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Perché Facebook vuole conoscere il nostro livello di ricchezza

Stimare la classe sociale degli utenti migliorerebbe la profilazione. E dunque anche la vendita di spazi pubblicitari

PC soldi

Roberto Catania

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Cosa sa Facebook di noi? Molto, moltissimo, e il bello è che siamo noi - più o meno consapevolmente - a concedergli tutte le informazioni del caso. Ma la domanda che sarebbe il caso di porsi è forse un’altra. E cioè: cosa vorrebbe sapere Facebook di noi che ancora già non sa?  

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Una prima, parziale, risposta al quesito ci arriva da un brevetto depositato nel 2016 da Menlo Park dal titolo piuttosto emblematico: Socioeconomic group classification based on user features (ovvero classificazione dei gruppi socioeconomici degli utenti sulla base delle loro caratteristiche).

Proprio così. Facebook starebbe vagliando il modo di dedurre la ricchezza della propria base di utenti a partire da alcune informazioni chiave, come età, città di residenza, dispositivi mobili posseduti, utilizzo internet, dati relativi all’abitazione.

Un algoritmo deduttivo

Tutto si tradurrebbe nell’ennesimo algoritmo. Nello specifico, Facebook punta a un sistema di valutazione che, incrociando specifici set di dati degli iscritti, riesca a prevedere con buona approssimazione il tenore di vita.

Così, esemplifica Axiom, un utente tra i 30 e i 40 anni che possiede una casa in California riceverebbe un punteggio pari a 10, ma il suo fattore di ricchezza potrebbe raddoppiare o triplicare in base alla città di residenza, nel caso questa sia San Jose, piuttosto che Menlo Park o, meglio ancora, a Palo Alto. 

Obiettivo profilazione

L’inquadramento economico degli utenti rappresenta uno dei tasselli fondamentali nel cosiddetto processo di profilazione. Sapere se un utente è benestante o se invece fa parte di una più modesta working class, darebbe alle aziende che investono sul social network molte più chances di individuare profili vicini al proprio cliente modello, anche per capacità di spesa. Perché è evidente, chi fabbrica auto o gioielli cerca utenti diversi da chi vende t-shirt.

Fra le varie iniziative promosse dalla società di Mark Zuckerberg su questo fronte, vale la pena ricordare quelle orientate al rilevamento delle emozioni. Il social network dell’amicizia sta lavorando da almeno due anni su un sistema capace di tracciare le nostre espressioni facciali e gli altri comportamenti rivelatori della nostra esperienza d'uso (ad esempio la velocità di inputazione delle lettere sulla tastiera), per capire come reagiamo dinnanzi a certi messaggi. Il tutto sempre nell'ottica di confezionare interazioni sempre più personalizzate. E ovviamente redditizie.

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