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WhatsApp: cosa chiede la Francia a Facebook

La circolazione dei dati fra la chat e il social network viola i principi della legge francese. Per questo va bloccata

facebook whatsapp

Roberto Catania

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Facebook ancora nel mirino delle autorità europee per questioni di privacy. Ad alzare la voce questa volta è la Francia che, per voce del CNIL - l’equivalente transalpino del nostro Garante per la Privacy - chiede a Mark Zuckerberg e soci di bloccare il flusso di dati fra il social network e la sua controllata WhatsApp.

Vietato analizzare le abitudini degli utenti per migliorare l'applicazione

Il nocciolo della questione risiede nei dati che Facebook preleverebbe da WhatsApp per finalità legate alla business intelligence, ovvero all’analisi, anche quella predittiva, delle proprie attività. Per l’Antitrust francese, in pratica, le informazioni sensibili degli utenti di WhatsApp - come numero di telefono, applicazioni condivise e più in generale le loro abitudini - non possono essere utilizzati da Facebook per migliorare le prestazioni e ottimizzare l'uso dell'applicazione.

Questa prassi, sottolinea il CNIL in un documento pubblicato sul suo sito Web, vìola i principi del cosiddetto French Data Protection Act, il "manifesto" digitale d'Oltralpe. Anche perché, si legge ancora fra le righe, per gli utenti non c’è modo di impedire tale condivisione (il cosiddetto opt-out), se non quello di disinstallare l’applicazione.

Un mese per mettersi in regola

Da qui l’ultimatum dell’Authority francese: Facebook avrà un mese di tempo per chiudere i rubinetti dei dati che da WhatsApp passano Facebook (e viceversa), altrimenti incapperà in un procedimento sanzionatorio (non ancora determinato).

Ad irritare gli animi degli ispettori transalpini c'è anche la scarsa cooperazione mostrata da Menlo Park, che - si legge sempre nella nota redatta del CNIL - "non avrebbe collaborato in modo sufficiente, impedendo al CNIL di controllare completamente la conformità del trattamento effettuato, quando contribuisce all'aumento della quantità di informazioni Facebook Inc".

I precedenti

Non è la prima volta che Facebook viene accusata dagli organismi del Vecchio Continente di posizione Europa per abuso di posizione dominante su questioni legate al trattamento dei dati. Lo scorso settembre era stata la Germania a chiedere l’interruzione del flusso di dati da WhatsApp al social network; risale a Novembre, invece, la decisione della stessa Facebook di piegarsi alle richieste delle autorità britanniche relativamente al blocco della raccolta dati degli utenti a fini pubblicitari.

Ma il procedimento più gravoso ai danni di Facebbok è quello che ha portato lo scorso mese di maggio alla maxi-multa da 110 milioni di euro comminata dall’Unione Europea. Sul banco degli imputati, la scarsa trasparenza con cui la società di Menlo Park ha trattato il passaggio dei dati da WhatsApp agli altri servizi già di sua proprietà al momento dell’acquisizione, nel 2014.

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