvisa che la batteria è pienamente carica e ci ricorda quale impostazione è attiva al momento. Essenzialmente, le principali sono due e le si può selezionare picchiettando sull’auricolare sinistro. Una è quella di cui abbiamo urgente bisogno, la cancellazione del rumore. L’altra, invece, è quella che permette di ascoltare i rumori dell’ambiente anche mentre stiamo riproducendo la musica. Ci sono non uno ma due microfoni che catturano il suono esterno che ci circonda così, anche se è in corso un’iniezione di bassi e reef di chitarra, sentiamo l’auto che sta arrivando o il ciclista che strombazza intimandoci di fermarci e lasciarlo passare. Ecco, nella nostra situazione in aereo, ci basta la prima. Di certo non la seconda. Peccato che, per errore, l’attiviamo durante il decollo, rischiando di assordarci. Ma questa è un’altra storia.

La quiete è assicurata?

Senza prolungare troppo l’attesa per generare un’inutile suspence, diciamo che le WF-1000XM3 (non commentiamo l’astrusità del nome, è abitudine nella casa del giapponese sovrabbondare con numeri e lettere) si comportano nel complesso davvero bene. È come se prendessero il volume del mondo e lo portassero, in una scala da uno a dieci, da nove a tre. E sì, udiamo ancora il borbottio del motore, sentiamo il bambino sfogarsi tra le lacrime, ma è tutto molto leggero. Anzi, alleggerito. Tanto meno fastidioso che nella sua scala di disturbo naturale. Ci aspettavamo di più? In realtà non vi abbiamo detto ancora tutto. La prima parte della prova è stata fatta a musica spenta. Ad audio di Netflix nullo. Cioè con la riduzione del rumore e basta. Senza input da parte dello smartphone. La magia avviene facendo partire la prima canzone che troviamo su Tidal («Save the world» degli Swedish House Mafia, per la cronaca), per sentire tutto il resto volare via. Siamo soli con la musica, mentre l’aereo ha raggiunto la velocità di crociera. E l’effetto è paragonabile a quello a cui ci hanno abituato grandi cuffie a casco che si piazzano sulle orecchie come intrusivi sturalavandini, non queste che sembrano quasi scomparirci dentro, diventano inavvertibili dopo qualche minuto che le si porta. Ecco, prova più che superata.

Come suonano le cuffie

Siamo davanti a un successo per tanti fattori. Il suono è pulito, i bassi sono bilanciati, nulla è mai troppo. Se siete discotecari incalliti, sappiate che nella app si può giocare con le equalizzazioni e dopare tutto. Ma, almeno dalla nostra esperienza, si finisce per peggiorare la resa rispetto ai livelli impostati di default sulle cuffie. Che, rispetto alla concorrenza, hanno un’autonomia generosa: un massimo di 8 ore con la riduzione del rumore disattivata, un massimo di sei se invece è attivata. La custodia dà loro rispettivamente altre 18 e 24 ore di bonus di fiato. Soprattutto, un’altra ora e mezza se le si fa riposare al suo interno per appena seicento secondi. Insomma, possono sopportare anche un viaggio in Australia o in Polinesia senza dover nemmeno scorgere un cavo Usb. Aggiungiamo noi: le otto ore teoriche di cui sopra sono una benedizione perché la custodia, rispetto per esempio agli AirPods, è un po’ ingombrante. Se proprio dobbiamo cercare un difetto al prodotto, eccolo qua. Va bene portarla in viaggio, ma magari in città, specie se non si ha una borsa o uno zaino, infilarla in una tasca può risultare scomodo. Ma sono minuzie: come la traduzione del software nell’applicazione non proprio impeccabile. Bene invece il fatto che la app capisce se siamo fermi, stiamo camminando e correndo e adatta la resa delle cuffie al nostro movimento. Sony lo chiama suono adattivo.

Gesti e conseguenze

Sono tutte piacevoli chicche, di cui finiremo presto per dimenticarci. Anche perché le cuffie bastano tranquillamente a sé stesse. Per esempio, quando la hostess si avvicina per chiederci se vogliamo qualcosa da bere, è sufficiente appoggiare il dito sul pannello touch dell’auricolare sinistro, perché la musica si abbassi all’istante. Se non vogliamo lanciarci in effetti speciali da nerd viaggianti, basta sfilarsi una cuffia e la musica si blocca in un baleno. Quando la rimettiamo, riparte in automatico. Gli auricolari sono discreti, il loro colore scuro è molto meno vistoso rispetto al bianco sparato di casa Apple (e poi il paragone non tiene, le AirPods non hanno l’isolamento del rumore, che è il vero punto di forza di questo prodotto). Ovviamente si possono usare per rispondere alle chiamate, l’audio è pulito e i nostri interlocutori non hanno lamentato particolari disagi. Nell’applicazione si può persino equalizzare il suono per le telefonate. Anche le notifiche vengono riprodotte, dunque se vi piace che il pigolare di WhatsApp, mail in push e dintorni disturbi l’ascolto, sarete serviti. Sì, anche in volo. Maledetto Wi-Fi. All’arrivo, il bambino di cui ci eravamo abbastanza dimenticati è sempre lì a fianco. Ora dorme, ma ha dato del suo meglio con le corde vocali nel passaggio sopra l’oceano. Di sicuro, seppure a un livello un po’ attutito dalla distanza, lo avrà sentito anche il passeggero che si era spostato più in fondo. E infatti a fine viaggio, quando lo incrociamo alla fila per il controllo passaporti, ci regala un ennesimo e ancora più convinto «thank you».

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