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Instagram vuole aiutarci a ignorare chi ci disturba online

Via ai test di una funzione per zittire gli utenti molesti e rendere invisibili i loro commenti. Una misura pensata soprattutto per gli adolescenti

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Marco Morello

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Per gli adolescenti che vivono il mondo digitale come uno snodo centrale della loro vita quotidiana, un commento negativo, un messaggio offensivo o altri atti di bullismo virtuale, possono far male quanto e persino più di quelli subiti nel mondo reale. Per questa ragione, da tempo piattaforme come Instagram si sono attivate per proteggerli, filtrando le frasi aggressive e violente («tossiche e divisive» sono i termini usati dal social network nel descrivere il suo operato) lasciate sulle bacheche dei suoi iscritti. La cosa avviene in automatico, basta selezionare un’opzione nelle impostazioni, oppure tramite un filtro di parole chiave che possono essere inserite manualmente dall’utente: termini scurrili, pesanti, semplicemente sgraditi e indigesti alla sensibilità di ciascuno. Se vengono usati, il commento è scartato a prescindere.

La privacy aumentata

Ma non sempre l’intelligenza artificiale ci vede benissimo, non necessariamente l’eliminazione sistematica di alcuni contenuti diventa risolutiva. Da qui, l’idea di Instagram di sperimentare il passo successivo: togliere la parola a chi non la merita. Non in assoluto, ma nei nostri confronti. Non in automatico, bensì in seguito a un nostro specifico intervento. E con una dinamica intelligente: senza che la persona oggetto della nostra sanzione venga a saperlo (almeno su Instagram), per evitare di incattivirlo ancora di più e magari spingerlo a insistere o andare oltre l’insulto pubblicato su una bacheca. L’idea si sostanzia nel comando «Silenzia», che di fatto toglie a una persona specifica scelta da noi alcune delle prerogative tipiche delle interazioni sulla piattaforma: quegli iscritti non potranno vedere quando siamo attivi su Instagram, né sapere se abbiamo letto o meno i loro messaggi diretti. È come se le loro parole cadessero nel vuoto. Rimanessero perennemente inascoltate.

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– Credits: Instagram

Tu commenta, io ti ignoro

In particolare, i testi indirizzati a noi dal silenziato speciale (etichetta tutt’altro che motivo di vanto), verranno spostati nella sezione «Richiesta messaggi». Quella in cui generalmente finiscono lo spam, i tentativi di phishing e il resto della spazzatura che fisiologicamente un po’ circola in ogni anfratto della rete. Elemento ancora più interessante, a metà tra il geniale e il beffardo, si potranno rendere invisibili i commenti dei bulli a noi e al resto della community, a cominciare dunque dai nostri follower, senza però che gli esclusi si rendano conto della censura subita. Esatto: continueranno a poter scrivere quello che vogliono, lo vedranno apparire sotto le foto e i video, penseranno sia pubblico, in bella mostra, in realtà sarà finito in un limbo autoreferenziale giusto per i loro occhi. Gratificheranno il loro ego di picchiatori con la tastiera, senza però ferire nessuno. In caso poi il testo sia accettabile, qualora decideremo di degnarlo di uno sguardo, potremo di volta in volta acconsentire che sia pubblico. Di fatto, Instagram valuta di introdurre una sorta di moderazione dei contenuti non indifferenziata, né aprioristica o filtrata da una macchina, ma specifica verso un ignorato totale. Che ovviamente si è rivelato molesto per meritarsi tanta disattenzione.

Maneggiare con cautela

L’intento del social network è assolutamente lodevole: provare a essere uno spazio pacifico e tendenzialmente immune da rischi e molestie. Ma come ogni utopia, ci sono le sue implicazioni, i suoi pericoli e risvolti da tenere a mente. Se per esempio decidiamo di nascondere una storia a qualcuno, dobbiamo assicurarci che non entri in contatto con altri follower che l’abbiano invece vista e la possano commentare in sua presenza (o peggio mostrargliela se non sono trascorse le fatidiche 24 ore prima della sua cancellazione automatica), facendoci fare una figuraccia molto pesante. Allo stesso modo, il bullo silenziato può essere combattuto con tale metodo se non fa parte della stessa cerchia di amici, colleghi, compagni di classe e dintorni della vittima. In caso contrario, se il bullo fedele al suo nome dicesse bullandosi «avete visto cosa ho scritto sulla bacheca di X?» e si accorgesse che quel commento era visibile solo a lui, come potrebbe reagire? Probabilmente, non benissimo.

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