Facebook: sempre meno giovani, sempre più esibizionisti

Due recenti studi rivelano che gli utenti più adulti, molto più degli adolescenti, fanno cose avventurose solo per poterle condividere sui social

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– Credits: boltron @ Flickr

Fabio Deotto

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Non è servito ingolfare la piattaforma di video in riproduzione automatica, non è servito acquistare Whatsapp e Instagram, testare i messaggi che si autodistruggono o ricalibrare per l’ennesima volta il News Feed; i numeri continuano a parlare chiaro, e a rivelare lo stesso dato: i giovani continuano ad abbandonare Facebook.

A rivelarlo questa volta è uno studio che Piper Jaffray ha condotto su 7200 teenager di diversa età ed estrazione. A giudicare dalle risposte degli interrogati, in un solo semestre (tra la primavera e l’autunno del 2014), l’utilizzo di Facebook da parte di utenti di età compresa tra i 13 e i 19 anni è precipitato dal 72% al 45% . Parallelamente, nello stesso periodo, l’utilizzo di Instagram è aumentato dal 69% al 76%.

I perché di questo principio di esodo sono piuttosto intuibili: il difficile controllo sulla propria privacy garantito da Facebook, il diffondersi di piattaforme meno omnicomprensive e più esclusive, ma soprattutto: il crescente numero di genitori e professori iscritti al social network di Menlo Park.

Ma un altro fattore potrebbe aver avuto un ruolo importante in questa “fuga”: a quanto pare Facebook sta diventando sempre di più un luogo per esibizionisti, che utilizzano la piattaforma per dare un’immagine di sè molto più edulcorata e intrigante di quella che traspare nella loro vita di tutti i giorni.

Uno studio commissionato dalla Ford ha dimostrato che la cosa che più interessa, in media, a un utente social è dimostrarsi “avventuroso” (30% del campione), più che dimostrare di avere “successo” (28%) e avere un sacco di “amici” (24%). Il 45% degli utenti intervistati ha dichiarato che i propri contatti hanno una vita molto più piatta (e dunque meno avventurosa) di quella che lasciano emergere dai propri profili.

Il dato più interessante, però, è un altro: quasi il 30% degli utenti intervistati ha dichiarato di aver fatto qualcosa di insolito unicamente con lo scopo di poterlo condividere sui social media.

Il dato è sicuramente interessante, ma a conti fatti è meno sorprendente di quanto possa apparire a un primo sguardo. Dopotutto, anche prima dei social media, molta gente faceva cose con lo scopo primario di potersene bullare in compagnia con gli amici. Conosco diverse persone che si dannano a rimorchiare il più possibile (a prescindere dall’effettiva attrazione), con il solo scopo di mandare un messaggino trionfale agli amici più stretti.

A voler fare i calcoli, è probabile che questo tipo di eterni spacconi rappresentino una percentuale simile a quella inquadrata dallo studio Ford. Il rischio, però, è che questa fetta di utenza alla lunga risulti così sfiancante da allontanare l’utenza “normale” verso lidi meno compromessi.

A quel punto, Facebook rischierebbe davvero di trasformarsi in una città fantasma popolata da datati esibizionisti in pancera, con il petto rigorosamente in fuori, condannati a trattenere il fiato come tanti pesci palla in lotta per la sopravvivenza della propria identità digitale.

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