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L'accusa di Mueller rovina il piano di Facebook: puntare sui gruppi

Zuckerberg vorrebbe favorire le comunità con forte impatto sociale ma il Russiagate ha fatto emergere le falle del social network

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Matteo Politanò

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ll procuratore speciale che indaga sul Russiagate, Robert Mueller, ha incriminato 13 cittadini russi e tre organizzazioni nell'ambito delle indagini sulle ingerenze di Mosca nelle elezioni presidenziali Usa del 2016. Secondo l'accusa gli indagati avrebbero creato diversi gruppi e pagine finte su Facebook, Instagram, Twitter e YouTube con lo scopo di svalutare le figure dei candidati Ted Cruz, Marco Rubio ed Hillary Clinton per esaltare invece il consenso su Bernie Sanders e Donald Trump.

La vicenda destabilizza non poco le certezze di Facebook, il social network ideato da Mark Zuckerberg che vive un momento di involuzione e soffre un netto calo di partecipazione dei suoi utenti. Per contrastare la navigazione passiva la Facebook Inc. aveva infatti annunciato di voler puntare forte sui gruppi, una tipologia di interazione che nel nuovo algoritmo viene premiata maggiormente rispetto alle pagine.

Il futuro di Facebook

Facebook ha notato che la partecipazione degli utenti è crollata. Gran parte degli iscritti ormai si limitano unicamente a scorrere la home e le nuove generazioni sembrano meno entusiaste dal social classe 2004. Per questo motivo la nuova strategia della Facebook Inc. è quella di incentivare l'adesione degli utenti ai gruppi, una variante del social che permette una partecipazione molto più attiva.

L'obiettivo dichiarato di Zuckerberg è quello di convogliare un milardo di utenti su gruppi "significativi" e per farlo è pronto anche a finanziare i più vasti, quelli considerati "con un forte impatto sociale".

L'accusa del procuratore speciale Mueller

A mettere i bastoni tra le ruote al progetto di Zuckerberg è arrivato però il Russiagate. Secondo l'accusa di Mueller sarebbero stati infatti oltre 126 milioni gli americani che hanno subito la disinformazione russa durante le elezioni del 2016. Una campagna che non si è limitata unicamente ad internet e attraverso la quale sono stati organizzati anche raduni e incontri. In un caso, tramite un gruppo di Facebook, sono stati assunti americani per costruire una gabbia promuovendo l'idea che Hillary Clinton dovesse essere arrestata.

Le perplessità emerse

L'obiettivo di Facebook è chiaro ma come bisogna porsi nei confronti di gruppi organizzati da profili stranieri che cercano di influenzare l'opionione pubblica di altri paesi?

Nel caso dei russi incriminati da Mueller sono stati spesi oltre 100 mila dollari per promuovere post e renderli così credibili e coinvolgenti. I russi hanno tracciato meticolosamente la crescita del loro pubblico, creando e strutturando la crescente influenza dei loro gruppi. Hanno lavorato per rendere i loro post più "autenticamente americani" e così facendo sono riusciti a cavalcare l'algoritmo di Facebook con un vero e proprio coup de théâtre.

Le reazioni di Facebook

Joel Kaplan, vicepresidente della politica globale di Facebook, ha dichiarato che l'attività dell'IRA (Internet Reseach Agency, una delle fabbriche di troll indagate da Mueller) è stata descritta con dettaglio al Congresso e agli inquirenti in modo da "capire in modo chiaro quello che è accaduto".

Già da quest'anno gli impiegati di Facebook che si occupano di sicurezza passeranno da 10 mila a 20 mila, un segnale importante per evitare nuove attività ingannevoli: "Insieme al governo Usa stiamo cercando di individuare coloro che hanno abusato del nostro servizio e sfruttato il nostro meccanismo democratico". Il nuovo obiettivo del social network dovrà quindi convivere con la sua contraddizione: la volontà di puntare sui gruppi rischia infatti di favorire nuovi casi di finta partecipazione, progetti studiati a tavolino per influenzare le masse spacciandosi come comunità spontanee.

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