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Siamo così dipendenti da Facebook che saremmo pure disposti a pagarlo

Una ricerca conferma: un utente medio sarebbe disposto a spendere fino a 850 dollari all’anno per accedere al social network

Social network like

Roberto Catania

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Se qualcuno ti offre un servizio senza chiederti nulla in cambio, significa che il prodotto sei tu.

I detrattori del Web a costo zero ci hanno avvisato da tempo: siamo ormai degli ingranaggi della Internet economy. Mentre navighiamo su Internet, ci scambiamo email, leggiamo enciclopedie digitali, utilizziamo applicazioni e social network e ascoltiamo musica senza spendere un centesimo, ci sono aziende che fanno business miliardari.

La merce di scambio è un’altra: sono i nostri dati, i nostri gusti e le nostre preferenze più sfumate, il sacro Graal per qualsiasi società abbia qualcosa da vendere. Del resto si sa: Facebook, Google, Spotify e tutti gli altri giganti del Web sono diventati quello che sono grazie anche ai nostri dati.

Indietro non si torna

Tornare indietro? Impossibile. Seppure ancora molto giovane, certe dinamiche di Internet sono ormai piuttosto consolidate. Si può chiedere a un utente di pagare per leggere un articolo, per godere di un servizio in abbonamento o per scaricare un’applicazione, ma la verità è che le masse vanno nella direzione della gratuità.

Resta tuttavia il problema di un modello di business che ha delle controindicazioni, e lo si è capito un volta di più dopo lo scandalo Cambridge Analytica: la gratuità porta molte persone a sorvolare sulle conseguenze di una mercificazione del dato personale. Per superficialità, certo, ma non solo.

La verità è che certi servizi digitali hanno ormai un valore significativo per gli utenti. Che sia economico, ricreativo o sociale, poco conta; ciò che è innegabile è che a questo punto risulta difficile, se non impossibile, farne a meno.

Quanto paghereste per Facebook?

Un gruppo di economisti del MIT e dell’Università di Groningen ha provato a quantificare il valore che Facebook, Amazon, Google Maps, e altri servizi di largo consumo stanno assumendo nella nostra società. Lo ha fatto rivolgendo una domanda indiretta, ma nemmeno troppo, a un campione di 1500 persone: quanti soldi vorreste per rinunciare alle vostre piattaforme online?

L’indagine - che per ammissione degli stessi ideatori va presa con le dovute cautele - ha dato risultati sorprendenti: un utente medio sarebbe disposto ad abbandonare Facebook solo dietro a un corrispettivo compreso fra 30 e 70 dollari al mese. Fatte le debite proporzioni, insomma, se il social network di Mark zuckerberg fosse un servizio a pagamento, un utente medio sarebbe disposto a pagare quasi 850 dollari all’anno pur di servirsene.

Con la stessa metodologia, gli autori della ricerca hanno stimato che il valore di un servizio di mappe digitali per un utente medio è di 3.600 dollari all’anno, 840 dollari quello di Amazon, addirittura 8.400 dollari per un servizio di email gratuita come Gmail.

Dipendenti dai servizi gratuiti

Al di là delle cifre, ciò che emerge dalla ricerca è l'imprescindibilità di certi servizi digitali nella nostra quotidianità. L’utente medio non sembra avere alcuna intenzione di rinunciare a tutte le varie comodità che l’industria del software ha confezionato in questi anni, e - casomai dovesse essere pagato per farlo - chiederebbe cifre piuttosto importanti.

Un messaggio che va nella direzione opposta a quella auspicata da chi vorrebbe ridurre il potere delle grandi multinazionali del Web. L’accesso gratuito a certi servizi ci ha reso pressoché dipendenti dalle grandi piattaforme online. E l’impressione è che col passare del tempo sia sempre più difficile recidere questo cordone ombelicale.

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