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Perché Spaces segnerà la fine di Facebook come lo conosciamo

La piattaforma di realtà virtuale presentata da Zuckerberg è un passo deciso verso il social networking del futuro. E non è detto che sia un bene

Mark Zuckerberg ha presentato qualche ora fa Spaces, un nuovo modo di interagire con i contenuti del social network più famoso. Non è detto però che indossare un paio di visori di realtà virtuale per leggere post, commentare foto e video rappresenti un bene assoluto per la piattaforma e i suoi iscritti. I motivi? Tanti, a partire dal pericolo assuefazione al cyberbullismo, per finire con il rischio di un califfato sempre più potente in rete.

VR: una moda non sempre positiva

Diciamo la verità: tutto quello che gira intorno alla realtà virtuale va di moda. Videogame, conferenze, meeting, presentazioni, non c'è un ambito della vita sociale che sia estraneo da un paio di visori.

Lo sappiamo noi, consumatori, e lo sanno le aziende che sviluppano accessori del genere, su cui puntano sempre di più. Non è un caso se HTC, un tempo leader nel settore della telefonia, abbia concentrato gran parte della propria forza lavoro sui Vive, gli occhialini concorrenti degli Oculus Rift, che rappresentano attualmente una fonte di guadagno più sicura degli smartphone.

Facebook, re incontrastato nel campo delle piattaforme social, non poteva restare indietro.

Come funziona Spaces

A luglio del 2014 si era comprata Oculus proprio per questo: studiare come trasferire gran parte delle funzionalità oggi accessibili da computer, smartphone e tablet, sui mondi virtuali, senza perdere d'efficacia.

Il risultato è Spaces, presentato martedì alla conferenza F8.

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Il funzionamento è molto semplice: si accede all'app (solo con gli Oculus Rift per il momento), associando il proprio account e personalizzando l'avatar, per rispecchiare ciò che si è nella vita reale. Più amici entrano in gioco e più la piazza del sindaco Zuckerberg si popolerà, con i contenuti che già adesso vediamo scorrere sul flusso di notizie, foto e video a 360 gradi compresi. E allora qual è il problema?

Asociali per davvero
Per un motivo o per l'altro, Facebook è stato tirato in ballo più di una volta in merito a problemi di salute e del comportamento, persino nello sviluppo della depressione. Quasi mai c'entra la piattaforma in sé ma l'uso che di questa se ne fa, soprattutto nel vissuto quotidiano degli iscritti. Valvola di sfogo o contenitore di buoni sentimenti, non si tratta di decidere se è bene o male postare certe cose online ma capire il fine nel condividere alcuni contenuti e perché sia importante farli conoscere al mondo.

Se un dubbio simile ci attanaglia ora che Facebook è ?solo? un sito web o un'app sul cellulare, figuriamoci cosa potrà succedere quando l'esperienza si farà più immersiva, indossando i visori VR. Il rischio estraniazione è reale, e con esso le conseguenze che potranno esservi.

Rientreremo a casa e, senza quasi salutarci, ci metteremo seduti per controllare velocemente bacheche e notifiche, con un paio di Oculus (o chi per essi) in testa. Socialità, quella vera, addio.

Cyberbullismo
Sono tre le social-piaghe che preoccupano Zuckerberg: il cyberbullismo, il terrorismo e le fake news. Se per le bufale il network si sta attivando come può per educare meglio gli iscritti prima di integrare strumenti idonei all'individuazione delle notizie non verificate, sul bullismo online e il terrorismo è ancora indietro. L'avvento di Spaces non migliorerà le cose, anzi, potrebbe renderle ancora più difficili.

Un ragazzo che oggi vive momenti di difficoltà per colpa di membri della sua rete su Facebook, una volta che avrà la possibilità di connettersi in realtà virtuale, potrebbe incorrere in situazioni anche peggiori. Emblematico è il caso, riportato dalla CNN, di Jordan Belamire, che è stata violentata su QuiVR, a metà strada tra un gioco di battaglia e uno spazio di incontro tra appassionati di gaming. Il fulcro è l'utilizzo di visori per la realtà virtuale, che rendono l'esperienza più interessante.

Beh, la ragazza non ha trovato così appagante essere messa alle strette, palpata e provocata sessualmente da BigBro442, un iscritto al videogioco disponibile su Steam, che ha causato un allontanamento forzato della donna dal sistema. Ma esempi come questo aumentano, purtroppo, ogni giorno, e non fanno altro che porre all'attenzione generale il problema del cyberbullismo e delle molestie sul VR.

Cosa farà Facebook per limitare una minaccia del genere? Non lo sappiamo ma la questione potrebbe sfuggire di mano a Zuck, a cui non basteranno due buone maniere per risolvere la situazione.

Terrorismo filtrato
Un altro punto di domanda è: quanto scalpore faranno le città del califfato costruite in 3D su Facebook Spaces? No, perché in assenza di paletti tutto sarà possibile online, anche personalizzare il proprio universo. E chi può negare che l'Isis non abbia i mezzi per fare propaganda pure sulle vie del digitale virtuale? Solo qualche giorno fa, il Times aveva accusato Facebook di non fare abbastanza per combattere il terrorismo islamico sul web. Troppi utenti attivi, circa 1,86 miliardi, e pochi strumenti di controllo stanno causando una sorta di anarchia telematica che il team non riesce a gestire.

Spaces avrà bisogno di misure protettive maggiori e di logiche di monitoraggio più funzionali, perché c'è il rischio che una volta aperto a tutti e popolato a dismisura, la rappresentazione VR possa trasformarsi in una creatura senza briglie, capace di fare danni un po' ovunque. E allora sarebbe la fine dell'impero.

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