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5 motivi per chiudere il profilo Facebook dopo Cambridge Analytica

Ci tiene incatenati alle sue logiche, dice che va tutto bene e poi basta un quiz per farci rubare i dati. Cancelliamoci, prima che sia troppo tardi

facebook cancellare 2018

Antonino Caffo

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No, cancellarsi da Facebook non è una tragedia. Continuerete a vivere lo stesso, ad avere gli stessi amici, il vostro lavoro. Anzi, tutto potrebbe persino essere migliore.

Come se non vi fossero abbastanza motivi per dire addio al proprio alter-ego digitale, quanto spifferato da Christopher Wylie contribuisce ad accrescere la voglia di cancellarsi dal social network. È bastato un singolo quiz, apparentemente innocuo, per consentire a Cambridge Analytica di trafugare tutti i nostri dati, anche quelli che sembravano più nascosti e persino le informazioni sulla rete degli amici.

Motivo 1: la privacy

Sappiamo bene che ogni volta che postiamo qualcosa su Facebook, questo diventa di portata pubblica. A meno che non si impostino tutti i parametri possibili per limitare al massimo la diffusione, testi, foto e video diventano subito ricercabili online e impressi nella pietra digitale. Cancellare una frase di troppo non è nemmeno una soluzione definitiva visto che basta uno screenshot per dare ai posteri memoria di un pensiero affrettato, condiviso con poca attenzione o nessun ragionamento.

Questo è quanto dipende dalla nostra volontà ma c'è un sottobosco di movimenti e operazioni nascoste di cui nemmeno ci rendiamo conto e che rischiano di far arrivare ad aziende e partner esterni tutto quello che riguarda il nostro profilo, in assenza di qualsiasi sospetto. Tramite l'app thisisyourdigitallife, Cambridge Analytica si arroccava il diritto di accedere alle informazioni basilari dei navigatori, e questo è un male di cui siamo a conoscenza e che riguarda tutte le app a cui permettiamo di sbirciare nel profilo, ma farlo nascondendo il vero fine è una violazione delle politiche di utilizzo di Facebook che l'azienda ha punito cacciando dalla piattaforma sia l'agenzia che dipendenti ed ex-collaboratori, Wylie incluso. 

Motivo 2: la dipendenza

Non parliamo di quella evidenziata dai medici ma di azioni concrete, che ogni giorno si ripetono, in continuazione. C’è chi controlla l’app appena sveglio, chi mentre si lava i denti, chi guida, chi è sul treno, chi sulla metro, chi è al lavoro o mentre mangia. Facebook crea dipendenza, non è un mistero.

Guardiamoci allo specchio e proviamo ad ammettere il contrario. Prima di gestire la nostra personalità digitale, Zuckerberg ha cominciato a manipolare il nostro tempo. Se negli anni '90 si rimaneva imbambolati davanti alla TV adesso ci sono le bacheche con faccine e cuoricini. Non è poi così diverso.

Motivo 3: aumenta il divario sociale

In principio era una piattaforma aperta a tutti, dai dipendenti postali ai presentatori televisivi. Poi è arrivata Mentions, l’app dedicata ai personaggi pubblici. La scusa è quella di semplificare la comunicazione tra questi e i fan, con le dirette video (aperte poi a tutti), i sondaggi, i filtri sui commenti, le sessioni di domande e risposte.

Eppure la sensazione è che in questo modo si ricrei quello stesso scalino tra utente medio e celebrità che si vive già in altri contesti: al cinema, allo stadio, durante un concerto; “lui” è sempre quello che sta da una parte del mondo con la folla che lo segue da lontano.

In un certo senso, Twitter ha mantenuto la promessa di democratizzare davvero i post di tutti, senza distinzioni. Chi ha il bollino blu sul microblog non può fare qualcosa in più degli altri, non direttamente almeno (ha accesso ai dati di interazione, che alla maggior parte degli iscritti non interessano).

Motivo 4: mente sulle amicizie

Diciamo la verità: gli amici che abbiamo online sono quasi tutti falsi. Secondo una ricerca condotta nel gennaio del 2016, su una media di 150 contatti, solo 15 possono essere considerati amici e 5 persone strette.

Che ce ne facciamo degli altri 750? Praticamente nulla, tant’è vero che quando notiamo i loro post sul flusso principale non facciamo altro che scorrere in basso, fin quando non arriva il messaggio di uno di quei 15.

Con la presunzione di allargarci la cerchia di conoscenti, Facebook non ha fatto altro che restringerla ancora di più, rendendo i legami meno evidenti ancora più confusi e instabili. E sarà per questo che ha fatto parzialmente dietrofront cambiando la logica del feed di notizie.

Motivo 5: è tutto vanità

Italiani, popolo di allenatori. Ma anche di statisti, politici, avvocati, periti, opinionisti, tecnici, supervisori, critici d’arte, registi e tanto altro. Altro che i 15 minuti di popolarità profetizzati da Andy Warhol, qui è una continua ricerca all’affermazione personale, dello scrivere il post perfetto che raccolga più reaction.

A cosa porta questa corsa senza fine? Semplice: a non essere sé stessi, a scrivere quello che vogliono gli altri e non ciò che realmente desideriamo. Fosse anche un post controcorrente. 

Come cancellarsi


La prima via è temporanea: si clicca sulla freccia in alto a destra nella versione computer, poi ImpostazioniGenerali e, in basso, Gestisci account e Disattiva il tuo account. In questo modo il profilo, l’immagine e le condivisioni pubblicate dal profilo personale verranno rimosse dal servizio, anche se ci vorrà un po’ per farsi dimenticare da amici e parenti (il nome potrebbe rimanere in qualche sezione). Ma niente paura: in qualsiasi momento si può decidere di riattivare l’iscrizione e riavere tutto come prima.

La seconda strada è quella della rimozione definitiva, dalla quale non si torna indietro. Per effettuarla bisogna cliccare qui e confermare nei box successivi la scelta; serviranno circa 90 giorni per veder sparita ogni informazione precedente, anche se qualche elemento, come i messaggi inviati in chat, resteranno visibili a chi li ha ricevuti.


Per saperne di più:

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