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Perché Facebook ha sospeso 200 applicazioni

Da un’indagine (ancora in corso) ecco le prime app sospese per tutelare la sicurezza degli utenti

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Facebook ha annunciato di avere sospeso circa 200 applicazioni considerate troppo invadenti sul piano dell’accesso alle informazioni personali. È questo il primo provvisorio risultato di un audit avviato alla fine dello scorso di mese di marzo su tutte quelle app di terze parti costruite per interfacciarsi con il social network.

L’indagine, ancora in corso, è stata fortemente voluta dal CEO del social network, Mark Zuckerberg, a seguito dell’ormai celebre caso Cambridge Analytica, la società che trafugato 87 milioni di profili per scopi elettorali, senza che la maggior parte delle persone ne fosse a conoscenza o avesse dato il proprio consenso.

Facebook, a quanto pare, avrebbe sospeso le 200 applicazioni in via cautelare, in attesa di una verifica più approfondita. "Finora sono state analizzate migliaia di app e ne sono state sospese circa 200", ha spiegato Ime Archibong, VP di Facebook per le partnership di prodotto. "Se dovessimo trovare prove che queste o altre app abbiano fatto un uso improprio dei dati, le vieteremo e ne informeremo le persone tramite il nostro blog. Alle persone mostreremo anche se loro o i loro amici hanno installato un'applicazione che ha abusato dei dati prima del 2015 - proprio come abbiamo fatto con Cambridge Analytica".

Archibong non dice quanto tempo ci vorrà per completare l'audit, ma ammette che c'è ancora molta strada da fare: "Stiamo investendo molto per garantire che questa indagine sia il più approfondita e tempestiva possibile", spiega il responsabile senza però precisare se verrà pubblicato un elenco pubblico di ogni applicazione sospesa o sospetta o se invece ci si limiterà a informare gli interessati.

Un risultato è già comunque evidente: il danno reputazionale oltre che economico scaturito nei giorni immediatamente successivi all’esplosione dello scandalo Cambridge Analytica, sta portando Facebook a stringere le maglie su tutte quelle attività che prevedono un’intrusione profonda sui dati degli utenti.

L’indagine sulle app si inserisce in un quadro più ampio di interventi correttivi finalizzati al recupero della fiducia, anche da parte degli investitori

Per questi ultimi, a quanto pare, i problemi sembrano già alle spalle: nelle ultime settimane il titolo Facebook è tornato sulle quotazioni antecedenti al caso Cambridge Analytica, quasi a conferma di una rinnovata fiducia nell’operato del social network.

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