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Facebook ci proteggerà dai contenuti violenti con la censura

Non c'è altra via di uscita: per negare che video di terroristi e bulli diventino virali bisogna impedire a certi utenti di pubblicarli. Si ma come?

Facebook like

Antonino Caffo

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Non esiste intelligenza artificiale, almeno oggi, che possa vietare a un contenuto pubblicato da un utente su Facebook di diventare virale, ovvero condiviso su larga scala, se non vietandolo a priori. 

Bastano pochi minuti, nemmeno cinque, per far si che una sparatoria in diretta, un atto di bullismo o una qualsiasi altra sciocchezza concepita dalla mente umana di un iscritto al re dei social network, venga ripresa da migliaia di persone, in tutto il mondo.

Post trauma

L'amministratore delegato di Facebook, Sheryl Sandberg, ha confermato che la compagnia sta cercando di porre delle restrizioni su chi può trasmettere Live dalla piattaforma, sulla base di determinati criteri considerati internamente, anche da monitoraggi automatici. Il tutto per rispondere alle critiche avute l'indomani del massacro di Christchurch, quando Facebook è stato accusato di aver agito troppo tardi nella rimozione del video in diretta dell'attentatore in Nuova Zelanda.

Insegnare agli algoritmi

Il punto non è solo cancellare le condivisioni ma identificare anche i nuovi post che contengono le immagini vietate. La tendenza, proprio per evitare il riconoscimento di Facebook, è riprendere con il proprio telefono il filmato ancora online, per poi ripubblicarlo da zero. In questo modo, secondo gli autori, il social non potrebbe rilevare nulla, lasciando così aumentare la diffusione in rete.

Un modus operandi che è cambiato dopo Christchurch. Facebook ha identificato più di 900 video diversi che mostrano porzioni dei 17 minuti della carneficina, utilizzando strumenti di intelligenza artificiale per identificare e rimuovere i contenuti. Due settimane fa, il gigante dei social network ha confermato di aver cancellato 1,5 milioni di video a livello mondiale, che hanno registrato il filmato sull'attacco alla moschea in Nuova Zelanda nelle prime 24 ore dopo l'attacco. Nonostante ciò, uno dei principali gruppi musulmani in Francia ha dichiarato di aver citato in giudizio sia Facebook che YouTube, accusandoli di sponsorizzare la violenza tramite lo streaming online.

Società in crescita

Ad ogni modo, Zuckerberg non smette di fare da scaricabarile. In un suo ultimo intervento, ha chiesto ai governi di aiutarlo nello stop alla diffusione di messaggi negativi tra le sue pagine. Curioso che solo qualche anno fa dicesse ai vari paesi di starsene alla larga dalle quetioni interne di Facebook. Secondo Zuck, d'ora in poi bisogna concentrarsi su contenuti dannosi, sicurezza elettorale, privacy e portabilità dei dati. Per i contenuti, il fondatore dice che dovrebbero esserci una serie di regole per impostare i tipi di post da considerare come deleteri, e da evitare. «Potrebbero esserci delle linee di base per stabilire ciò che è proibito e richiedere alle aziende di tenere contenuti simili fuori dalla piattaforma». 

Per quanto riguarda le elezioni, Zuckerberg sostiene che altre società dovrebbero adottare l'approccio di Facebook nel creare un archivio pubblicitario politico ricercabile. Inoltre sostiene la trasparenza intorno alla pubblicità politica. «Decidere se un annuncio è politico non è sempre semplice: i nostri sistemi sarebbero più efficaci se la regolamentazione stabilisse standard comuni per la verifica degli attori politici» ha affermato.

Per i motivi di privacy, Zuckerberg appoggia le regole del Gdpr dell'Unione europea e afferma che gli Stati Uniti e altri paesi dovrebbero sbrigarsi nell'adottare protezioni simili. «La regolamentazione deve garantire il principio della portabilità dei dati, nel senso che le persone hanno il diritto di essere in grado di spostare liberamente i propri dati tra servizi diversi. La vera portabilità consiste nel permettere di ottenere le proprie informazioni come se si fosse dinanzi ad un'applicazione comune. Niente di obsoleto o troppo difficile».

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