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Perché Facebook diventerà l’edicola del futuro

Entro l’anno anche l’Italia sperimenterà le notizie a pagamento sul social da oltre 2 miliardi di iscritti: un passo decisivo contro le fake news

L’ufficialità è arrivata direttamente dalla sede italiana di Facebook: anche gli editori nostrani potranno sperimentare le notizie a pagamento, postate dagli account ufficiali sul social network, entro la fine del 2017.

Si tratta di una piccola rivoluzione che di certo non farà piacere agli iscritti ma che renderà qualitativamente migliori le news che ogni giorno vengono diffuse sulla piattaforma da oltre 2 miliardi di utenti.

“Vogliamo che Facebook diventi un luogo credibile dove poter reperire gli ultimi avvenimenti sapendo che si tratta di qualcosa di reale, verificato” – ci ha detto Alex Hardiman, Productor Director della divisione News del colosso americano.

Come eliminare le fake news

E il punto cardine è proprio questo: in che modo si possono eliminare dal portale e app per smartphone e tablet le bufale, quei fatti che hanno il solo scopo di attirare click per portare traffico verso un’unica destinazione e di conseguenza accrescere gli introiti tramite gli annunci?

Da mesi parliamo di algoritmi, sistemi preventivi di riconoscimento ed eliminazione delle notizie palesemente false o non del tutto accertate e invece l’aiuto essenziale arriverà ancora una volta dall’uomo: “Il passo più importante è arrivato quando abbiamo cominciato a collaborare con le grandi testate internazionali, il New York Times, Le Monde e Der Spiegel – ricorda ancora Hardiman – chi meglio dei giornalisti può aiutarci a segnalare episodi irreali e privi di riscontri?”

Non solo tecnica

Come era prevedibile, l’automatizzazione delle procedure è in grado di giudicare solo in parte il difficile equilibrio tra realtà e finzione, poi c’è bisogno della versatilità del pensiero umano. Non a caso anche un software tanto atteso come Full Fact, in Europa da ottobre, pone molte delle sue basi su un team di validatori manuali, con il compito di analizzare i risultati della verifica ed eventualmente  confermarli.

Perché si

La lettura delle notizie a pagamento, con modalità che spieghiamo più avanti, dovrebbe ridurre il numero di fake news anche per un motivo organico. Stando al metodo di classificazione dei post più rilevanti usato da Facebook (trend di utilizzo del sito, cerchia di amici, pagine e like messi), tra quelli con contenuto informativo verranno privilegiati i già verificati positivamente, a discapito delle condivisioni di massa prive di analisi.

A quel punto un post genuino otterrà un punteggio più alto di un altro non controllato o etichettato come falso. Insomma a poco a poco le fake news andranno a finire sempre più nei bassi fondi del flusso generale, eliminandosi da sole.

Come pagheremo

Facebook si avvarrà di almeno dieci nuovi editori in tutto il mondo con i quali far debuttare le news a pagamento. Le vie da seguire saranno due: abbonamento richiesto dopo un certo numero di articoli gratuiti o modalità freemium, con cui saranno i giornali a decidere i contenuti gratis e quelli a pagamento, magari gli approfondimenti o i servizi video.

Vita digitale, cerchia reale

“L’obiettivo non è solo la monetizzazione delle testate (che avranno il 100% degli introiti ndr.) ma anche la possibilità di raggiungere un pubblico più vasto, sia su computer che in mobilità – spiega Tessa Lyons, Product Manager della divisione News Feed – per questo il nostro lavoro è riconoscere sempre più profili e contenuti falsi, creati per scopi illeciti, magari bullismo, e assicurare una rete fidelizzata specchio della cerchia personale di ogni iscritto. Come nella vita, anche su Facebook le persone vogliono contatti che li aiutino a prendere decisioni in tante situazioni”.

Insomma da piazza già frequentatissima, Facebook si appresta a creare tanti piccoli centri di interesse, ipotetici chioschetti virtuali che replicano quelli sul territorio. Abbiamo già un Marketplace, moderno ipermercato dove trovare di tutto, Watch è il cinema multisala e i Gruppi piccole o grandi comunità da bar. Mancava l’edicola; adesso c’è anche quella.

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